I segreti degli Egizi


Museo AnkaraDue soli Egizi sollevavano 9 tonnellate

Come fecero gli Egizi a costruire 150 piramidi in 900 anni? Non certo impiegando migliaia di schiavi costretti a sollevare incredibili pesi come si è finora creduto. La forza lavoro era composta da operai pagati (a volte scioperavano) che praticavano turni di 10 giorni, intervallati da un week-end di riposo da passare in famiglia nei villaggi-dormitorio raggiungibili a piedi nel deserto. Riguardo al trasporto e innalzamento di blocchi di granito pesanti anche 250 tonnellate, recentemente si è compreso che il sistema usato era ingegnoso, molto più semplice di quel che si pensava e più sicuro rispetto alle moderne tecniche di sollevamento con le gru. Lo spiega l’egittologa archeologa torinese Donatella Avanzo, laureatasi all’Università de Il Cairo, che per conto del Museo Egizio di Torino ha effettuato per anni studi sulle piramidi, su templi e tombe reali. Da moltissimo tempo cercavamo di capire come avessero potuto sollevare quei blocchi, poi in una piramide vicino a quella di Giza, abbiamo notato dei segni regolari lungo tutto il corridoio ascendente: era la prima prova dell’esistenza della “macchina dei lunghi e corti legni” di cui scrisse lo storico greco Erodoto. Grazie al modello realizzato da Osvaldo Falesiedi tecnico Iveco con la passione per l’egittologia, assieme ai ricercatori del laboratorio di Ingegneria strutturale del Politecnico di Torino e al prof. Faraggiana, nel 2009 abbiamo realizzato questi argani lunghi 10 metri per 5 con corde di tessuto vegetale, verificando che effettivamente riuscivano nell’intento. E’ stato un successo avvallato dal prof. Silvio Curto, già direttore del Museo Egizio di Torino e da 10 anni studiato anche nelle Università di Oxford e Cambridge. Due sole persone erano sufficienti a sollevare senza sforzo un blocco pesante 9 tonnellate. Traducendo i geroglifici della nave di Sahura (5^ dinastia) ho anche constatato che le indicazioni di carico dell’albero maestro corrispondevano alla tecnologia descritta da Erodoto.

L’esperta, che al Museo del Duomo di Oderzo dall’11 al 24 luglio ha curato un’interessante mostra sulle abitudini degli Egizi, nelle sue conferenze parla anche di altre curiosità: la tecnologia usata per produrre il vino, con l’abitudine di appendere i fichi nel collo degli orci per accrescere la gradazione alcolica; l’etichetta del vino siriano contraffatta dal faraone Aha (Horus che combatte) che nel 3.200 a.C. si attribuì la paternità di quel liquido ancora non prodotto in Egitto e bevuto solo dal faraone; il ritrovamento di canti dei vignaioli; il torchio portatile (1.200 a.C.); la presenza dell’enologo raffigurato negli affreschi accanto ai vignaioli; i dipinti dei giovani che pigiano l’uva coi piedi all’interno dei tini; l’usanza di corredare le giare di vino con le iscrizioni in geroglifico riportanti nome della vigna e del capo vignaiolo e anno di regno del faraone. Come spiega anche il prof. Livio Secco docente di Lingua Egizia e di Egittologia e autore del primo dizionario egizio-italiano dai tempi di Champollion, Il termine egizio che indicava il vino era irp, parola onomatopeica che forse ricordava il verso dell’ubriaco. Si sono anche trovate descrizioni sulla qualità dei vini: irp nefer, ossia vino buono. In alcuni casi l’aggettivo era ripetuto anche tre volte: nefer nefer nefer.

La medicina dei faraoni

Sono molti i papiri che trattavano di medicina riportando citazioni risalenti al 3.000 a.C. quando già esisteva il codice etico del dottore (chiamato Sunu) il quale aveva come protettrice Sekmet, la dea dal corpo di donna e dalla testa di leonessa che diventava la testa di una gatta quando era intenta a curare (al Museo Egizio di Torino la più grande collezione mondiale di statue di questa divinità). Gli specialisti nell’antico Egitto erano: gastroenterologi, oculisti, dentisti, guardiani dell’ano, chirurghi. Dove non riusciva il medico subentravano il mago e il sacerdote con le loro formule magiche. Tra le curiosità citate da Donatella Avanzo, la lettera che la regina degli Ittiti fece portare alla moglie di Ramesse II attorno al 1.220 a.C. per chiederle di inviare al marito che non riusciva più a orinare, il medico del faraone in cambio di argento e altri doni. La sovrana del popolo un tempo nemico, venne accontentata e in seguito ringraziò annunciando la guarigione del re e onorando la promessa. Il medico aveva un suo codice deontologico: diceva quali mali poteva guarire, quali poteva curare e con quali avrebbe dovuto combattere. In ogni caso il medico seguiva questo principio: se non è possibile guarire il malato, gli si può però star vicino fino alla fine dei suoi giorni. Altra curiosità: nell’antico Egitto la medicina era praticata anche da alcune dottoresse.

4 risposte a “I segreti degli Egizi

  1. ma come si fa!! allora è proprio vero che quando il saggio indica la luna lo stolto guarda solo il dito, 900 anni!! studiate non fermatevi alla prima , le piremidi hanno più di 3000 anni, gli egiziani coltivavano la terra con il limo……mai sentito parlare di annunaki? elohim ecc.?? study study

  2. Notizia bomba, lo racconterò ai miei piccoli alunni, loro mi chiedono sempre: – Ma come hanno fatto a costruire le piramidi?-
    Buon lavoro
    Adriana Catalano

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