la drammatica telefonata


Al telefono il comandante della Costa Concordia

e la Capitaneria di porto

Audio della telefonata tra il comandante della Capitaneria di porto di Livorno, capitano Gregorio De Falco (46 anni, napoletano, laureato in Legge) e il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino (52 anni di Meta di Sorrento) ora accusato di omicidio colposo plurimo, disastro e abbandono di nave.  Alle 01,46 di sabato 14 gennaio, De Falco chiama Schettino che si trova (a suo dire) su una scialuppa di salvataggio sotto la nave incagliata davanti all’isola del Giglio e gli intima di risalire a bordo.  Intanto il relitto inclinato di 90 gradi, è sorvolato da 6 elicotteri e circondato da 12 motovedette e alcuni rimorchiatori e avvicinato da 5 navi. E’ la terza di tre telefonate partite tutte da Livorno (la prima alle 22,10, la seconda alle 0,32, la terza alle 0,42). Nella prima la Capitaneria di porto si sente rispondere da un ufficiale che è in corso un semplice black out. Da terra si insiste che sono giunte segnalazioni da bordo di oggetti caduti in sala ristorante e di passeggeri che indopssano i giubbotti di salvataggio, ma l’ufficiale minimizza. Il primissimo allarme dalla nave in avaria era stato lanciato da una passeggera che col cellulare aveva avvisato sua figlia a Prato dicendo che il personale di bordo stava facendo indossare a tutti i salvagente e che si trovava nel ristorante dove erano caduti oggetti dal soffitto. La donna, spaventata, aveva avvisato i carabinieri (parlando di una generica nave della Costa) e i carabinieri avevano avvertito Alessandro Tosi sottocapo della Capitaneria di porto di Livorno. Alle 0.32 seconda telefonata della Capitaneria, questa volta al cellulare del comandante che secondo alcuni testimoni si era già messo in salvo sulla scogliera. Alla domanda su quante persone si trovavano ancora a bordo, Schettino risponde 2-300. Poi dice: Ora torno sul ponte, ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo – Rimarrà solo lei?– gli chiedono da terra – Credo di rimanere solo io – risponde lui mentendo. Dalla Capitaneria: Ha già lasciato la nave?Assolutamente no – risponde il comandante.
Alle 0.42 la terza telefonata al comandante, in cui Francesco Schettino, mentre la sua nave è inclinata e imbarca acqua e i passeggeri cercano di mettersi in salvo, chiede incredibilmente (o forse automaticamente) al suo interlocutore Come va? Da Livorno gli domandano quante persone devono ancora essere evacuate. Schettino risponde: Ho chiamato la società e mi dicono che ci sono un centinaio di persone. Io sto coordinando assicura. Pochi istanti dopo ammette: Non possiamo salire più a bordo perché stava appoppando. Abbiamo abbandonato la nave. L’ufficiale della Guardia Costiera sorpreso, allora chiede: Comandante, ha abbandonato la nave? Il comandante fa marcia indietro: No, no, macché abbandonato la nave. Di fatto l’ordine di abbandonare la nave, alle oltre 4.000 persone che si trovano a bordo, non è stato dato dal comandante Schettino ma dai suoi ufficiali che praticamente si sono ammutinati per salvare i passeggeri. Questo l’audio della prima telefonata.
Ecco l’audio della seconda telefonata.
Ma è in questa terza telefonata che il capitano De Falco intima a Schettino di obbedire ai suoi ordini e gli dice che se si è salvato dal mare potrebbe passare guai molto seri. Ecco quei drammatici momenti.  
Intanto il numero delle vittime recuperate è salito a 11, con 22 dispersi. Il comandante della nave, alle 5 del mattino del 14 gennaio, ha telefonato a sua madre per dirle che era successa una tragedia e che aveva cercato di salvare i passeggeri. Oggi il magistrato che si occupa del caso, nonostante nei giorni scorsi il comandante fosse guardato a vista in carcere per paura di un suicidio, gli ha concesso gli arresti domiciliari. Nella foto piccola il comandante della Capitaneria di porto di Livorno Gregorio De Falco.

Nel seguente video le immagini dei Vigili dei fuoco che scalano la Costa Concordia e che vi entrano.
In questo video gli incursori della Marina militare fanno esplodere una di 5 micro cariche per aprire una breccia.

Nell’ultimo video le immagini girate da un passeggero cileno mostrano la situazione nella nave tra i primi avvisi tranquillizzanti, l’ingresso impetuoso delle acque e la discesa a sbalzi di una scialuppa di salvataggio.

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2 risposte a “la drammatica telefonata

  1. a mio avviso, non vedo tanto eroismo da parte del comandante De Falco della capitaneria di livorno. visto che la sua telefonata e fatta solo di inutili minacce verso una persona che pur sbagliando non era in grado di rispondergli a tono. sicuramente e da mettere in galera il comandante schettino…..ma non vedo il motivo (frettoloso), di mettere subito in evidenza quetsa telefonata……ci vedo del premeditato. concordo quello che ha detto l’ex sindaco Cacciari di venezia che ha detto nella trasmissione televisiva agorà su rai 3, che c’è dell’insensato comandare ad un uomo che fugge dalla propria nave lasciando i passeggeri al loro destino, di ritornare a bordo…..con il buio che non permettevo di vedere a 2 metri, con la nave mezza affondata, che non riesci neanche a mantenerti in piedi. che doveva fare?
    la conta delle persone? richiesta ridicola che concordo pienamente con l’ex sindaco di venezia.
    Solo perchè doveva dare esempio di abbandonare per ultimo la nave……lui nel frattempo che stava facendo sulla sua poltrona?…..minacciava……bell’esempio di uomo senza testa. e la maglie ne va pure orgogliosa…..meno male che ci crede solo solo lei.

    • Non eroismo, giusta indignazione direi. Sono d’accordo che forse a quel punto era difficile risalire a bordo mentre gli altri a fatica scendevano lungo una scaletta di corda in pendenza gettata da un giovane ufficiale. Ma la rabbia la interpreto giustificata, da parte di chi scopre che il capo supremo della nave si è messo in salvo lasciando a bordo delle persone inermi e inesperte (anche donne, bambini, anziani e magari anche qualche handicappato). Due reazioni umane diverse: quella di chi ha cercato scampo per salvarsi la vita e quella di chi (d’accordo al caldo su una poltrona, ma con responsabilità civile oltre che istituzionale) si adira perché il responsabile di bordo faccia il suo dovere. L’errore del comandante è stato iniziale: abbandonare la nave prima che le persone che gli si erano affidate fossero messe in salvo. E non solo in quanto effettivo responsabile dell’incidente, e nemmeno in qualità di marinaio; ma dal punto di vista umano: di fronte a qualcuno in pericolo penso venga spontaneo cercare di dare un aiuto. Capiremo poi i dettagli del suo intervento che è già stato definito ottimo sotto il profilo dell’arretramento della nave vicino al porto per evitare l’inabissamento; ma lasciare la nave prima di essersi assicurato che tutti erano sulle scialuppe, non lo leggo come un gesto altruista, piuttosto come istinto di sopravvivenza.

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