Cameron negli abissi


Gli abissi, quelli veri, in 3D

Cos’hanno in comune Avatar, Aliens, Titanic e la Fossa delle Marianne? Semplice: un regista, il canadese James Cameron. Dopo essersi avventurato tra mondi fantastici e storie reali, Cameron si è calato (è il caso di dirlo) nella realtà che nutre le nostre fantasie, il punto più profondo della Terra dov’è possibile recarsi. Domenica 25 marzo 2012, alla guida di uno speciale batiscafo verde verticale, il Deepsea Challenger, una specie di suppostona di 7 metri e 30 cm realizzata in Australia, Cameron è sceso a 10.898 metri sott’acqua, là dove l’Oceano Pacifico nasconde l’immensa buca che con i suoi 10.924 metri è 2.146 metri più “alta” dell’Everest. E’ la Fossa delle Marianne, depressione tra Giappone- Filippine e Indonesia: un arco depressivo lungo 2.500 km. In quel luogo decisamente inospitale, dove la pressione atmosferica raggiunge i 100 MPa (all’esterno, al livello del mare, la pressione è di 100 kPa), ossia 100 milioni di Pascal (mille volte più di quella che abbiamo in terraferma) James Cameron è rimasto tre ore, filmando in 3D con le 3 telecamere esterne aiutate da fari molto forti, un universo molto particolare e raccogliendo con i bracci meccanici dotati di pinze, campioni di esseri viventi per ricerche di Biologia marina, Microbiologia, Astrobiologia, Geologia marina e Geofisica.

Per raggiungere il fondo, scendendo a 150 metri al minuto, ha impiegato 2 ore e 36 minuti, mentre la risalita si è conclusa in soli 70 minuti. Dopo il primo chilometro di profondità, la luce solare non filtra più e ci si addentra in un buio impenetrabile e totale, dove vivono gli esseri delle tenebre a una temperatura di 3 gradi.

Prima di lui (l’unico ad aver realizzato la discesa in solitaria) ci provò il 23 gennaio 1960 il batiscafo Trieste della Marina statunitense, che aveva due uomini a bordo: il tenente di vascello Don Walsh e Jacques Piccard. In quella missione per la prima volta due esseri umani videro sul fondo strane specie di sogliole lunghe 30 cm e gamberetti, oltre a diverse forme di alghe unicellulari Diatomee, in mezzo a uno sconfinato deserto. Tra la prima missione umana e quest’ultima del 2012, ve ne sono state altre due (giapponese nel 1995 e americana nel 2009) condotte però da robot sottomarini.

La particolarità di questa discesa (preparata in otto anni) sta nel fatto che ne scaturirà un film tridimensionale in collaborazione con National Geographic. Le prime impressioni raccolte dal coraggioso regista, sceneggiatore, produttore e inventore che con Avatar ha realizzato il film di maggiori incassi della storia (oltre 2 miliardi di dollari), sono state: Fuori dal piccolo oblò ho visto un panorama desolato, come una pianura lunare. Mi ha provocato un forte senso di isolamento, facendomi capire quanto siamo poca cosa. Video della missione del National Geographic

I mostri degli abissi marini

In greco la parola cetaceo significava mostro marino. Della famiglia dei cetacei fanno parte balene e delfini. Ma i veri mostri marini sono altri. Della fauna abissale (quella che vive oltre i 2 km di profondità) fanno parte, seppure in numero limitato rispetto a profondità minori: protozoi, poriferi, celenterati, anellidi, crostacei, molluschi, echinodermi, tunicati, pesci. Non avendo a che fare con la luce, hanno colori smorti e uniformi, scheletri e gusci sottili e poco ricchi di minerali. Quando non sono totalmente ciechi, questi animali presentano occhi rudimentali, ma possono anche avere capacità visive al contrario estremamente buone e perfino occhi telescopici. In molti casi questi organismi sono dotati di lunghi tentacoli e di organi luminescenti. Sono inoltre sensibili a variazioni anche minime della temperatura e della salinità dell’acqua. Vivendo in un habitat dalla fortissima pressione, i loro liquidi interni sviluppano un’elevata pressione tale da bilanciare quella esterna. Non essendoci, per l’assenza di luce, piante sul fondo, questi animali sopravvivono cibandosi di ciò che cade dall’alto, ma ci sono anche organismi che mangiano i loro simili: in questo caso sono dotati di bocche e stomaci molto capienti, come nel caso dei mostruosi pesci Saccarofaringidi. In queste foto ho raccolto alcuni esemplari di pesci degli abissi, che ho fotografato al Natural History Museum di Londra. L’esemplare superiore dei tre della foto sopra è un Black loosejaw che si trova in tutti gli oceani (tranne quelli ai poli) alla propfondità di 500 metri: il solo pesce che produce una luminescenza rossa che gli serve per vedere. Ed ecco altri mostri degli abissi… Quello rotondo col ciuffo è la rana pescatrice, detto anche diavolo nero. Vive attorno ai 2.000 metri di profondità (grande 3 cm il maschio e 20 la femmina). L’altro esemplare curioso che riporta un lungo filamento che dal muso compie un 8 lungo il corpo, è un Gigantactis che vive tra 1.500 e 2.000 metri di profondità: il filamento è luminescente.

E poi ci sono le piovre giganti, con cui a volte si sono imbattuti i pescatori dell’Oceano Pacifico. Nel 1957 al largo della Columbia Britannica ne è stata pescata una del diametro di 9,6 metri e del peso di 272 kg, mentre nel 2002 alle isole Chatham vicino alla Nuova Zelanda, è emerso un calamaro di 4 metri (qui in foto), pesante oltre 70 kg. Nel video seguente (del National Geographic) si vedono all’opera una piovra e uno squalo. Sono stati filmati nottetempo dai ricercatori dell’acquario di Seattle, che non si spiegavano il perché dell’improvvisa moria degli squali: in fondo niente era stato cambiato in quella enorme vasca popolata da squali. Niente, tranne l’inserimento di una grande piovra…

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