Una piazza “di razza”


La piazza intitolata a un razzista

L’antifascismo non è un optional. Lo dice sempre don Andrea Gallo, il prete della gente semplice. Mi pare una frase azzeccata. Anche perché parafrasa un articolo di quel libricino poco conosciuto e per niente amato dagli attuali uomini di governo: la Costituzione italiana. E l’antifascismo torna di attualità in questi giorni, dopo che il Comune di Aielli (1.468 anime in provincia de L’Aquila) quatto quatto e chissà perché alle 2 del pomeriggio di sabato 20 agosto, ha posto una certa statua in una sua piazza che nell’occasione ha cambiato nome. Perché in Italia certe cose pubbliche si fanno nell’afoso pieno agosto alle 2 del pomeriggio quando tutti ancora sono seduti a tavola, è presto detto. Ragioni di ordine pubblico, ha spiegato il sindaco. La cerimonia è stata infatti rinviata di un mese dal previsto 14 luglio 2011. Com’è che una statua e un cambio di nome a una piazza in un bel paesino del centro Italia in pieno agosto avrebbero potuto creare tanto fermento da obbligare le autorità a far tutto in gran segreto nonostante la presenza del senatore di Forza Italia Filippo Piccone, del presidente della Provincia de L’Aquila Antonio Del Corvo, di Angelo Di Paolo assessore ai lavori pubblici della Regione e del sindaco Benedetto Di Censo? Può succedere se, anziché tributare gli onori a un personaggio del glorioso passato nazionale o locale (un Leonardo, un Raffaello, un Marconi), si decide di premiare nientemeno che un prefetto fascista che appoggiò le leggi razziali suggerite da Hitler a Mussolini e varate dal duce fra il 1938 e il 1940. Leggi rivolte ai 39.000 ebrei italiani e agli altri 11.200 di origine straniera censiti nel 1938. 8.369 furono i deportati razziali dall’Italia in Germania, da dove ne ritornarono soltanto 800. Leggi che trovarono opposizione interna al fascismo solo da parte di Giovanni Gentile, Tommaso Marinetti (fondatore del Futurismo) e Massimo Bontempelli: un’opposizione più forte di quanta ne espresse lo stesso Vaticano. Per inciso oggi si sa che Mussolini, incontrando a Roma Himmler nel ‘42, fu messo a conoscenza dell’alta mortalità degli ebrei nei campi di concentramento in Europa orientale; e i superstiti raccontano che le camicie nere che a volte scortavano gli ebrei verso i treni per i lager, non si comportavano meglio dei loro colleghi nazisti, preferendo gettare cibo ai cani piuttosto che agli affamati innocenti prigionieri. Quindi lo sbandierato fascismo dal volto umano, anche da questi esempi, si capisce che non fu per nulla tale.

Il merito ufficiale di questo prefetto del Fascio? Essere nato ad Aielli ed essersi prodigato per la ricostruzione dopo il terremoto del 1915 facendo edificare anche l’acquedotto e un pastificio che diede lavoro a 70 persone. Certamente tutti buoni e onorevoli interventi, ma bastano a cancellare gli altri “meriti” del prefetto Guido Letta, zio dell’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta (che in settembre riceverà la cittadinanza onoraria di Aielli) e pure parente di Enrico Letta del Pd (che di Gianni è nipote)?

Scandalizzati dalla scelta politica di intitolare la piazza a un prefetto fascista, quelli dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia hanno protestato assieme alle opposizioni e ad altri movimenti aquilani. Hanno pacatamente scritto: Nel massimo rispetto umano e pur a distanza di ormai 70 anni, non si può non ricordare che il Prefetto Letta, nel 1939, fu tra i più esigenti e rigorosi attuatori delle famigerate leggi razziali emanate dal fascismo e causa di deportazione e morte per migliaia di ebrei italiani. E hanno sbandierato questa lettera “riservata personale” che Guido Letta il 5 luglio 1939 in veste di prefetto del regime indirizzò ai “Fascisti Podestà e Commissari Prefettizi”: L’applicazione rigorosa delle leggi razziali, come era nelle direttive del Gran Consiglio, conduce ad una inevitabile conseguenza: separare quanto è possibile gli italiani dall’esiguo gruppo di appartenenti alla razza ebraica, che, se anche in parte discriminati, restano pur sempre soggetti ad un regime di restrizione e limitazione dei diritti civili e politici. Occorre pertanto favorire nei modi più idonei ed opportuni questo processo di lenta ma inesorabile separazione anche materiale. Su queste direttive richiamo la vostra personale attenzione e vi prego di farmi conoscere le iniziative, che d’intesa coi Fasci, prenderete al riguardo e i risultati ottenuti.

Evidentemente questa testimonianza non è bastata a convincere che le persone vanno giudicate per i loro valori umani prima che per i gesti materiali: più per l’etica che per l’edilizia.

Come si chiamava, prima, piazza Letta?

Ma come si chiamava quel luogo di Aielli prima di diventare piazza Guido Letta? Piazza Risorgimento. Nel 150° dell’unità d’Italia sarebbe stato troppo mantenere questo nome così obsoleto. Così il paese che tuttavia, accanto alle immancabili via Armando Diaz e corso Umberto I, ancora mantiene piazza Regina Margherita, ha deciso di modernizzare la toponomastica arrivando fino al fascismo.

Polemiche politiche e nuovi preparativi

E mentre divampano le polemiche (la Provincia de L’Aquila minaccia querele a Repubblica per aver scritto che i 20 milioni usati per questo restyling dal sapore nostalgico sarebbero stati attinti dal fondo per il terremoto), nasce su Facebook la pagina Io non pago per il busto del fascista Letta. E mentre con questa pubblicità il Comune di Aielli si candida, forse senza volerlo, a un turismo di destra e al boicottaggio di quello degli antifascisti, il sito dell’ANPI esprime anche altre preoccupazioni. Il 22 e 23 settembre a Genova dovrebbe svolgersi nientemeno che un raduno neonazista. I tempi cambiano, la storia è ciclica e tutto ritorna. Meditiamo.

Una risposta a “Una piazza “di razza”

  1. Personalmente, credo che quel prefetto fascista non avrebbe avuto nessun monumento se suo nipote, Gianni Letta, non fosse sottosegretario alla Presidenza del Consiglio anche se di un governo scalcagnato come l’attuale. Senza dimenticare, comunque, che l’attuale tessere P2 1816 i fascisti o i suoi eredi li aveva già portati al governo dove in parte siedono ancora insieme a molti inquisiti o condannati per reati comuni, incominciando da chi lo stesso governo guida.

    Per fortuna, c’è da sperare ancora che gli Italiani non sopportino di far superare il tempo di un altro 20ennio. E chi conosce la storia sa che cosa successe dopo!

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