don Andrea Gallo


Andrea Gallo, razza umana

Sale sul palco e, come un consumato showman, fa planare il cappello in platea. E’ la prima ovazione. Non è un cantante e non siamo in un palasport: è un prete, anzi il Savonarola dei nostri tempi, e ad ascoltarlo c’è il pubblico eterogeneo e numeroso venuto al Pride Village in Fiera a Padova. Lui, don Andrea Gallo, è il sacerdote di strada, il ministro della fede di cui la Chiesa cattolica, se non fosse per la sua altissima popolarità, farebbe volentieri a meno, visto che alle gerarchie non lesina le stesse critiche feroci che farebbe San Francesco se fosse ancora in vita. Se fossimo nell’Italia dell’inizio dell’era moderna, don Andrea finirebbe arso vivo in una pubblica piazza: solo perché invita il clero a seguire Cristo non solo a parole, ma anche nei fatti sporcandosi le mani per strada.

Don Andrea parla con la schiettezza e il gergo del suo porto di Genova, delle prostitute e dei drogati che assiste da tantissimi anni: usa quindi in pubblico le stesse parolacce e racconta le barzellette che si dicono negli ambienti di lavoro ma anche nell’alta società. Proprio per questa schiettezza la gente lo ama e lo aiuta ad andare avanti nonostante i richiami del clero. Sul palco esordisce buttando la sciarpetta rossa al giornalista a cui toglie subito il compito di intervistarlo. Fa tutto da solo e quando l’intervistatore tenta di riprendersi il ruolo, lui gli chiede: Sarai mica della Digos?

Ho scritto a Obama chiedendogli di visitare, dopo la Normandia nell’anniversario dello sbarco, anche Stalingrado, per la cui difesa sono morti 10 milioni di russi; non mi ha neanche cagato. E un mese fa in Toscana a un festival del PD, prima che parlassi, il segretario del partito mi ha raccomandato: “Non usare il termine compagno”. Allora ho esordito: Compagne, compagni! E’ venuto giù un enorme applauso. Dovete sapere che compagno è una parola latina che significa cum panis, compartire il pane. Alla Chiesa rinfaccio sempre di non avermi spiegato, da ragazzo, cos’era il nazifascismo. Io che a 15 anni ero imbarcato su una nave da guerra e che l’8 settembre su quella stessa nave affiancata da un cacciatorpediniere tedesco ho saputo che non eravamo più alleati della Germania. A 17 ho visto nascere la democrazia: non lasciatevela portar via, la democrazia! Anche sotto il fascismo si discuteva del crocefisso nelle scuole, ma l’hanno lasciato ed è stato meglio così perché stava tra il duce e il re “sciaboletta”: Gesù tra i due ladroni.

Don Gallo ha 83 anni ed è un fiume in piena. Ed è il racconto della sua vita spesa tra gli ultimi, ma anche a contatto coi potenti, a insegnare. Al cardinal Bertone, che era a scuola di teologia con me ed ero pure più bravo di lui, un giorno ho detto: Lo sa chi è il mio maestro di teologia? Il comico Paolo Rossi. Io mi sono laureato sulla strada: la mia Santa Madre Chiesa me l’hanno data i miei poveri. Dicono che sono contestatore della Chiesa… Ma io la amo e proprio per questo critico quello che non va, tolgo le ragnatele. Quando mi dicono che il Papa è sacro io rispondo: andrà pure lui in bagno, o no?

Nonviolento, anti capitalista, si definisce così. Ma vi rendete conto dei disastri della società capitalista? Il 20% della popolazione mondiale mangia l’80% delle risorse del pianeta. Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale: adorate la divinità del mercato! Che costruisce ad arte i suoi nemici e ci manda a combatterli. Il neo liberismo ha bisogno di una Chiesa dal forte potere moralistico che addormenti i popoli, aiutata dai mass media. Abbiamo avuto un ’68 in cui molti giovani si sono sacrificati in nome di giusti ideali, abbiamo avuto Martin Luther King, Robert Kennedy che hanno dato la vita come quel giovane della Primavera di Praga, Jan Palach che nel 1969 si diede fuoco per la libertà: che avrebbe detto la senatrice Binetti di quel suicidio? Diceva nel ’68 il mio amico Mario Capanna leader del movimento studentesco: “Non è vero che il potere è forte. Non sarà che noi siamo in ginocchio?”

In questi ultimi anni tra la nostra gente ho visto nascere l’indifferenza. Oggi sento il rischio di non concedere a chiunque incontro il diritto alla non sofferenza e al piacere. Vi svelo un segreto: sono il consigliere segreto di Ratzinger, il pastore tedesco. Ogni tanto mi manda a chiamare e mi viene a prendere una limousine targata SCV. Quando i ragazzi mi han chiesto il significato di quella targa ho risposto: “Se Cristo Vedesse…”. Un mese fa il Papa mi chiede: “Tu che sei a contatto con la gente, cosa si dice di Berlusconi? Abbiamo qualche dubbio a sostenerlo ancora. Berlusconi è un uomo di fede?” E io: Guardi che è Fede l’uomo di Berlusconi.

Sulle donne. Abbiamo una Chiesa che tiene in stato di inferiorità le donne. Eppure Gesù mica ha detto: “Vi amo tutti, ma le donne un po’ meno…” A Landini leader della Fiomm ho detto che le donne l’han superato con la capacità di arrivare alla gente con quel loro slogan: “Se non ora quando?”. Siate sovrane! Perfino nel governo ci sono donne, anche se la politica parlando di quote rosa sembra fare la beneficienza; ma nella Chiesa niente.

Sulla guerra. Dopo la strage di Nassirya il mio amico don Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace, mi ha chiesto di raccogliere firme contro l’impiego dei cappellani militari a fianco delle missioni di guerra. Metti mille firme mie, gli ho detto. Ma un mese dopo l’ordinario militare ringraziava i soldati per la loro missione “di pace”. Falsi ipocriti! Quando incontro i cappellani militari da 4.000 euro al mese di pensione, gli chiedo sempre: Che dite ai piloti prima della missione? Sparate piano?

Sulla fede. Un giorno Norberto Bobbio mi ha invitato a non distinguere tra chi è credente e chi non lo è, ma tra i pensanti e i non pensanti. Io me la pendo con i ciellini di Comunione e Lottizzazione. Non dite che siete cristiani! Guardate chi detta l’agenda parlamentare… Se un cristiano Gesù non ce l’ha dentro…

Sul sesso. Io con i gay lesbiche e trans ci prego. Chi fa educazione sessuale in Italia? Meglio che la Chiesa stia zitta. Un giorno mi convoca un cardinale per chiedermi conto delle mie esternazioni sull’uso del preservativo. Il suo segretario prima mi avverte: “Don Gallo non nomini quella parola… preservativo… e neanche quell’altra… profilattico, perché il cardinale non le sopporta”.

Sulla famiglia. Un giorno il cardinal Hilarion Capucci, 4 anni e mezzo di carcere in Israele con un’ora d’aria al mese, mi ha detto queste illuminanti parole: “Se la famiglia vuol essere sacra, quando gli muore il vecchio ne comperi subito un altro”. Dobbiamo ricostruire il tessuto della solidarietà cominciando dall’agire nel nostro piccolo, nella famiglia; se ci riusciamo, poi intervenire fuori sarà più facile e spontaneo.

Gli immigrati. C’era una bella frase che mi diceva un ex presidente della Caritas: “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Siamo un popolo che ha dato 30 milioni di emigranti in 100 anni, non dimentichiamolo. E tre anni fa il governo ha varato il pacchetto sicurezza: per tre mesi non ho più salutato gli amici ufficiali di Marina. Ma come, gli dicevo, siete dei traditori: il naufrago è sacro. Quando c’era la guerra tiravi a bordo tutti i naufraghi senza chiedergli chi erano e se erano nemici mica li abbandonavi tra le onde. Col pacchetto sicurezza li abbiamo abbandonati a Gheddafi. Prima c’è la coscienza poi vengono gli ordini da rispettare.

Giovani. Ai giovani e a tutti dico: Agitatevi, organizzatevi e studiate! Abbiamo bisogno di entusiasmo e di intelligenza. Non sono parole mie, ma di Antonio Gramsci, scritte sulla rivista Ordine nuovo nel 1919.

Quando mi chiedono com’è la democrazia in Italia io rispondo: Siamo nella merda. Manca unità, il capo dello Stato è diventato un Papa laico che va all’inaugurazione del meeting di CL, la Chiesa più conservatrice e reazionaria che sostiene il governo.

La Costituzione. Bisognerebbe applicare la Costituzione che è questo libricino che io leggo ogni giorno dopo le preghiere. Me l’ha detto anche il procuratore generale antimafia Piero Grasso: “Per battere la mafia basta applicare la Costituzione”. Dentro c’è tutto. L’hanno scritta tutte le componenti della società, anche quelle tra loro ostili. Dice che l’Italia è una Repubblica, ossia una cosa pubblica e non di pochi.

La crisi. Basterebbe tassare i ladri, che restituiscano tutto, col 10% di multa.

La droga. Con proibizionismo l’unico a guadagnarci è la mafia. Una volta il ministro Giovanardi mi ha chiesto di fare da testimonial antidroga. Avrei dovuto dire: “Chi si fa uno spinello si buca il cervello”. Gli ho risposto: Tu non hai bisogno di fumare uno spinello.

La politica. Tutti dobbiamo partecipare. Voglio gridarlo al PD da cui sono lontanissimo, a sinistra. Una volta ho dato una mano a Bersani. A D’Alema invece comprerei un nuovo yacht perché veleggi lontano lontano e Veltroni lo manderei nelle missioni. C’è l’Italia che affonda, lo capite? Don Milani diceva: “La politica serve a far uscire tutti insieme dai problemi, partendo dagli ultimi”. E poi ricordate che l’Italia deve restare laica, non dovete accettare nessuna ingerenza della Chiesa. Il cardinal Ruini chiese una volta di far saltare il quorum di un referendum! Ma scherziamo? E ricordate anche che per la Costituzione l’Italia è antifascista: l’antifascismo non è un optional. Solo nel 1995 Giuseppe Dossetti, uno dei padri della Costituzione poi fattosi monaco eremita, avvertiva: “Ricostituite i comitati di difesa della Costituzione!”. Nel ’95. E il mio amico Giorgio Bocca sull’Espresso nel 2003 scriveva: “Arriva il momento in cui gli onesti quasi si vergognano di esserlo, mentre i ladri si vantano di rubare”. Nel 2003.

Il lavoro. Il segretario generale della Cisl Bonanni dice no allo sciopero generale? E’ un venduto agli Usa. Ma se bisognerebbe fare un mese di sciopero generale!  E poi la Fiat. Ma come si fa a dire: “Votate come vogliamo noi altrimenti chiudiamo la fabbrica!?”.

Qualcuno mi ha detto: “Don Gallo non la faranno mai Papa”. E meno male, ho risposto io: per la Chiesa sarebbe disdicevole avere un Papa Gallo.

Prima di abbandonarsi al fedele sigaro e alle dediche sui suoi libri per una moltitudine di persone in fila, parla degli amici, ne cita altri tre: Il mio amico Vittorio Arrigoni massacrato nella striscia di Gaza, che diceva “Restiamo umani”; Vasco che spero di andare presto a trovare in ospedale; e mio fratello Fabrizio De André, la colonna sonora della mia vita, la voce nonviolenta, antifascista e anarchica. Per Fabrizio c’erano due valori: giustizia sociale e diritti per tutti. Diceva che un nuovo mondo è possibile. Fabrizio voleva sempre che gli leggessi il brano della biografia di Albert Einstein in cui lo scienziato, al poliziotto dell’immigrazione che l’accolse in America chiedendogli di quale razza fosse, lui semplicemente rispose: “Umana”.

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