Corruzione e tasse


La corruzione la paghiamo noi

Come mai quando un Comune (o altro ente pubblico) progetta una data costruzione (edificio o infrastruttura che sia), ci si può scommettere la testa che se il costo di partenza è 100 quello finale sarà 140 o 160 o 180? Semplice. Perché qualcuno, strada facendo, ci fa la cresta? Se così fosse scatterebbero le penali. Più semplicemente c’è un accordo iniziale tra committente e incaricato, il quale per lavorare elargisce la famosa mazzetta. Quello della mazzetta è uno sport nazionale che piace a molti, anche perché assicura soldi facili e in genere chi in questo modo si accaparra il lavoro non ha alcun interesse a smascherare la truffa. Piace a tal punto che gli onesti che lo smascherano vengono additati come mosche bianche (dai cittadini) e come pericolose spie (dai corrotti e dal sistema) al punto che perdono il lavoro. Il paradosso è proprio questo: l’onesto viene espulso e tacciato di immoralità. Essendo un sistema decisamente mafioso, si può ragionevolmente dar ragione a quegli stranieri che, quando all’estero sanno che sei italiano, ridendo ti chiamano mafioso. E’ il favore fatto in cambio di un altro favore. Non ci sarebbe nulla di sbagliato se non fosse per due particolari: 1) così facendo l’azienda aiutata si assicura una commessa a scapito di altre più oneste, 2) i cittadini (cioè noi tutti) pagano molto più del dovuto per avere un determinato bene. E questo fa ancora più male in un momento di crisi generale in cui a tutti viene chiesto di stringere la cinghia.

Per dire basta a questa corruzione che non è mai venuta meno neanche dopo Tangentopoli (anzi pare che in seguito a quell’inchiesta il volume delle mazzette sia aumentato in ragione del maggior pericolo che corrono i disonesti) è nato un movimento di italiani che, in modo del tutto volontario, invitano a segnalare i comportamenti scorretti presenti nelle amministrazioni pubbliche. Le iniziative di questi illustri sconosciuti che invitano all’onestà, si trovano sul sito www.signorirossi.it ideato da Raphael Rossi, italo-francese che dal 2003 progetta per le città italiane sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti. La sua storia passa attraverso un suo no ad una spesa inutile e molto costosa per la collettività. Quando nel 2006 era vice presidente dell’Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino), Rossi si oppose all’acquisto di un pressoestrusore (macchinario che spreme i rifiuti organici separando la frazione umida da quella solida) da 2 milioni e 400.000 euro. Lo ritenne inutile, troppo costoso e scorretto da acquistare senza gara d’appalto. Due mesi più tardi i vertici aziendali tornarono all’attacco, ma questa volta il prezzo della macchina più i costi d’esercizio raddoppiarono: 4 milioni e 200.000 euro. Il suo parere di esperto fu di nuovo contrario e ciò bastò ad archiviare l’operazione. Poi cambiò il consiglio d’amministrazione e al giovane Raphael Rossi (28 anni) fu offerto il posto di vice presidente. Un giorno, raccontò poi ai giudici, fu avvicinato dall’ex presidente Amiat e invitato ad approvare quel famoso acquisto: in cambio ci sarebbe stato qualcosa per entrambe (50.000 euro a testa) e per il partito di riferimento (PD). Il vicepresidente finse di abboccare, ma  avvisò il magistrato della Procura di Torino che lo invitò a preparare la trappola. Era una questione di soldi pubblici, di immoralità, spiega. Così si fece mettere addosso una ricetrasmittente e andò al nuovo appuntamento con l’ex vicepresidente Amiat, che gli spiegò come funzionava: per un impianto da 500.000 € la mazzetta era di 50.000 che sarebbero potuti diventare a 125.000. Gli fu detto che la sua parte sarebbe stata pagata con fondi neri che l’azienda produttrice del macchinario aveva accantonato in Svizzera tramite operazioni estero su estero. Gli istigatori della corruzione rischiano la condanna a 4 anni, ma nel frattempo al signor Rossi, come premio per la sua onestà, è stato l’unico del consiglio d’amministrazione dell’Amiat a cui non hanno rinnovato l’incarico. Inoltre al processo dovrà anticipare le spese legali di tasca propria. Nonostante l’arresto dei quattro che gli proposero la tangente, l’azienda pubblica per cui lavorava rifiutò di costituirsi parte civile nei confronti dei corruttori. Lo farà, costretta dal Comune di Torino dopo che il caso è stato sollevato dalla trasmissione Report di Raitre.

Il movimento dei signorirossi nasce proprio con l’avvio del processo e dopo che 50.000 cittadini hanno aderito all’appello di Marco Travaglio che ha convinto il Comune del capoluogo piemontese ad anticipare le spese processuali e a costituirsi esso stesso parte civile. Tra le iniziative del movimento vi è l’assistenza tecnica, psicologica e legale per le vittime di questo tipo di malversazioni. Del team di consulenti fanno parte 9 avvocati di Milano, Torino, Napoli, Bologna e Viareggio; due esperti amministrativi e due psicologhe torinesi. E nella bacheca di SOS corruzione hanno cominciato ad arrivare le segnalazioni dei cittadini. C’è quella di Emilio che denuncia un dirigente pubblico che si è fatto casa con i mattoni delle case popolari; c’è Barbara che assieme ad altri 60 giovani architetti da 11 anni segnala che i tecnici statali impongono alle imprese edili l’acquisto di prodotti di un’unica marca; c’è Roberto che ha perso il posto di guardia giurata dopo aver denunciato i suoi colleghi che truffavano un’azienda.

2 risposte a “Corruzione e tasse

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