I ghetti non finiscono mai


Preso l’ultimo grande ricercato nazista

Csatàry in Ungheria è un cognome diffuso, ma chi, sapendo di avere sulla coscienza almeno 16.000 vite umane, avrebbe potuto sentirsi sicuro facendosi chiamare col suo vero nome? Làszlò Csizsik Csatàry non solo lo ha fatto, ma ha vissuto per molti anni tranquillamente col suo cognome scritto a mano sotto la targhetta Smith della cassetta della posta di una elegante casa in un quartiere bene di Budapest. Chi è questo signore di 97 anni, arrestato in questi giorni dalla polizia ungherese dopo 67 anni di latitanza e scovato nella sua casa dai giornalisti del quotidiano inglese The Sun? E’ il criminale nazista fino ad ora più ricercato. Questo ricco pensionato è ritenuto responsabile di aver fatto eliminare 15.700 ebrei facendoli deportare nel 1944 nei lager nazisti. Il Centro Simon Wiesenthal (che prosegue la sua ricerca dei responsabili della Shoa anche dopo la morte del suo fondatore nel 2005) ha infatti portato gli ungheresi sulla pista giusta dopo anni di indagini e grazie al foraggiamento di chi ha fornito le informazioni decisive per l’identificazione, costata 25.000 dollari nel 2011, di quel gentile vecchio dagli occhi azzurri che nel quartiere era chiamato familiarmente Papà Csatàry.

Come capo della polizia reale ungherese della città (oggi slovacca, ma al tempo ungherese) di Kosice, dal ghetto ebraico che comandava fece deportare un primo nucleo di 300 ebrei, poi dal 15 maggio al 2 giugno del ’44 dalle due fornaci cittadine di cui era responsabile e dove la maggioranza ebraica venne assiepata, Csatàry ne inviò ai campi di sterminio di Auschwitz e Buchenwald altri 15.700 dentro 5 convogli prima di lasciare il paese quando l’Armata Rossa si stava facendo troppo vicina: fu proprio Kosice la sede, nel 1945, del primo governo della Cecoslovacchia liberata. Di lui testimoni ricordano che frustava le donne e che ordinò torture di massa (nella foto il cimitero ebraico del paese).

Csatàry, ungherese di nascita, riuscì a far perdere le tracce fuggendo in Canada a Montreal e Toronto dove, con una nuova identità, fece il commerciante d’arte fino al 1997, quando fu scoperto e le autorità locali gli revocarono la cittadinanza canadese. Ma riuscì a lasciare il paese nuovamente con documenti falsi, prima che i canadesi potessero prendere provvedimenti.

E’ poi ricomparso in Ungheria col suo vero cognome: sicuro che nessuno l’avrebbe cercato nonostante la condanna a morte pronunciata nei suoi confronti dal tribunale cecoslovacco? Fiducioso che nessuno avrebbe più voluto imprigionare un vecchio? Desideroso di smettere di nascondersi o in cerca di espiazione attraverso la giustizia umana? Sarà forse lui stesso a dirlo negli interrogatori a cui è sottoposto.

Curioso, a proposito di ghetti, leggere sulla stampa slovacca la notizia di un nuovo ghetto, proprio nel Comune di Kosice dove 67 anni c’era quello ebraico: ghetto oggi contiene gli zingari. Naturalmente non si tratta di una struttura cinta da mura come all’epoca dei nazisti, ma in ogni caso Na Demetri, quartiere di 7.000 rom che abitano abusivamente molti condomini, è stato abbattuto questa primavera. I ghetti non finiscono mai (foto di Csatàry da The Sun).

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