Saviano e gli indignados


Saviano a Zuccotti Park

Grazie, mi fate sentire meno solo

Anche Roberto Saviano si è unito a New York, il 19 novembre, alla protesta di Zuccotti Park dichiarandosi solidale con la gente che protesta per rendere la finanza più legale e ringraziando i contestatori per avergli dato modo di sentirsi meno solo nella sua lotta alla mafia. Ad ascoltarlo, in pochi (forse 300) anche perché la sua popolarità non è molto grande oltre Oceano.

La vostra protesta non è contro la legge ma per difenderla, non è contro l’economia ma per difendere l’economia– ha detto-  Solo l’economia criminale non entra mai in crisi. Il Pil della criminalità organizzata globale ha raggiunto i 1.000 miliardi di dollari, più dei bilanci di 150 paesi membri dell’Onu. Il 10% del Pil mondiale va in tasca alle mafie che guadagnano dalla crisi perché hanno a disposizione ingenti capitali da investire riciclandoli in un momento in cui nessuno ne ha.

A Zuccotti Park voi state chiedendo nuove regole e quindi state agendo per arginare il potere delle mafie sull’economia legale e soprattutto per­ché non impongano i loro codici di comportamento. Lo scrittore italiano ha suggerito di diffidare di chi giustifi­ca i propri comportamenti illegali dicendo che ad essere disonesto è il mondo e che se non ci si comporta così si è destinati a soccombere. Qui voi state dicendo: non è così, cari signori. Voi state ponendo le basi per un nuovo umanesimo. In queste ore non si fa altro che parlare di crisi economica. Ma questa crisi non è un terre­moto, perché è stata generata da decenni di gestione scellerata, dal non aver creduto nello sviluppo ma solo nella possibilità di arricchirsi, dall’aver consider­ato ogni regola una zavorra per la crescita e ogni redistribuzione di ricchezza una dispersione di risorse. Così facendo hanno creato sempre più precarietà su cui è cresciuta la paura di perdere il lavoro, la paura di realizzare progetti, di non vedere un futuro. Quando accadrà che i cittadini che non sono qui con voi capiranno che tutto ciò riguarda anche la loro vita, la loro pen­sione, la loro assistenza, la scuola dei loro figli? Se ne accorgeranno quando i russi, tramite società americane, compreranno mezza Manhattan? Le mafie non sono solo gangster e killer. Le mafie attraverso il narcotraffico, il racket, l’usura e la contraffazione producono un flusso di denaro che viene rein­vestito nell’economia legale. Se il narcotraffico venisse debellato, l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite tra il 19 e il 22% e quella messicana vedrebbe un crollo del 63%. Non dimenticate mai di guardare oltre la ragione sociale delle imprese, di capire chi determina davvero le loro scelte. Le organizzazioni criminali hanno liquidità, che è ciò che oggi manca alle aziende. Entrano nelle banche con più facilità per ché le banche stanno abbassando le difese…

Nella vostra protesta guardate all’Italia, per ché l’Italia vi riguarda. Se crolla l’Italia crolla l’Europa, se crolla l’Europa gli USA non sono più sicuri. Il governo Berlusconi ha mentito per molto tempo alle isti­tuzioni europee e ai suoi elettori. E ora il Paese è in una con dizione di immobilità senza prece denti, in una crisi che sembra irrisolvibile. È un Paese in cui a forza di non premiare il merito, di non investire sul talento, sembra impossibile pen­sare di realizzarsi se non emigrando. A guardare l’Italia, ora, c’è il rischio di vedervi riflesso il vostro futuro. Ma chi in Italia resiste vi sta guardando e spero sappia scegliere come state facendo voi. Se potessi dire qual cosa al governo americano, direi che non sta facendo abbastanza per difendere i suoi cittadini, direi ai Repubblicani e al Tea Party che stanno spingendo l’economia americana al disastro sostenendo che la scomparsa delle regole sia la soluzione. La crisi però ha una bellezza inaspettata. In passato la paura di sbagliare strada ci por­tava a fare scelte prudenti: ora che non esistono più strade più sicure, è tempo di scegliere quello che si sente di voler fare davvero, dando il massimo di sé, conquistandosi i diritti prima ancora di pretenderli. Non esiste un mondo migliore, ma esiste la possibilità di migliorare questo mondo. A una condizione: che lo si voglia veramente.

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