Amato pensionato


Pensionato il più Amato dagli italiani

Giuliano Amato, fu proprio lui da premier, a suggerire durante la crisi del 1992 che lo Stato prendesse il 6 per mille dei risparmi che gli italiani tenevano nei loro conti correnti: dalla sera alla mattina. La politica lo chiamò prelievo forzoso, i cittadini furto. Si era in una situazione di difficoltà (molto meno di oggi) e molti italiani hanno dimenticato l’episodio, anche perché non fu proprio un salasso: chi aveva 100 milioni si vide portar via 600.000 lire e chi aveva solo un milione, 60.000 lire. Oggi l’onorevole Amato, 73 anni, è di nuovo agli onori della cronaca per il fatto che, dopo quell’episodio, e dopo che negli stessi anni Novanta il suo governo promulgò una riforma delle pensioni tra le più dure della nostra storia che penalizzò molto i pensionati, è arrivato il momento della sua, di pensione. E, crisi o non crisi, non è propriamente una pensione leggera: 31.411 euro al mese, ovvero 1.047 euro al giorno. Uno scandalo di fronte a chi ha lavorato più duramente di lui per tutta la vita godendo certo di minori benefit, privilegi e conti correnti? Di fronte a chi lo accusa di aver predicato bene e razzolato male, l’ex ministro si schermisce: non è colpa mia, non posso farci nulla. Intervistato da La Stampa, Giuliano Amato ricorda che da presidente del Consiglio si era adoperato per bloccare l’adeguamento delle pensioni elevate, tra cui la sua; e ancor prima che lo facesse Monti, aveva rinunciato allo stipendio di premier e di ministro del Tesoro. Non sono bastate queste premure verso gli altri italiani ad evitargli le maxi pensioni di docente universitario, componente della Commissione antitrust, il vitalizio di parlamentare e quant’altro: dal 2009, dopo aver detto addio alla politica attiva, è presidente della Treccani e senior advisor della Deutsche Bank. Forse la ragione della mastodontica disparità tra il trattamento pensionistico di un Amato (31.311 euro mensili) e quello di un signor Rossi qualunque che come pensione minima prende 467,43 euro al mese (6 euro in più rispetto al 2010), sta nel fatto che nessuno vuol fissare dei tetti o dei vincoli rispetto al cumulo delle pensioni. Chissà, forse Amato e altri privilegiati come lui, si sentirà almeno di fare della sana beneficienza.

Giorgio Vittadini, docente a Milano Bicocca e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il 12 dicembre a Padova alla cena di solidarietà che ha raccolto 120.000 euro per 7 progetti in Kenya, Egitto, Etiopia, Haiti, Congo e Italia, organizzata dalla Fondazione Santa Lucia – emanazione di Comunione e Liberazione ha chiamato tutti a una nuova consapevolezza: L’idea che l’egoismo dei singoli porta al benessere è saltata. L’uomo è relazione e dono. Basta pensare che la carità fatta una volta mette la coscienza a posto, perché è la solidarietà a cambiare il mondo, anche la vita economica e sociale. Le società che nascono senz’anima non fanno molta strada, come vediamo oggi. Senza queste radici la finanza non va da nessuna parte. E noi dobbiamo chiederci se diventiamo più ricchi sfruttando gli altri o valorizzando l’uomo.

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