Sentenza su stragi naziste


Stragi naziste: la Germania vince in tribunale

ma perde nella stima della gente

Il Tribunale Internazionale dell’Aja ha sentenziato il 2 febbraio che la Germania non deve pagare alcun indennizzo ai familiari degli assassinati dai nazisti durante l’occupazione in Italia. Per gli eccidi quindi è stata posta la parola fine a qualsiasi richiesta di compensazione pecuniaria per tante perdite di vite umane, innocenti vite umane. Il Tribunale non ha fatto altro che riconoscere quanto sta scritto nella Costituzione che la Germania si è data alla fine della guerra, nel punto in cui precisa che nessun cittadino tedesco dev’essere consegnato al giudizio di magistrature straniere. Quindi anche se si tratta di autori di efferati delitti, di eccidi di massa come nel caso specifico, niente risarcimenti.

Evidentemente a proposito dell’immunità dello Stato sovrano, la massima autorità giuridica internazionale, quella a cui le Nazioni Unite hanno affidato il compito di dirimere i contenziosi tra Stati, ha agito nell’ambito delle norme e non ha potuto far altro che sentenziare quel che ha sentenziato (la lettura della sentenza ha richiesto ben 80 minuti). Non è quindi scioccante la sentenza in sè, quanto l’atteggiamento della Germania di oggi di fronte a casi come questi: Germania che ha ritenuto di presentare ricorso contro le richieste di indennizzo dei familiari delle vittime, figli e nipoti. Non siamo di fronte né a reati d’opinione, né a truffe e nemmeno a un omicidio, ma a stragi premeditate compiute dall’esercito di uno Stato sovrano nei confronti della popolazione inerme di un altro Stato sovrano. Le stragi nazifasciste in Italia tra il 1943 e il ’45 furono ben 2.273, costate migliaia di vite e per queste risultano condannati all’ergastolo 16 tedeschi tuttora viventi.

Perché la grande e civile Germania di oggi preferisce difendere l’operato delle sue truppe di sessant’anni fa dimostrando insensibilità verso il senso di giustizia e di moralità che questi delitti richiamano alle coscienze prima ancora che ai codici di diritto penale o internazionale? Perché non sceglie di chiudere con decoro quelle terribili pagine di storia di cui i suoi padri sono stati responsabili, preferendo invece vincere la partita a suon di codici? Qui non è in gioco il diritto internazionale o la liceità di una richiesta: qui si parla di vite umane e del rispetto che i morti e i vivi richiedono con forza. E’ un fatto di civiltà. E poi, guardando anche all’immagine di quel Paese, quanto ci guadagna nell’opinione pubblica internazionale, la Germania, con la vittoria di questo squallido braccio di ferro? Non sarebbe stato più umanamente apprezzabile non ricorrere contro la sentenza di condanna dei tribunali italiani e saldare l’antico debito? Non è questione di soldi o di vendetta, ma di una giustizia e di una coscienza che trascendono le leggi scritte.

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