Il giorno della memoria


Dachau BARACCA 8 NUMERO 123343

Un ragazzo nei forni crematori

Abbiamo realizzato un docu-film per le scuole che possono richiederlo gratuitamente al sito http://www.marcatrevigiana.it/dachau. Enrico Vanzini, oggi 89 anni, racconta i suoi 7 mesi vissuti nel lager di Dachau, fino alla liberazione da parte degli americani. Aveva 21 anni. Entrò che pesava 86 kg, uscì che non si reggeva in piedi: ne pesava solo 30. Con quei 50 chili perse anche la sua giovinezza perché vide cose che non avrebbe mai dovuto vedere e provò sensazioni terribili che non l’hanno più abbandonato. La sua testimonianza fa luce su tanti aspetti bui. Come tutti patì la fame; come tutti venne bastonato; come alcuni fu costretto a staccare i morti carbonizzati dal filo spinato dove passava la corrente da 1000 Volt; come pochi entrò nel bunker dove i medici nazisti facevano esperimenti umani; come pochi fu chiamato a caricare di cadaveri i forni crematori; e come nessuno, forse, fu costretto a metterci anche un moribondo ancora vivo.

E a chi afferma che a Dachau la camera a gas non entrò mai in funzione, risponde: Hanno mandato me, una notte, a portare quei morti nella stanza attigua dove c’erano i forni: erano poveri ebrei appena arrivati, non avevano nessuna colpa, gli avevano fatto credere che quelle erano docce e invece… Ho fatto fatica a staccare gli uni dagli altri perché quando hanno sentito il gas si sono abbracciati

Nella mente, incisi con la lama, ci sono i  ricordi del genovese falciato da una raffica di mitra per aver raccolto due patate; c’è il compagno di branda che gli dormì tutta la notte abbracciato e morto; e c’è la vecchina tedesca che pagò con la vita un gesto di umanità, quando gli diede un pezzo di pane. Quel pezzo di pane Enrico non osò mai mangiarlo e lo portò a casa a sua mamma. Come una reliquia.

www.dachau.itQuesto lavoro è stato possibile grazie all’idea dell’Associazione culturale Marca Trevigiana, a Francesca Ambroso e Manuel Pegoraro, al contributo della banca FriulAdria, alle riprese video e al montaggio di Mauro Tacchinardi, alla produzione della Concept Video&Communication di Maser (Tv), alle traduzioni di  Giulia Ortis, all’aiuto per le riprese a Dachau di Maddalena Brumat, al KZ-Gedenkstatte di Dachau, alla Provincia di Treviso e a quanti hanno dato il loro sostegno morale a questa iniziativa. Un grazie speciale, ovviamente, a Enrico Vanzini che si prodiga con i giovani per far sapere. Perché è conoscendo il pericolo che lo si può evitare in futuro. (foto di Manuel Pegoraro).

Valzer antisemita nel Giorno della Memoria

E proprio mentre nel mondo si celebrava il Giorno della Memoria con cui si ricordano gli orrori del nazismo, in Austria, paese che diede i natali ad Adolf Hitler, si consumava una cerimonia di pessimo gusto: il ballo della Burschenschaft Olympia (le corporazioni studentesche tedesche e austriache che fin dall’Ottocento odiavano i francesi e gli ebrei da essi protetti). Questa serata di valzer a Vienna è da tanti anni l’occasione per i nostalgici di  rinverdire in pubblico i  sogni di grandezza del popolo tedesco. Ospite d’onore del ballo, risposta ultra conservatrice alla sacralità del Giorno della Memoria, è stata Marine Le Pen, 43enne candidata del Front National (l’estrema destra francese) alle prossime elezioni presidenziali di Parigi. Nel video della tv tedesca ZDF, le proteste contro questo tradizionale incontro e l’ingresso al ballo di questi nostalgici che, se non sarebbe tecnicamente corretto chiamare neonazisti, certo non lasciano molti dubbi sul loro pensiero: si autodefiniscono konservativ e si schierano dalla parte dei negazionisti dell’Olocausto. David Irving, storico inglese negazionista, venne arrestato nel 2005 in Austria proprio mentre si recava a un’assemblea della Burschenschaft Olympia.
Sarebbe bene ricordare che i simboli hanno una grande forza e per questo non vanno trascurati: sono qualcosa che passa nelle nostre coscienze, anche se apparentemente sottotraccia.


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