Lodo Mondadori


Che roba!

Qui di chi è? Di Mazzarò… E qui? Di Mazzarò… Tutta roba di Mazzarò. Così Giovanni Verga nella sua novella La roba (1883) dava un’idea della grandiosità posseduta dal latifondista più potente del luogo, quello che neanche in punto di morte si dava per vinto a lasciare ciò che aveva e se ne uscì sull’aia ammazzando le sue anitre e i suoi tacchini strillando: Roba mia, vientene con me!

La parabola di Mazzarò viene in mente ora che un altro potente (non siciliano, ma lombardo) sta per lasciare il suo alto incarico di potere e prima di andarsene vuol distribuire fendenti a destra e a manca: non bastonate, decreti legge.

In tutti gli anni della democrazia italiana non si ricordano altri esempi di un uso tanto improprio e personalistico dei ministri, chiamati a scrivere decreti (20 finora) ad uso esclusivo del loro premier. Ed è strano che troppo pochi (se non dopo il nuovo vento post elettorale) abbiano stigmatizzato questi atteggiamenti tipici delle oligarchie o peggio delle dittature striscianti.

L’ultimo caso riguarda una vicenda del 1990 quando l’accordo scritto tra la famiglia Formenton proprietaria della Mondadori e Carlo De Benedetti che voleva acquisire il colosso editoriale, viene disatteso dai Formenton che cedono alle lusinghe dell’industriale Silvio Berlusconi. De Benedetti ricorre all’arbitrato che gli dà ragione. Davanti alla Corte d’Appello di Roma Berlusconi e la sua Fininvest impugnano la sentenza e i giudici questa volta danno ragione a loro. Ma nel 1995 le rivelazioni di Stefania Ariosto smascherano un forte intreccio di interessi tra uno di questi giudici romani e Cesare Previti avvocato di Berlusconi. Indagando si scopre che il giudice Vittorio Metta, dopo la sentenza, non solo mostra di essere entrato in possesso di un’inattesa liquidità (400 milioni di lire), compra un’auto nuova e ristruttura l’appartamento, ma lascia la magistratura andando a lavorare come avvocato nello studio di Previti. Nel 2001 quel giudice, più Previti e altri sono rinviati a giudizio e in primo grado vengono condannati nel 2003 a 13 e 11 anni (per Berlusconi scatta la prescrizione per il reato di corruzione semplice). L’appello del 2005 assolve tutti, ma la Cassazione nel 2006 annulla la sentenza e ordina di rifare il processo Mondadori. Nel 2007 arriva la condanna per corruzione per Cesare Previti: 1 anno e 6 mesi, mentre l’ex giudice Vittorio Metta è condannato per corruzione a 2 anni e 8 mesi. L’anno seguente la Cassazione conferma, aggiungendo a Metta un mese di carcere.

Per il fatto che la CIR di De Benedetti non abbia potuto godere per tanti anni dei benefici imprenditoriali in quanto la Mondadori gli è stata scippata grazie alla corruzione del giudice, nel 2009 il tribunale civile di Milano condanna Fininvest a risarcire 749,9 milioni di euro: ammontare che un pool di periti nel settembre 2010 rivaluta scontando di oltre il 30% l’ammontare dovuto da Berlusconi a De Benedetti. Fin qui la storia. Ora viene il bello. Il governo Berlusconi presenta in questi giorni la bozza di manovra al pre-consiglio dei ministri, presente la Lega. E tutto fila liscio. Poi però si scopre (e pure la Lega si mostra insofferente) che nelle pieghe del provvedimento misteriosamente compare un codicillo che di fatto cambia le regole del gioco per i giudici: finora potevano sospendere le pronunce di condanna in attesa della sentenza di Appello o di Cassazione; con questa piccola modifica (se passerà il vaglio del presidente della Repubblica) che riforma il primo comma dell’articolo 283 e dell’articolo 373, il giudice deve obbligatoriamente sospendere la sentenza e quindi il pagamento del risarcimento di cifre superiori ai 20 milioni di euro. Come dire che Fininvest non paga più il dovuto alla CIR. Scoperto il trucco, qualche ministro si affretta a dire che questo non incide sulle tasche degli italiani. E in giornata Berlusconi annuncia che il codicillo in questione, seppure lo consideri giusto, è stato rimosso. Parlando in Fiera a Padova sul palco del Pride Village, il 5 luglio l’astrofisica Margherita Hack (89 anni e non li dimostra) davanti a un pubblico che si alza in piedi per lei, ha prontamente commentato il ritiro della norma salva- Fininvest da parte di Berlusconi: Per forza, l’han preso in castagna! Per fortuna qualcuno in Italia ancora vigila impedendo che anche nelle leggi si manifesti l’atteggiamento da caudillo o da leader maximo che qualcuno dimostra ogni volta che una telecamera si accende su di lui. L’eccessiva disinvoltura mostrata da questo esecutivo porta gli italiani a chiedersi: è lecito giocare sporco? Ossia il potere dà diritto di piegare le leggi a proprio personale vantaggio? Basta saperlo, ci sono tanti altri Paesi in cui si può scegliere di vivere senza provare vergogna.

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