Incubo Siria


I bimbi di 8 anni arrestati e torturati

Ai padri la polizia rispose: Dimenticateli

o mettiamo con loro le vostre donne!

Murad, il trentenne che mi parla da Aleppo in Siria, dopo quasi 3 ore di bombardamenti riprende il racconto. Ci hanno presi a cannonate e gli elicotteri sparavano dal confine…

Quando i rivoluzionari catturano dei soldati del regime, entrano in possesso anche di armi pesanti, tipo carri armati? Carri no perché a guidarli sono sempre gli Alawiti, i più fedeli al regime.

Ma secondo te, il presidente Assad (nella foto) sta per lasciare il potere come più volte si dice in Occidente? Ha avuto tante opportunità per farlo, ma se ne andrà solo con la forza e siamo agli ultimi giorni del regime: saranno giorni duri. Lui farà di tutto per non cedere, prima rovinerà il paese e ci vorranno anni per ricostruirlo.

In quali condizioni vivete sotto la sua dittatura? Lavorando 16 ore al giorno per vivere come bestie. E tutto per colpa della fortissima corruzione: non puoi lavorare se non dai parte del tuo guadagno a un ufficiale o a un funzionario di regime.

Cosa può fare il mondo per voi? Il mondo!!! Esiste, scusa? Il regime ci ha massacrato e così da oltre un anno ci siamo difesi da soli perché a nessuno interessa fare qualcosa per noi. Il popolo non vuole interventi militari stranieri, ma chiede che l’Occidente metta fine ai rapporti con questo regime criminale.

Avete paesi amici, chi vi aiuta? Non posso rispondere, ma non abbiamo paesi amici, abbiamo popoli amici.

Murad va indietro alle cause ultime dello scoppio della rivoluzione: la dittatura siriana, mi spiega, non è mai stata “dal volto umano”. Il la è stato lanciato il 2 febbraio 2011 quando i padri di 15 bambini dagli 8 ai 10 anni, alunni di quarta elementare di una scuola della città agricola di Daraa, chiesero al capo della polizia locale di rilasciare i loro figli arrestati. I bambini avevano scritto sui muri della scuola alcuni slogan della rivoluzione egiziana e per questo la polizia li aveva presi. Gli venne allora risposto: Dimenticateli, o mettiamo con loro le vostre donne! Un affronto gravissimo, nella cultura mediorientale, per un uomo sentir minacciata la propria donna. Il venerdì seguente erano tutti in piazza e le forze di sicurezza uccisero 4 manifestanti. I bambini in seguito furono rilasciati, ma tutti portavano i segni delle torture. Il presidente Assad assicurò pubblicamente che il responsabile sarebbe stato punito, ma non avvenne.

Quella è stata la miccia, ma altri episodi erano già successi, isolati. Come nel 2009 l’arresto di una blogger di 18 anni, Tal Al-Mallouhi, di Homs. Per i suoi giudizi critici rispetto al governo, espressi in rete, la ragazza (nipote di un ex ministro) dopo che sul suo blog aveva invitato il presidente a facilitare il passaggio alla democrazia, fu accusata di essere una spia della CIA e venne arrestata: dopo due anni, il 17 febbraio 2011, subì la condanna a 5 anni che sta ancora scontando nel carcere di Duma. A proposito di donne, il 27 marzo 2012 vennero arrestate in un ristorante Salma Musalam, Shaza Bagadadi e Dima Al-Amir, condotte in un carcere tristemente celebre per le torture che vi si praticano. Il 3 aprile 2012 fu la volta dell’infermiera Mu’mina Abudlghani a Hama. Il 21 maggio 2012 venne arrestata la fotografa di Yabla, Mayida Mahmoud. Il 27 maggio 2012 Nuran Ghamian (tuttora detenuta), sua madre e un gruppo di attiviste finirono in carcere perché protestavano contro l’assassinio di 50 bambini a Houla. Il 6 giugno 2012 venne arrestata la studentessa universitaria di Latakia, Maa Murali. Queste sono solo alcune delle centinaia di donne arrestate e torturate, come racconta il video di Al Arabiya.

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