In diretta dalla Siria


In diretta con Aleppo, poi riprende il bombardamento

Murad ha 30 anni, è siriano. Ma Murad non è il suo vero nome. Si trova ad Aleppo, la città più popolosa della Siria (1.900.000 abitanti), la capitale del nord del paese; città che da tre mesi è sotto i bombardamenti dell’esercito del dittatore Assad.

Murad mi dice che imbraccia un’arma ogni volta che c’è bisogno. Aleppo si sta preparando alla liberazione, mi dice: Tra qualche giorno ci sarà casino.

Da mezzanotte a mezzogiorno non sono mai cessati i bombardamenti dei paesi della campagna. Ieri c’è stato un forte combattimento a nord di Aleppo, ad Izaz vicino al confine con la Turchia. In zona sono arrivati centinaia di ragazzi armati e presto saremo liberi dall’esercito.

Cosa succede a chi viene catturato? Gli chiedo. Lo torturano fino alla morte: è successo due settimane fa a tre studenti di medicina che curavano i manifestanti feriti. Li hanno torturati e bruciati. Un amico ha visto il corpo di uno di loro al funerale…Io ho visto un altro uomo bruciato sulla strada che da Aleppo va a Izaz.

Com’è oggi la situazione in città? Si spara da tre mesi, ci sono tanti soldati per le strade, tante barriere e alle 9 di sera nessuno esce di casa: solo gli uomini armati.

Ci sono stranieri tra i rivoltosi? Non ne ho visti, anche se so che un arabo era arrivato per combattere, ma gliel’hanno impedito perché solo i siriani possono muoversi in queste zone e capire chi sta da una parte e chi dall’altra. Non è facile, bisogna conoscersi zona per zona e famiglia per famiglia. Per questo c’è molta diffidenza verso chiunque non sia del posto. C’è sempre il sospetto… La gente è contro Assad, tranne qualcuno della minoranza alawita (gruppo religioso reverente ad Alì cugino di Maometto, a cui aderisce il presidente); gran parte dei cristiani è neutrale.

E come si vive? In miseria, la situazione è difficile. In campagna è pieno di carri armati, a Homs sono da mesi in città.

Ma da quanto tempo covava la stanchezza per il regime di AssadDagli anni Ottanta, dalla prima rivoluzione. Nel 1982 il padre del presidente bombardò la città di Hama uccidendo una quarantina di persone in un mese. Quell’episodio fermò i disordini; la gente aveva paura. Poi il potere passò al giovane Assad che per due anni fece anche cose buone, la gente era ottimista… lasciò la libertà di parlare di politica…

E cosa ha scatenato questa rivoluzione? Ne parliamo poi, magari resto vivo. Adesso è iniziato ancora il bombardamento. Bastardi del cane Assad!

Così dopo poco più di un’ora si interrompe la comunicazione. Nel video uno dei razzi che hanno colpito la città il 20 luglio 2012

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