Dittatori nella polvere


Dittatori nel ventre materno

Ci sono dittatori, graziati dalla Storia, che muoiono nei loro letti e altri che finiscono nella polvere crivellati di proiettili. Per i corpi inermi di questi ultimi non c’è rispetto, perché quanto più forte fu il loro potere da vivi, tanto più duro si mostra l’astio degli umili che su quei corpi prigionieri e su quei cadaveri esercitano una vendetta covata per anni. Per alcuni è difficile non perdere l’umanità sentendosi improvvisamente in pugno un potere pari a quello degli odiati oppressori.

Al plotone d’esecuzione del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu, condannato a morte dopo un processo sommario, fu raccomandato di non colpirne la faccia perché, dopo, fosse riconoscibile nelle foto. L’immagine di quel corpo scomposto a terra esercitò comunque un macabro effetto, disteso accanto al cadavere della moglie passata per le armi con lui. Ma almeno, in quel freddo 25 dicembre 1989, i due cadaveri vennero subito coperti da un pietoso telo militare: un gesto di pietas.

Benito Mussolini non sfuggì invece all’oltraggio del suo cadavere dopo che era stato umiliantemente appeso a testa in giù a piazzale Loreto a Milano. Oggi è la volta di Mohammar Gheddafi, trascinato ancora vivo su un pick up e picchiato prima di venir sommariamente giustiziato; e poi esibito morto, come trofeo di caccia, tra le gambe di un rivoltoso e ancora tirato su per i capelli dal pavimento a favore di fotografi improvvisati.

A Saddam Hussein era andata meglio, nonostante la diretta tv della sua impiccagione non gli avesse risparmiato l’umiliazione di mostrarsi al mondo, indifeso, nell’ultimo istante della sua vita.

La fine di Saddam Hussein e Gheddafi ha un curioso tratto comune: il luogo della cattura. Un buco. Saddam si era rifugiato il 13 dicembre 2003 sotto terra in un angusto buco sotterraneo nella sua città natale, Tikrit. Gheddafi il 20 ottobre 2011 è stato catturato a Sirte, sua città natale; anche lui nascosto in un buco, un tubo in cemento sotto la strada. Lui che nelle prime fasi della rivoluzione aveva invitato il popolo a schiacciare quei topi di fogna, ha cercato rifugio in un luogo abitato dai topi… Chissà, forse a proposito del luogo di nascita e del cunicolo scavato nella terra uno psicoanalista ci leggerebbe la ricerca di un rifugio nel luogo dei sentimenti, nel proprio passato; o un pentimento, il desiderio di tornare indietro… nel ventre materno.

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