Protesta cilena


La studentessa che fa paura al presidente

Nome Camila Vallejo Dowling. Età 23 anni. Nazionalità cilena. Professione studentessa. Occhi verde-azzurro. Segni particolari bellissima e piercing al naso. Perché il mondo sta cominciando a conoscerla al punto che le tv straniere fanno a gara per intervistarla? Perché è la guida della rivolta di migliaia di cileni contro la politica del presidente del Cile Sebastián Piñera, che registra una popolarità in picchiata (dal 70% di quando nell’ottobre 2010 furono salvati i 33 minatori imprigionati nella miniera di San José, all’attuale 35%).

Camila, la studentessa comunista di Santiago (lei si definisce semplicemente studentessa di sinistra) guida gli studenti in rivolta per ottenere una scuola gratuita e di qualità invece di quella cara e classista ereditata dai tempi della dittatura di Pinochet. In Cile pure le Università sono a pagamento con rette che arrivano a 1.000 euro al mese, tali da costringere molte famiglie a indebitarsi per istruire i propri figli: si calcola che l’istruzione costi alle famiglie medie cilene il 40% delle proprie entrate; mentre per l’istruzione lo Stato investe solo  lo 0,84% del Pil: per inciso l’Italia che per investimento nell’istruzione si trova solo al 21° posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea, investe il 4,4% del Pil. Lei, studentessa di Geografia dell’Università del Cile, è diventata presidente della Fech, la Federazione degli Studenti dell’Università del Cile e poi leader della protesta più forte nel Cile democratico. Anche se in Italia non se ne sente parlare, sono 4 mesi che gli studenti cileni occupano 700 istituti; e soltanto in luglio hanno riunito in piazza per tre volte 200.000 persone (studenti, famiglie e molti professori) per chiedere un’istruzione più equa. Gli studenti hanno rifiutato la proposta del governo di spendere di più per l’istruzione ritenendo invece indispensabile una riforma strutturale della scuola.

Gli indignados cileni, con la protesta che sta montando, stanno intanto raccogliendo nei sondaggi l’81% delle preferenze da parte dei cittadini e il calo di popolarità del governo è fortissimo. Alla gente piace il modo pacifico di protestare di questi giovani: un giorno 3.000 ragazzi vestiti da  zombie si sono messi a ballare Thriller di Michael Jackson davanti alla sede del governo (Palacio de la Moneda) per rappresentare la loro esclusione dalla società (video degli studenti che interpretano Thriller nella capitale). Decine di altri hanno corso per 1.800 ore intorno allo stesso palazzo, con una bandiera nera con su era scritto Educación gratuita ahora, e in migliaia di coppie si sono baciate, tutte allo stesso momento, per dimostrare la passione con cui combattono la loro causa. Oltre a questo sfilano carri allegorici e nelle Università occupate si organizzano performances e teatro. Gli studenti cileni, in modo più festoso, ricordano un po’ lo slogan dei loro colleghi italiani degli anni 80: Fantasia al potereUna risata vi seppellirà.

Ma che dice Camila? Spiega che il Cile è un Paese ricco come non mai nella sua storia e che l’istruzione ha bisogno di finanziamenti per essere accessibile a tutti; dice che vanno aumentate le imposte sull’estrazione del rame (l’industria cilena più importante). E mentre la sua popolarità cresce (la sua pagina Facebook in agosto conta oltre 51.000 fans) molti movimenti politici cominciano a corteggiarla vedendo in lei un leader carismatico. Nel suo blog si rivolge a Juan Carlos Eichholz, giovane fondatore del Centro di Leadership Strategica all’Università Adolfo Ibáñez: Non dovete demonizzare i movimenti sociali che non conoscete, o cercare di imporre un’ideologia a una moltitudine pensante e attiva. Perdete tempo. La gente non è stupida come voi pensate, o facilmente manipolabile dai media… Il nostro movimento ha superato i limiti del gremialismo (movimenti nazionalistici e corporativi borghesi e anti popolari dell’America Latina) acquisendo uno spirito e una coscienza della reale trasformazione, perché oggi non ha più senso il modello neoliberale che negli ultimi 30 anni ha dimostrato il suo assoluto fallimento nell’ambito educativo; e non mi dica che la massificazione della scuola superiore è la fedele dimostrazione che si sta andando per la giusta via, perchè la sua sarebbe assolutamente una visione miope. Il nostro movimento è disposto a dialogare e per questo abbiamo sollecitato il ministero: il problema è che non esiste un vero dialogo da parte di chi non intende affrontare i temi che solleviamo… Ora questa frase che pare le abbia fatto rizzare i capelli: “Un modello di educazione pubblica gratuita e di qualità”, non è solo possibile dato che lo è stato quando il Cile era molto meno ricco di ora o perché in altri Paesi è possibile. E’ un obiettivo fondamentale e coerente in quanto il solo che prevede l’educazione come un diritto e non come un valore di scambio mercantile… In sintesi è logico che l’educazione non possa essere gratuita, ma dev’essere pagata dalle imposte generali e specifiche e lo Stato deve prendere tali risorse dagli incrementi di produttività e dalle tasse delle grandi imprese, attraverso imposte progressive che vanno trasferite all’istruzione pubblica. Solo così le grandi imprese aiuteranno il sistema educativo di cui poi beneficeranno esse stesse. Altrimenti non ci sarà verifica migliore della volontà popolare che ricorrere a un voto plebiscitario.


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