Costi della politica


Politica, quanto mi costi…

Chi è quello strano essere così pulito da spendere in carta igienica e sapone il doppio di quanto spenda in benzina (508 euro l’anno contro 215)? E l’illuminato che ogni anno paga un conto di luce di 4.014 euro contro solo 1.538 di riscaldamento e condizionamento? E’ lo stesso curioso individuo che nel 2010, in piena era informatica, ha speso la bellezza di 593 euro in francobolli buste e carta da lettera. Lo stesso che ha telefonato per 2.861 euro, ha pagato 80 euro di lavanderia e 235 per farsi svuotare i cestini, 4.397 euro per i facchini, 6.796 per mangiare e 10.896 per farsi pulire ufficio e sale riunioni. E’ il senatore italiano.

E il signore che nel 2010 ha totalizzato 3.674 euro sulla bolletta telefonica, ha pranzato con 8.730 euro, ha speso 1.888 euro in carta e articoli da cancelleria, ha pagato 120 euro per farsi custodire il cappotto, 3.015 euro per il computer nuovo e 11.904 per i relativi programmi? Il deputato italiano. Naturalmente questi costi vanno moltiplicati per 315 (il numero dei senatori) e per 630 (il numero degli onorevoli) e al risultato vanno aggiunti tutti gli innumerevoli altri costi che portano ai 545 milioni e 142.912 euro (+0,62% sul 2009) spesi nel 2010 dal Senato italiano e a un miliardo e 223 milioni 872.747 euro spesi dalla Camera dei deputati. Ma naturalmente nessuno dei nostri parlamentari ha speso alcunché, dal momento che tutto è stato addebitato a quella parte degli italiani che pagano le tasse e che si sono visti sottrarre dai servizi a cui aspirerebbero, i fondi serviti a saldare molte altre spese della politica, agli emolumenti e ai vitalizi dei nostri 945 beniamini.

Le Palais Royal

Tra le spese intelligenti della nostra politica vi sono i costi di affitto dei suoi palazzi. Anziché acquistarli, si è sempre preferito pagare elevatissimi canoni di locazione, né si è mai pensato di costruire in periferia una cittadella della politica, acquistando un numero minimo di edifici utili e liberando così oltretutto il centro di Roma dal viavai di auto blu e dai possibili danneggiamenti dei contestatori.

Nel 2010 il Senato con le sue 14 pertinenze ha speso 4 milioni 461.722 euro (371.810 euro di affitto mensili) e la Camera 37 milioni 840.842 euro per i suoi 22 edifici: oltre 3 milioni al mese! A queste cifre si aggiungano manutenzioni ordinarie e straordinarie: per il Senato quasi 10 milioni e più di 19 per la Camera.

300.000 euro all’anno per gli ascensori della Camera

Le voci di spesa ovviamente sono molte. Tra le più curiose, nei bilanci dei due rami del Parlamento troviamo quelle per gli ascensori della Camera (300.000 euro, ossia 25.000 euro al mese!); il costo annuo per rifiuti, igienizzazione e disinfestazione del Senato (dalle cimici?) è stato di ben 74.034 euro; e 59.000 euro è costato far lavare le auto blu. I senatori nel 2010 ci hanno fatto spendere 15.000 euro (!) per comprare stoviglie e posate, 202.585 euro per rinnovare arredi e tappezzerie, 438.668 euro per comperare tv, hi-fi e proiettori, 184.489 euro per carta e cancelleria, quasi 2 milioni di euro solo per ricevere ospiti illustri (a cui evidentemente hanno offerto cene con le posate e le stoviglie da 15.000 euro) e così via.

7 milioni di euro l’anno per le pulizie!

Gli onorevoli invece ci hanno caricato spese altrettanto esose: 1.220.000 euro di hardware e 2.785.000 di software, 7 milioni per le donne delle pulizie, 600.000 per la nettezza urbana e 70.000 per la lavanderia. I deputati si sono sbizzarriti anche con la deforestazione: 1.190.000 euro di carta e cancelleria; 50.000 in carta igienica e saponi. E poi gli onorevoli hanno viaggiato molto (sempre a nostre spese) ed ecco il conto finale: ferrovie 1.650.000 euro, aerei 9.680.000, voli all’estero 950.000, pedaggi autostradali 600.000, auto a noleggio (in assenza dell’auto blu) 200.000 e qualche extra in nave o traghetto per miseri 10.000 euro.

Si sono poi formati a nostre spese in lingue straniere e informatica per 400.000 euro, e hanno goduto di assistenza informatica per 2.600.000 euro: forse, visto l’importo, avranno avuto la consulenza personalizzata di Bill Gates! A questo si aggiungano i 2.369.346 euro di costo per l’accesso gratuito agli atti parlamentari in rete.

Edifici senza… frontiere

Senza guardare ai costi per singolo onorevole e senatore, ai 35.800.000 euro regalati ai gruppi parlamentari per le loro piccole esigenze, è interessante soffermarsi sui costi generati dagli edifici della Camera: spese fabbricati 5.456.000, impianti elettrici 2.870.000 (forse firmati Yves Saint Laurent), impianti condizionamento e termoidraulici 2.511.000 (Armani?), impianti di telecomunicazione 1.900.000 (Jean Paul Gautier?), altri impianti (nucleari?) 740.000. La Camera ha anche un proprio presidio sanitario a Montecitorio, che costa la bellezza di 1.615.000 euro l’anno: due ambulanze in zona costerebbero troppo poco.

Guardando ad altri Paesi europei, balza agli occhi che, mentre a Roma dal 1996 ad oggi i possedimenti parlamentari sono cresciuti del 600% (fonte radicale) avvantaggiando pochi immobiliaristi romani, il governo francese a Parigi conta solo sul Palais Bourbon  sede dell’Assemblea nazionale e su due edifici attigui dedicati ai servizi amministrativi e agli uffici dei deputati. A Berlino invece il Bundestag ha vicini tre edifici per i deputati; a Londra sta tutto a Westminster. In 15 anni i palazzi della politica romana hanno conquistato 270.000 metri quadrati di cuore storico della capitale: molto più dei 210.000 del Louvre (nella foto sopra) di cui quelli aperti al pubblico sono solo 60.000.

Di spesa in spesa si arriva anche ai rimborsi per il rinnovo di Camera- Parlamento Europeo- Consigli regionali e per promotori referendum: 199.332.640 euro, mentre il Senato ha rimborsato i partiti con 179.454.261 euro per le spese elettorali sostenute.

Pensando a chi non c’è più…

Le spese del Senato 2010 includono anche gli ex. Per il trattamento pensionistico degli ex senatori abbiamo speso 76.831.959 euro. Alla Camera in pensioni sono andati 204 milioni 166.386 euro.

Tra le pieghe del bilancio della Camera spuntano anche 275.000 euro di contributo annuale alla Fondazione Carlo Finzi che conferisce borse di studio: anche se sarà evidentemente una fondazione molto conosciuta, in rete è difficile capire di cosa si tratti, visto che le uniche tracce riportano ai suoi presidenti Rocco Buttiglione e Giorgia Meloni e a quanti si chiedono che cosa sia questo ente che l’anno prima ci era costato “solo” 250.000 euro. (le fonti: http://bilancio2011.camera.it/5 e http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/docnonleg/21553.htm )

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8 risposte a “Costi della politica

  1. L’ho letto con molto interesse. Una cosa che è stata completamente obliata dai mezzi di informazione. Questo supporta maggiormente la tesi della situazione di vera mancanza democratica di questo paese. Come è possibile che simili notizie possano essere così trascurate e fatte passare in sordina ? Si deve evidentemente pensare che la condizione di asservimento del giornalismo al potere politico di parte sia ben diffusa e radicata. La cosa è comprensibile ma tuttavia ci si deve interrogare se non fosse più opportuno stabilire delle garanzie più forti a favore dell’indipendenza del giornalismo, anche sostenendolo con cospiqui fondi erogati dalla stessa Repubblica e resi indipendenti dalla gestione politica. Certamente in situazioni di crisi come quella odierna non possiamo aspettarci tanto ma questa cosa, a mio modesto avviso, è una cosa che dovrebbe essere fatta, a garanzia della libertà di opinione e per garantire una conoscenza delle realtà sociali e politiche migliore da parte dei cittadini. Per quanto concerne il discorso sulla libertà mi chiedo se sia utopia avviare una discussione sul tema dei programmi presentati dai partiti in fase elettorale e sulla verifica del mantenimento degli stessi nella fase postelettorale. Nessun giornalista, mi pare, ha mai intrapreso un simile impegno che parrebbe tuttavia importantissimo per smascherare la situazione assurda nella quale viviamo, considerando che alla fine ci dicono adirittura : ” Bè, ma li avete eletti voi questi politici ! ” millantando delle responsabilità assolutamente non ascrivibili al popolo perchè ci si dimentica di dire che il popolo non ha alcuna garanzia per vedere realizzati i progetti che gli sono stati mostrati in fase elettorale. Ciò mi è diventato veramente insopportabile perchè non solo vediamo lo scempio di cui è fatta oggetto la nostra Nazione ma pure ci prendono per i fondelli addossandoci, a noi popolo, la responsabilità ultima di tale situazione. Facciamo qualche cosa Roberto ! Ciao !

  2. Scusate Riccardo e Graziano, per la tardiva risposta. Penso non ci sia molto da dire, nel senso che siamo tutti convinti di quanto poco interessi (generalizzo) alla classe politica il bene della nazione, se non a parole. Per troppi anni (forse da sempre o quasi) chi ha scelto la via della politica lo ha fatto per tornaconto personale, per sete di potere, per bisogno di affermazione. La diffusione della corruzione è sotto gli occhi di tutti. Ricordo in alcune interviste fatte dopo “Mani Pulite”, mi veniva detto che le richieste degli amministratori locali erano aumentate proprio in ragione dei maggiori rischi a cui andavano incontro… Quindi la mancanza di etica pubblica è il problema numero 1. Poi ci sono i privilegi che molti cercano. Mi viene in mente un banalissimo esempio terraterra, per dare l’idea di quanto sia diffusa la pretesa di privilegi: anni fa ho assistito in Fiera a pressanti telefonate da parte di enti pubblici (civili e militari) per avere di diritto un certo numero di biglietti gratis per una data manifestazione. Come se chi è super stipendiato avesse più diritto dell’operaio di entrare gratis. Bisogna cominciare ad avere il coraggio di dire di no, a tutti i livelli e non solo perché siamo in tempo di crisi.
    A proposito di democrazia rimando all’ultimo post che ho inserito, dove si parla dell’Islanda che si è ribellata alla pretesa internazionale di far pagare alla popolazione gli errori fatti dalla finanza locale. I cittadini hanno detto no a tutto e tutti, hanno riscritto la Costituzione anche grazie a Internet, si è spiccato mandato di cattura verso i corrotti, e si è cambiato governo. Gli islandesi ci dimostrano che cambiare le regole del gioco scorretto (anche quello internazionale che sembra immutabile) è possibile. Bisogna crederci e informarsi. Non so se ho risposto.

  3. Mi attendevo una risposta a riguardo Roberto ! Certamente tu hai molte cose da fare ma mi sembra che l’argomento affrontato in questa sede sia molto importante e sarebbebe bello riuscire ad allargare questa discussione. Non voglio essere troppo invasivo nè petulante nei tuoi confronti e se tu non darai risposta alcuna lascerò cadere la cosa ma conunque lo ritengo un peccato e una occasione sprecata. Ciao Roby e a presto.

  4. Hai ragione Roberto ! Ogni uomo deve assumere le proprie responsabilità. Bisogna che ognuno di noi opponga la propria forza morale al degrado in cui viviamo. La diffusione della corruzione ci deve determinare ad opporre a tutto ciò la nostra buona volontà. Ma, ribadisco, il problema che stiamo vivendo deriva da una situazione di mancanza di vera Democrazia. Su questo punto si deve insistere perchè altrimenti non ci si può spiegare come possa essere che i governi continuino a perseguire obbiettivi evidentemente contrari alla volontà popolare che si può estrapolare in modo evidente, per esempio, anche solo facendo una passeggiata fugace in internet. Non si può pensare che una classe politica costituita da uomini plurilaureati non sia in grado di cogliere tutto ciò o non se ne renda conto e, in una Democrazia sana, non provveda al fine di soddisfare almeno le richieste più pressanti degli elettori. Qui siamo da anni, molti anni, in una condizione di evidente dicotomia del paese, diviso fra governanti e governati, ove i secondi hanno solo doveri e i primi solo diritti. La vera linea di divisione politica non è fra destra e sinistra ma fra governanti e governati e i secondi nulla possono contro i primi poichè le vere leve del diritto democratico sono state messe tutte nelle mani di una oligarchia borocratica che ha sviluppato una evidente tendenza alla trasmissione del potere in senso addirittura dinastico quando non evidentemente clientelare. O sei dentro, allora hai tutto e puoi tutto, o sei fuori e allora devi tutto e nulla puoi. Quando vogliamo cominciare a richiamare l’attenzione su queste cose fondamentali ? Neppure uomini di evidente cultura e profondità di pensiero sembrano essersene accorti. Per cominciare a salvare il paese bisogna rifondare la Democrazia su basi solide. Tu che cosa ne pensi ? Spero che su questo punto almeno ci si capisca. Comunque grazie del lavoro e dello spazio che hai messo a disposizione. A presto.

  5. Purtroppo possiamo solo essere d’accordo, e anche le premesse del nuovo governo tecnico non fanno presagire prese di posizione in merito alla nota questione. D’accordo la priorità di recuperare quattrini, ma l’equità del professore Monti è ripartita tra il mondo imprese, liberi professionisti e dipendenti/pensionati? Non dovendo rispondere agli elettori, ma agli italiani, potrebbe forse aggredire efficacemente il cancro della spesa “politica” forte anche della larga maggioranza trasversale che ha celebrato la nascita del suo governo… o forse a questo punto la maggioranza non sarebbe più coesa? Basterebbero alcune proposte in merito per riscontrare se davvero i politici dimostreranno di fare “gli interessi dell’Italia” questa volta non solo a parole.
    Mala tempora currunt!

  6. Hai ragione Riccardo e spero tu non sia davvero la Cassandra che preannuncia l’ineluttabilità di una guerra in Europa. I giornalisti, come nel Medioevo i cantastorie, hanno il compito di raccontare quel che succede portando in evidenza aspetti anche nascosti tra le pieghe del potere. Perché si sappia, e perché chi deve prendere poi le decisioni sul futuro (gli elettori, tutti noi) abbia più elementi di scelta. Lo stimolo al cambiamento delle cattive abitudini della politica, deve venire dalla gente che, anzichè preferire una certa classe dirigente che ha sbagliato, ne sceglierà un’altra. Certo, hai ragione, se il malcostume è generalizzato… In ogni caso credo che il frequente ricambio sia salutare. E poi andrebbe detto che, finché noi cittadini non ci responsabilizziamo per primi, insegnando ai nostri figli col nostro esempio a non “fare i furbi” per sopravvivere, perché tutti fanno così… non avremo mai una classe dirigente migliore. Ricordi la giustificazione dei condannati per “Mani pulite?”: “Lo fanno tutti, il sistema è questo!”. Come dire che se tutti rubano, truffano e corrompono, siamo giustificati a farlo anche noi. Sono le stesse giustificazioni addotte da tutti i soldati condannati per atrocità: “Dovevo obbedire agli ordini superiori”. C’è sempre qualcuno sopra gli altri che pretende e altri che (per il proprio tornaconto personale) non si tirano certo indietro. L’esempio deve partire da noi stessi. Le termiti sono piccole, ma fanno crollare gli alberi secolari.

  7. E noi che cosa ci possiamo fare ? Nessuno sembra rendersi conto che ci troviamo in una situazione in cui possiamo affermare, senza ombra di dubbio, che il nostro paese non rispecchia le condizioni necessarie per definirlo una Democrazia in senso vero. Il partiti presentano dei programmi elettorali che non sono impegativi da parte di coloro che li sottoscrivono. Cioè il politico una volta eletto, su queste basi, ha carta bianca per fare anche esattamente il contrario di quanto affermato in campagna elettorale. Democrazia implica la conoscenza da parte degli elettori di quanto proposto dai partiti e un vincolo degli stessi ferreo a quanto affermato in campagna elettorale, pena la invalidità della rappresentatività degli stessi della volontà popolare. Dove ritroviamo tutto ciò il Italia? Mancano le premesse stesse della vera Democrazia. Ciò che vediamo non è altro che il frutto dell’impossibilità da parte degli elettori di cambiare tramite il voto alcunchè. Su queste basi può solo proliferare l’ingustizia, lo sperpero dei beni comuni, il soppruso, la soppraffazione della volontà popolare e tutto ciò che proviene dal cuore umano quando non sia possibile applicargli controllo alcuno. Purtroppo la conclusione è che tramite gli sturmenti democratici presenti non si può cambiare nulla e dunque questo sistema è destinato ad aumentare la dissipazione del benessere dei propri cittadini fino alla rivoluzione degli stessi che determinerà la fine traumatica e probabilmente sanguinosa di questo regime altrimenti immutabile. Spero di poter essere una Cassandra mancata ma sinceramente non vedo alcuna altra via di uscita da questa situazione. Voi giornalisti fate bene a richiamare l’attenzione su questi problemi ma perchè non ponete il dito sulla vera piaga, perchè non premete nella direzione di produrre modifiche costituzionali tali da obbligare la politica ad assumere sempre le proprie responsabilità ? Altrimenti il tutto assume solo il miserabile risultato di mormorare e lamentarsi di cose giuste ma assolutamente incambiabili per le cause suddette ottenendo in fine solo il riisultato di lenire il disagio popolare (nel senso che dopo esseresi lamentati ci si sente un po’ meglio ), cosa che sinceramente ritengo inutile e addirittura controproducente. Attaccate il vero punto debole, dite le condizioni di mera parvenza democratica in cui versa il paese. Questo penso possa essere meglio e più produttivo per tutti.

    Riccardo Ferraretto

    • Caro Riccardo, io non finanzierei con fondi speciali alcuna categoria sperando che in questo modo diventi pura e staccata da interessi esterni. Sarebbero soldi sprecati. Così come lo sono i fondi pubblici per i partiti, che non hanno certo evitato le tangenti a nessun livello. E poi i mezzi di informazione (tutti) sono pagati da qualcuno che ha un interesse ad avere dalla propria parte degli organi di stampa. Quindi va da sè che non ci sarà mai l’obiettività totale. E dove vi fosse, ci sarebbe sempre il singolo giornalista (in quanto cittadino o semplicemente persona) che ha per forza di cose una sua opinione personale e anche politica, che in qualche modo salterebbe fuori prima o poi (o sempre).
      Sulla verifica della rispondenza tra promesse elettorali e mantenimento delle stesse, sono d’accordo: andrebbe fatta sistematicamente per tutti i governi senza distinzione di parte.

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