Lezioni di morale


La morale del capomafia (presunto)

Davvero strano Paese l’Italia. In quanto a esempio che viene dall’alto non ci facciamo mancare niente: un presidente del consiglio pluri inquisito che non si dimette e chiama coglioni gli italiani che non l’hanno votato; tre ministri toccati da problemi con la giustizia (due dimessi e uno salvato in extremis dalla casta); scandali che riguardano il governo e in alcuni casi anche l’opposizione; una ministra che in pubblico fa il saluto romano; ministri e sottosegretari che si rivolgono a chi non la pensa come loro sollevando con rara eleganza il dito medio… In questo quadro di diffuso malcostume (per usare un eufemismo), dopo il tardivo appello della Chiesa ai governanti perché tornino sulla retta via, è un condannato per mafia a tenere lezioni di moralità.

Chi è il protagonista

L’avvocato Nino Mandalà, condanna in primo grado a 4 anni di carcere per intestazione fittizia di beni e in secondo grado a 8 anni per associazione mafiosa come presunto boss di Villabate (Pa), nel suo blog in questi giorni dice la sua sulla questione morale italiana.

Inquisito anche con l’accusa di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, l’avvocato fu tra i fautori dei primi circoli palermitani di Forza Italia e fu amministratore delegato della società di brokeraggio assicurativo Sicula Brokers di Palermo assieme a due incriminati per contiguità alla mafia: Benny D’Agostino (grande amico del boss Michele Greco) e Giuseppe Lombardo. Nella stessa società nel 1979 entrò tra i fondatori col 3% delle quote, l’allora procuratore legale Renato Schifani (oggi presidente del Senato) che ne uscì dopo un anno e mezzo; e una quota era detenuta anche dal parlamentare di Forza Italia Enrico La Loggia. Nino Mandalà e suo figlio Nicola saltano fuori anche nell’inchiesta che ha tirato in ballo il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano, accusato da alcuni pentiti di essere stato vicino alla mafia. L’ultimo ad aver parlato di lui è il pentito Stefano Lo Verso, amico di Provenzano accusato di aver aiutato il boss nella latitanza: Lo Verso, che ha permesso di trovare un cimitero di assassinati dalla mafia, dice che il ministro favorì la famiglia Mandalà.

… Quale il suo pensiero

Ebbene nel suo blog l’avvocato Nino Mandalà intitola il post del 26 settembre Le diverse morali e dice testualmente: Eravamo convinti che la morale fosse una costante severa che non guarda in faccia a nessuno e non fa sconti. Abbiamo imparato invece che essa è una variabile che va applicata a seconda dei casi. Ce lo ha insegnato la vicenda del deputato PDL Milanese che, graziato dalla Camera, ha evitato di finire a Poggiorreale a fare compagnia al suo collega Papa. Due storie uguali (o forse quella di Milanese è un tantino meno uguale), due morali diverse, che confermano una consuetudine ormai consolidatasi nel nostro Parlamento, la consuetudine all’incoerenza.

Poi Mandalà accusa la Lega di mercanteggiare, difende l’onorevole Paniz mostratosi sensibile verso Papa, ma non altrettanto verso il 40% dei detenuti reclusi in attesa di giudizio. A Paniz che aveva affermato la supremazia di Papa in quanto onorevole, Mandalà risponde: Giusto on. Paniz, a patto che i rappresentanti delle Istituzioni siano degni delle loro guarentigie, e sennò è troppo comodo. Non spetta ai comuni cittadini entrare nel merito delle accuse rivolte dai magistrati ai parlamentari, ma gli spetta, e come, fare le pulci al grado di credibilità che i parlamentari si sono o no conquistata. (prima lezione di morale).

L’accusato per mafia attacca Lega e Berlusconi: E’ credibile una Lega in preda a convulsioni moralistiche a singhiozzo che obbediscono a calcoli di ragioneria spicciola piuttosto che a obiettive considerazioni di carattere morale, in una vicenda in cui la morale dovrebbe essere l’unica categoria alla quale ispirarsi? E’ credibile un Presidente del Consiglio che, vicende pecorecce a parte di cui può non importarci, (anche se qualcuno ha obiettato che a quel livello il privato si intreccia col pubblico per il discredito e il calo di credibilità che si abbatte sulle Istituzioni) ha determinato un tale declino dell’Italia che Obama si può permettere impunemente e ingiustamente di ignorare il ruolo fondamentale avuto dal nostro Paese nella vicenda libica senza che le nostre Istituzioni abbiano un sussulto d’orgoglio… ? (seconda lezione di morale).

Ma l’avvocato Mandalà con Berlusconi ci va giù ancora più duro e lo si può leggere nel suo blog in cui non risparmia neanche il Partito Democratico, reo di indecisionismo cronico e Di Pietro accusato di aver seminato Tangentopoli di imputati più o meno innocenti e di aver provocato tante tragedie, e di aver  catapultato suo figlio in politica.

Se il terzo grado della giustizia italiana confermerà le precedenti sentenze, potremo dire che queste lucide sentenze morali di un mafioso inchiodano la nostra classe politica alle sue responsabilità, né più né meno quanto fa ogni giorno il comune cittadino italiano disgustato dall’andazzo di questa politica (il 40% degli intervistati dichiara che non voterà o annullerà la scheda). Qualcuno ha detto che uno Stato senza regole, è uno Stato di briganti scrive Mandalà. Messaggi in codice per vecchi amici politici? Questo dell’imputato Mandalà è lo sfogo di un semplice cittadino o di un capo mafia che con sgomento si trova di fronte a istituzioni con cui la sua società (dai bilanci sempre in attivo anche nei periodi di crisi) non riesce più a dialogare: troppo inaffidabili, troppo screditate a livello internazionale, troppo disonorate per uomini d’onore?

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