Siria, tutto come prima


Dopo quasi un anno di rivolta Bashar non si dimette

Il popolo mi segue

Dopo lunga assenza il presidente siriano Bashar Al Assad è tornato in tv il 10 gennaio 2012 ha detto chiaramente: Non mi dimetto, il popolo è con me. Finge di non conoscere immagini come quelle seguenti dei video girati tra la sua gente, le centinaia di migliaia di siriani che coraggiosamente da 10 mesi protestano in tutto il paese chiedendo a gran voce che lasci il potere; finge di non aver letto i resoconti sulle proteste popolari redatti quotidianamente dai comandanti della polizia e dei servizi speciali che continuano a reprimere con forza gli oppositori.

Bashar Al Assad  invece accusa i mercanti di guerra stranieri di voler destabilizzare la Siria, dice che non lascerà il suo popolo che lo segue e nega di aver mai dato ordine di aprire il fuoco sui manifestanti. Ne ha anche per la Lega Araba, accusata di aver diffuso in questi mesi nel mondo immagini false per screditarlo.

Il compenso, dopo aver rinviato a maggio le elezioni che dovevano tenersi a febbraio (ma il referendum per la nuova Costituzione ci sarà comunque in marzo), promette il pugno di ferro contro i terroristi.

Le stime dell’ONU smentiscono categoricamente le affermazioni presidenziali, parlando di almeno 5.000 vittime.

In compenso il dittatore di Damasco ammette che trattative sono in atto con le nuove forze politiche emerse da questo nuovo corso che dura ormai da 10 mesi e parla di una nuova Costituzione che garantirà ampie libertà. D’altro canto il presidente sembra convinto che la crisi in Siria sia stata foriera di importanti cambiamenti: In questi mesi il paese è cresciuto– dice- e sono tranquillo per il futuro.  

In risposta alla tranquillità del dittatore, la Lega Araba replica parlando di orchestrata campagna contro l’organizzazione stessa e contro la sua missione in Siria durante la quale diversi osservatori (forse 11) sono stati feriti. Sollecitando sicurezza per gli osservatori internazionali, la Lega Araba ribadisce la volontà di proseguire il suo compito di vigilanza. Nei video seguenti, il presidente siriano dice che il popolo è dalla sua parte, le reazioni popolari contro di lui e le immagini (quelle mostrabili) del trattamento riservato ad alcuni oppositori del regime. Curioso notare come alcuni dittatori di oggi non si presentino in mimetica urlando slogan, ma in giacca grigia e con l’espressione dimessa.

Nell’ultimo più drammatico video, una bambina di soli 4 mesi, la piccola Afef, rimasta uccisa dalle forze governative assieme a papà e mamma, mentre andavano a Palmira. Chi parla nel video commenta: Dove sono i diritti umani, dov’è la Lega Araba? Dov’è il mondo?

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