Libia presto libera


Libia quasi libera

La Libia di Gheddafi è quasi caduta. La guardia repubblicana si è arresa ai ribelli entrati a Tripoli. Dopo che il rais alla tv libica aveva detto nella notte Temo che Tripoli brucerà, gli insorti hanno catturato tre figli di Gheddafi e saccheggiato la villa della bella figlia 35enne Aisha. Si combatte strada per strada, e intanto la tv e la radio di Stato sono cadute in mano agli insorti. Lo stesso Seif al Islam, secondogenito, il figlio più battagliero che appariva in tv invitando il popolo a combattere fino alla morte, si è lasciato catturare senza opporre resistenza: questo almeno ciò che gli insorti hanno subito detto. In realtà nella notte Seif si è fatto vedere a tre giornalisti internazionali convocati vicino all’hotel che ospita la stampa estera. Giunto su un autoblindo il figlio di Gheddafi, facendo il segno di vittoria, ha detto che il padre è in città e guida la contro rivoluzione. Certamente arrestato invece in casa mentre era intervistato in diretta tv da Aljazeera, è Mohammed Gheddafi (forse in seguito rilasciato, le notizie non sono chiare) ed arrestato pure l’altro figlio del colonnello, il più conosciuto di tutti in Italia: Al-Saadi Gheddafi, già calciatore del Perugia, dell’Udinese e della Sampdoria e protagonista nel 2003 a Civitavecchia del pestaggio di alcuni fotografi e più tardi al centro di una love story con l’ex miss Italia Francesca Chillemi.

Non si sa nulla invece del dittatore, forse ancora barricato nel suo bunker di Bab Al-Aziziya in località Bab Akkarah, una struttura enorme che presenta tre mura di cemento armato spessa ciascuna mezzo metroi (su Google Earth le coordinate sono: 32° 52 primi e 03 Nord e a 13° 10 primi e 29 Est), da dove sono usciti alcuni carri armati che, al comando del sesto figlio, il 28enne Khamis Gheddafi (detto il macellaio) si sono mossi sparando sulla città. Ora è lui, già capo della Brigata Khamis, a guidare le truppe lealiste rimaste. La cittadella fortificata dove sarebbe asserragliato il rais è un pentagono irregolare che, da un estremo all’altro dei vertici più lontani misura 700 e 750 metri e che gli aerei Nato hanno ripreso a bombardare massicciamente. Il presidente del Venezuela Chavez ha intanto offerto al rais ospitalità. I rivoltosi si sono detti disposti a dare un lasciapassare ai Gheddafi per farli espatriare, ma già si sono avviate le procedure per processarli al Tribunale internazionale dell’Aja. Arrestata anche la giornalista della tv di Stato Al Libiyah, Hala Misrati, che era apparsa sugli schermi tenendo maldestramente in mano una pistola e assicurando la resistenza dell’emittente a tutti i costi.
Nei
video festeggiamenti notturni per la conquista di Tripoli 
E questo è il video della cattura della flotta aerea di Gheddafi.

E ora la Piazza Verde cambia nome

Uno dei primi segni di qualsiasi cambiamento è ribattezzare i luoghi per togliere di mezzo i ricordi del passato. Lo avevano fatto le truppe colonialiste italiane, lo fece Gheddafi quando grazie agli italiani nel settembre 1969 prese il potere cacciando re Idris, lo han fatto ora gli insorti. Il primo simbolo del cambiamento è il nome della Piazza Verde nel cuore di Tripoli, che è tornata ad essere Piazza dei Martiri. Piazza dei martiri libici uccisi dagli italiani che a quella piazza avevano dato prima il nome di Italia, cambiato dal 1951 al 1969 dai libici in Piazza Indipendenza. Si tratta di una piazza che raccorda il porto col resto della città attraverso quello che i fascisti avevano chiamato Corso Sicilia. Il cambio di queste ore è stato repentino, ma ancor di più lo è stato quello attuato dalla società americana Google che su Internet ha subito accolto il ri-battesimo scrivendo il 23 agosto sulle mappe di Google Maps, Martyrs Square. Non è avvenuto altrettanto su Google Earth, ma sarà questione di tempo. La Piazza Verde (As-Saha al- Hradrah) è sede del Museo della Jamahiriya (Museo della Libia, nel nuovo nome che Gheddafi diede al Paese, col significato di regime delle masse) realizzato in collaborazione nientemeno che con l’UNESCO. L’ex Piazza Verde che aveva ospitato i palazzi del governatore italiano di Libia e del Consiglio delle Corporazioni della Libia Occidentale prima, e la sede del Congresso Generale del Popolo poi, confina con un quartiere dove curiosamente il regime ha lasciato intatti i vecchi nomi di alcune vie: Canova, Melpi, Vignola, Tiziano, Nievo, Boccaccio, Marconi, Stoppani, Colletta, Vignola, Verdi.

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