News dalla Libia


Misurata, dopo 4 mesi torna Internet

ma i missili cadono ancora

Esattamente 4 mesi dopo il mio ultimo dialogo con il trentenne ingegnere di Misurata nei primissimi giorni della rivoluzione, in quell’area della Libia è tornato a funzionare Internet. Poche parole, le sue, per far sapere che sta bene e che la linea è lentissima, al punto che non è possibile dialogare telefonicamente. Poi dopo qualche minuto la comunicazione si interrompe nuovamente. Ma il segnale è arrivato.

Le notizie di stampa dicono che il fronte dista 20 km e la città in mano ai ribelli sta tornando ad una certa normalità; tanto che le prime ONG hanno potuto sbarcare i loro aiuti. Tuttavia i missili di Gheddafi raggiungono ancora la città obbligando la popolazione a rifugiarsi sulla costa, da parenti, amici e famiglie che generosamente aprono casa ciascuna anche a quattro o cinque nuclei di profughi. Lo raccontano i volontari del CESVI, una Onlus laica di Bergamo, entrati a Misurata per portare aiuti assieme alle associazioni ACTED e Mercy Corps, grazie a un progetto finanziato da ECHO (Ufficio Aiuti Umanitari e Protezione Civile della Commissione Europea). http://www.cesvi.org/ 

I volontari del CESVI fin dall’inizio della rivoluzione sono presenti a Bengasi, distribuendo cibo e kit igienici ai 104 famiglie più bisognose. Forniscono cibo anche a un centinaio di famiglie che vivono più a sud, vicino alle città di Brega e Ajdabiya. La gente, raccontano, continua ad accalcarsi agli sportelli bancari per disfarsi del dinaro libico in progressiva svalutazione, ma non hanno euro…

Il volontario del CESVI Francesco Rancati, racconta al sito dell’associazione: Giorni fa mi trovavo a Bengasi vicino alla Freedom Square proprio mentre la Corte Penale Internazionale spiccava il mandato d’arresto nei confronti di Gheddafi. Subito è cominciato un tripudio di spari e caroselli di automobili per le vie del centro, la popolazione era in festa e l’euforia rivoluzionaria è ben lungi dall’esaurirsi. Nonostante siano trascorsi più di quattro mesi dallo scoppio dei primi tumulti, a Bengasi ogni sera la Piazza della Libertà si riempie di migliaia di persone che discutono, si scambiano le ultime notizie di Aljazeera diffuse dal maxischermo o si abbandonano a un pianto o a un’imprecazione rabbiosa di fronte al muro dei martiri, un susseguirsi di volti, alcuni poco più che adolescenti, che coprono un lato della piazza. C’è tanta voglia di stare insieme, di sentirsi parte di un qualcosa che, fino all’altro ieri, una generazione e mezza di libici non osava nemmeno immaginare.

Poi, oltre alle voci ufficiali che parlano di aiuti umanitari, ci sono le indiscrezioni sugli invii di armi che sarebbero segretamente partite dai depositi di Gladio in Sardegna per arrivare (fin dai primissimi giorni del conflitto) nelle mani degli insorti a Bengasi, dentro casse di “cibo e medicinali”. Come riferisce il sito http://www.globalist.ch/4DCGI/Detail_News_Display?ID=1016&typeb=0&session=XHFPRREKGI , si tratterebbe di armi ufficialmente inesistenti in quanto erano quelle nascoste dalla struttura paramilitare segreta per servire allo Stato in caso di occupazione comunista dell’Italia. (foto Reuters/ Yannis Behrakis)

Una risposta a “News dalla Libia

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