Il mistero di Leonardo


Il codice della Gioconda

Cosa c’è dietro l’enigmatico sorriso della Monna Lisa ? Se lo chiedono da 500 anni milioni di persone e  gli 8 milioni e mezzo di visitatori che ogni anno vanno in pellegrinaggio al Louvre davanti a questa tela di 77 x 53 cm. che è il simbolo stesso del museo parigino.

Il giornalista investigativo californiano Scott Lund ha trovato la sua risposta, affascinante e intrigante, anticipata a Roma il 10 settembre 2011. Raccolto al Colosseo, dopo un tamtam su Facebook, uno sparuto numero di curiosi, li ha condotti dopo mezz’ora di cammino guidato da un suonatore di cornamusa (novello pifferaio magico che però non ha prodotto l’attesa aggregazione) fin sul colle del Gianicolo dove l’arcano è stato svelato. In questa giornata storica siete i primi a conoscere, dopo 500 anni, il codice della Gioconda, aveva anticipato Lund parlando con una certa enfasi sulla collinetta accanto all’anfiteatro Flavio. E così lo abbiamo seguito in un assolato pomeriggio romano.

La teoria del documentarista che sta scrivendo il libro The Mona Lisa Code, è la seguente. Leonardo da Vinci iniziò prima del 1503 questa piccola tela che portò sempre con sé fino alla morte, attribuendole per questo grandi significati che si sono tradotti negli anni, per i posteri, in un mistero da svelare. Lund pensa che l’opera sia stata partorita non a Firenze come si dice, ma a Roma e rappresenti un simbolico raccordo tra cristianesimo e paganesimo, contenendo una sorta di mappa geografica che unisce il Vaticano al lago di Nemi dove si trovava il tempio di Diana, protettrice delle nascite. Nella retta di 29 km e mezzo che da nordovest a nordest unisce Nemi a San Pietro si trova il Gianicolo, colle sacro al dio bifronte Giano, dove San Pietro venne martirizzato nell’anno 67. E Giano aveva due facce che guardavano lati opposti: in questo caso verso la cristianità e il paganesimo; ma in un’altra trasposizione, verso il maschile e il femminile, verso la vita e la vita che si sta formando. Sul Gianicolo, al tempietto del Bramante (amico di Leonardo) Scott Lunch ha spiegato che Monna Lisa era la personificazione di questa piccola edicola circolare, arrivando a dire che l’artista toscano e il collega marchigiano idearono insieme i due progetti per simboleggiare l’eterno dualismo.

Nella Gioconda vi sarebbe quindi il concetto dell’unità che unisce la madre al figlio che porta in grembo, quell’anima condivisa che l’autore americano ritrova nell’anagramma MONA LISA – ANIMA SOL col significato di anima sola o anima del sole (il sole  sostituì Giano per i Romani). Per questo la donna Lisa non sarebbe una creatura reale, ma un simbolismo ispirato alla dualità del dio Giano bifronte: il che spiegherebbe le sembianze non troppo femminili del ritratto, col lato destro maschile e il sinistro (più ampio) femminile, con sopracciglia assenti per rappresentare meglio il concetto di neonato; la mano destra che ferma la sinistra. Nell’acqua dello sfondo di sinistra si vede del rosso che potrebbe rappresentare il cordone ombelicale, mentre il paesaggio di destra (col ponte) è più attinente alle attività maschili.

Sul Gianicolo da cui si gode la visione d’insieme della caput mundi, nel 1502 Bramante iniziò il tempietto attiguo alla chiesa di San Pietro in Montorio. Il Gianicolo si trova in linea retta col lago di Nemi e per questo lo sfondo alla sinistra della Gioconda rappresenterebbe la leggendaria fonte Egeria consacrata alla dea Diana (lago di Nemi) e meta nell’antichità, dei pellegrinaggi delle donne incinte. Sullo stesso lato sinistro, evidenzia Scott Lund, il paesaggio leonardesco nasconde una roccia che pare un san Cristoforo traghettatore di Gesù bambino. L’altro paesaggio a destra della Monna Lisa è una parte di Tevere, fiume che trasportò la cesta contenente Romolo e Remo neonati. Di qui il convincimento che il codice della Gioconda rappresenti la singola anima che la mamma condivide con suo figlio prima che questo venga alla luce. Ma vi è anche la possibilità, ammette Scott Lund, che MONA LISA sia l’anagramma francese di MIO SALAI, il giovane assistente omosessuale che fu compagno di vita del grande maestro. In questo caso il ritratto potrebbe essere la summa delle fattezze di Salai, di Leonardo e forse della nobile fiorentina Lisa Gherardini. Il mistero continua.

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