Militari, 2 pesi 2 misure


Marò italiani uccidono due pescatori

L’Italia si comporta come gli Usa

Ma come… Prima protestiamo tanto contro il governo degli Stati Uniti quando i suoi militari uccidono per errore degli italiani e poi il governo italiano si comporta esattamente come quello di Washington opponendo resistenza all’arresto dei propri soldati che hanno ucciso degli innocenti… Il fatto è quello della petroliera italiana Enrica Lexie, dalla quale l’11 febbraio 2012 era partita una raffica di mitra diretta contro un peschereccio indiano al largo delle coste dell’India: raffica che ha ucciso i pescatori Ajesh Binki, di 25 anni e Jalastein di 45 che erano disarmati e non avevano tentato alcun atto di pirateria. I due fucilieri della Marina militare italiana (battaglione San Marco) Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, a bordo della nave per proteggerla dagli attacchi dei pirati che imperversano in quelle acque, secondo gli italiani hanno esploso 20 colpi; 60 secondo la polizia di Kerala che dopo essere salita a bordo ha arrestato i due soldati dopo un ultimatum lanciato dalle autorità di terra. L’incidente ha provocato grande choc nel Paese e creato un incidente diplomatico tra Italia e India. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri di Nuova Delhi al collega italiano Terzi, Le navi da pesca indiane non caricano simili strumenti a bordo, ma solo le reti da pesca e i pesci presi. La posizione italiana, lungi dall’essere collaborativa, è stata ferma nel dire che al momento dei fatti la petroliera si trovava in acque internazionali e non in quelle territoriali indiane: quindi non è soggetta alla legislazione indiana, ma a quella italiana in quanto territorio nazionale. Il pensiero corre a due casi in cui militari Usa si sono resi colpevoli di omicidio nei confronti di civili italiani: per entrambi le autorità americane riuscirono a strappare i soldati ai tribunali italiani, processandoli molto blandamente in casa loro. Questi i due episodi: Funivia del Cermis e omicidio Lipari a Baghdad. Nel primo caso, il 3 febbraio 1998, un caccia EA-6B Prowler (velivolo per la guerra elettronica) dei Marines, sorvolando a 110 metri da terra la valle di Cavalese nel Trentino, colpì con la coda le funi della funivia facendo precipitare la cabina con 19 passeggeri e il manovratore. Venti morti (3 italiani, 7 tedeschi, 5 belgi, 2 austriaci e 2 polacchi, un olandese) ma nessun colpevole. Gli americani dapprima cercarono di dire che la cabina era caduta da sola; poi il tribunale italiano dovette arrendersi alle convenzioni internazionali. I quattro capitani responsabili dell’omicidio plurimo (pilota Richard Ashby, navigatore Joseph Schweitzer, e i due addetti ai sistemi di guerra elettronica William Rancy e Chandler Seagraves) vennero rimpatriati e al processo della Corte marziale americana contro Ashby e Schweitzer i due vennero assolti dall’accusa di strage; li riconobbero solo colpevoli di intralcio alla corte per aver distrutto il nastro della registrazione di volo: furono degradati e rimossi dal servizio e il pilota scontò 4 mesi di carcere. Sei anni dopo, gli Usa versarono 40 milioni di dollari per risarcite le famiglie e per i danni all’impianto. Nel secondo caso, Baghdad 4 marzo 2005, l’agente segreto Nicola Calipari, mentre in auto stava raggiungendo l’aeroporto della capitale irachena per riportare in patria la giornalista Giuliana Sgrena liberata dopo un sequestro, rimase ucciso dalle mitragliate di una pattuglia americana; l’autista, maggiore Andrea Carpani del Sismi e la stessa giornalista del Manifesto, finirono feriti. Giuliana Sgrena raccontò poi che i sequestratori iracheni l’avevano avvisata che gli americani non l’avrebbero fatta rientrare viva in Italia, non avendo gradito il pagamento del riscatto ai terroristi. Anche quella volta l’Italia non ottenne di poter processare il soldato che aveva sparato e ucciso e la Corte di Cassazione ribadì che la competenza era statunitense: il marine portoricano Mario Lozano fu prosciolto dal tribunale italiano e l’allora governo Berlusconi, secondo le rivelazioni di Wikileaks che intercettò dei cablogrammi, si disse intenzionato a bloccare eventuali altre inchieste per non aggravare i rapporti Italia-Usa.

Ma se è prevista la condanna a morte…

Certo però che se, come pare, l’accusa per i due marò italiani può significare ergastolo o, peggio, condanna a morte, le cose cambiano. Pare poi che le incongruenze tra i racconti e la documentazione italiana e indiana discordino su troppi punti fondamentali.

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Una risposta a “Militari, 2 pesi 2 misure

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