L’isola del tesoro italiano


Uomini con la pipa, cachemire o pullover

Sempre e comunque fumo negli occhi

C’erano una volta gli uomini con la pipa. Uomini delle istituzioni, ai massimi livelli, che arringavano la folla e si indignavano pubblicamente quando i servitori dello Stato tradivano ignobilmente il loro mandato. Poi vennero gli uomini con il sigaro, più attenti a creare cortine fumogene attorno alle loro idee. E arrivarono anche quelli dell’abito che non fa il monaco: difensori degli operai, in barca a vela e cachemire, milionari tutori della ricca borghesia, rigorosamente in pullover. Comunque sia, fumo negli occhi.

Per ultimi i banchieri e i loro più illustri funzionari. Dall’altra parte ci sono gli italiani, ci siamo noi che non capiamo dove stiamo andando e soprattutto se, chi sta al timone, segue la rotta che noi vorremmo (quella di casa) o piuttosto la solita, suggerita dagli armatori che puntano immancabilmente verso la loro isola del tesoro, pronti a buttare a mare chi si ammutinerà, per sostituirlo con i fedelissimi che si fanno comprare con quattro manciate d’oro.

A leggere l’entusiasmo con cui il quotidiano conservatore americano Wall Street Journal dipinge il rigore del premier Mario Monti che, di fronte alla riforma del lavoro (sintetizza un titolo)  fa la Thatcher, dovrebbero preoccuparsi le sinistre e rallegrarsi le destre. Il fatto di andare avanti per la sua strada incurante di sofferenze e malesseri dei lavoratori, fa di Monti un idolo della finanza internazionale, di cui egli è figlio (già consulente di Goldman Sachs, come il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, come il premier greco Lucas Papademos che fu vice presidente della BCE). Dal Wall Street Journal Monti è salutato come il paladino di una nuova era, capace di imprimere una svolta. In assenza di controparti (la Thatcher in campo avverso è Susanna Camusso, quasi sola nel difendere la parte più debole degli italiani in crisi), non resta che aspettare per vedere chi, in questa lotta impari del tutti contro uno, alla fine avrà avuto ragione. Stiamo davvero imboccando la via ultra conservatrice tracciata a Londra dalla lady di ferro, e la stiamo già superando con quelle che il giornale statunitense definisce le leggi sul lavoro fra le più restrittive del mondo occidentale?

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2 risposte a “L’isola del tesoro italiano

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