Italia corrotta


Italia, pizza e mazzetta

Una domanda al volo: pensate che il Ghana o la Macedonia siano Paesi con più corruzione che da noi? Se la risposta è sì, proseguite la lettura. Nella classifica di Transparency International 2011, su 183 Stati considerati, l’Italia risulta al 69° posto ex aequo con Ghana, Macedonia e Samoa. Essere in questa posizione, dove il numero zero corrisponde ad assenza totale di corruzione e il 183 al massimo possibile, non è un risultato invidiabile.

L’Italia è un Paese corrotto. E’ sotto gli occhi di tutti. A dirlo però non siamo solo noi che amiamo piangerci addosso e sparlare di noi stessi: sono anche gli organismi internazionali. Come Transparency International, agenzia non governativa, no profit, che si batte contro la corruzione.

Naturalmente i dati non sono scientifici, ma disegnano la mappa di come nel mondo viene percepita la corruzione e per questo si basano su interviste fatte a operatori del mondo degli affari e a prestigiose istituzioni.

Vediamo come sono messi gli altri in Europa. Si vede a occhio nudo che i più virtuosi del mondo sono i neozelandesi, seguiti a parimerito da Danimarca e Finlandia, Svezia, Singapore, Norvegia, Olanda, Australia, Svizzera e Canada. Dove la corruzione è massima è in Venezuela, ad Haiti, in Iraq, Sudan , Turkmenistan, Uzbekistan, Afghanistan, Myanmar, Corea del Nord e soprattutto Somalia.

E ora alcuni Paesi più virtuosi di noi, con il rispettivo posto in classifica, ricordando che l’Italia è al 69. Partiamo con i nostri punti di riferimento economici: Stati Uniti (24), Germania (14), Francia (25), Gran Bretagna (16), Giappone (14), Russia (143), Cina (75).

Per finire con Stati meno corrotti di noi: Cuba, Lettonia e Turchia (61), Namibia (57), Ruanda (49), Macau (46), Brunei (44), Capo Verde (41), Porto Rico (39), Bhutan (38), Botswana (32), Estonia (29), Cile (22), Hong Kong (12). Alla faccia dei luoghi comuni.

I riflessi della corruzione sull’economia

Gli economisti dicono che al diminuire degli indici di corruzione aumentano gli investimenti esteri, e questo non è un elemento trascurabile: non solo in questo periodo di vacche magre. Hanno elaborato un calcolo preciso: migliorando di 2,38 punti gli indici di corruzione, si manifesta un aumento del 4% negli investimenti e una crescita del Pil di mezzo punto percentuale. La corruzione, dice la Corte dei Conti che fa le pulci alle spese pubbliche, costa agli italiani 60 miliardi di euro all’anno. Se i nostri amministratori pubblici fossero caldamente invitati a diventare più virtuosi, saremmo meno in crisi.

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