Aborto & stupro


L’arcivescovo e il “diritto allo stupro”

Quando un religioso ha poca dimestichezza con la parola di Cristo, può capitare che per difendere quello che ritiene un crimine ne suggerisca e giustifichi un altro in risposta al primo. La parabola di Gesù è quella della lapidazione (Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra!) e il religioso è l’arcivescovo di Granada. Esattamente due anni fa, il 20 dicembre 2009, monsignor Francisco Javier Martinez Fernàndez (oggi 64 anni) teneva questa omelia nella cattedrale della città spagnola. Era la sua risposta alla legge che depenalizzava l’aborto. Il suo intervento sta facendo ancora il giro del Web perché, al di là della difesa del feto insita nella stessa dottrina cattolica, ancora fanno discutere le parole eccessive usate al prelato, che ha paragonato a Hitler e Stalin i medici e gli infermieri abortisti. Con tutta la pacatezza che traspare nel video, il religioso ha anche parlato di Nuova terribile dittatura in cui ci troviamo, dove lo Stato ha il potere di decidere chi ha diritto a vivere e chi no

Ma al di là delle valutazioni personali sull’aborto che ciascuno ha, il passaggio che più colpisce e certamente indigna e sconcerta tutti, tanto più perché a pronunciarlo in chiesa è stato nientemeno che un arcivescovo, è quello (minuto 2.00 del filmato) in cui monsignor Fernàndez sostiene: Uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia sua madre, dà ai maschi la licenza assoluta e senza limiti, di abusare del corpo della donna perché la tragedia se la porti lei, e la porti lei come fosse un diritto: il diritto di vivere tutta la vita questo rimorso per un crimine che sempre lascia traccia nella coscienza e per il quale né gli psicologi né gli psichiatri, né tutte le tecniche hanno rimedio. L’unica medicina che esiste è il perdono e noi cristiani lo conosciamo.

Chiamato a render conto di queste gravi affermazioni, anche l’arcivescovo spagnolo (come qualcuno di nostra conoscenza in Italia) si premurò di dire che le sue parole erano state fraintese, mal interpretate. Ma basta ascoltarle nel video registrato in chiesa (e non a sua insaputa come si evince dal fatto che egli si rivolga spesso alla telecamera) per capire che sono proprio queste. (la foto è tratta dalla campagna di Amnesty International contro la violenza alle donne)

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