Calderoli, scorta dimezzata


Stop alla scorta per villa Calderoli

E’ costata 900mila euro

Otto agenti (Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza), per sei anni hanno fatto la guardia ad una villa in provincia di Bergamo, per gran parte del tempo rimasta vuota. Hanno così vigilato attentamente su due cani lupo, un pappagallo Ara, un pony e un’aquila che costituiscono il patrimonio faunistico di un allora ministro della Repubblica Italiana (da 9 mesi ex ministro). Se l’avessero fatto per hobby, gratis e fuori servizio, per la passione per gli animali, non ci sarebbe nulla di male; anche se vegliare a turno giorno e notte una casa sotto il sole, la grandine e la neve, non è proprio simpatico (come riparo per gli agenti era stata predisposta una pensilina). Il guaio è che quella vigilanza continua, che solo la necessità di ridurre le spese statali – causa crisi – ha fatto finalmente sopprimere, è costata ai contribuenti italiani 900.000 euro (45 anni di stipendio di un professore delle medie o giù di lì).

Il ministro in questione è Roberto Calderoli della Lega e la villa sta sulle colline di Mozzo, dove Calderoli trascorre però poco del suo tempo. Dal 13 agosto 2012 quindi quegli uomini sono stati dirottati a servizi (probabilmente) più consoni al loro ruolo di forze dell’ordine, mentre altrettanti 8 agenti sono rimasti al servizio permanente dell’ex ministro. Motivo di tanta sorveglianza? La vicenda della maglietta con la caricatura di Maometto indossata da Calderoli nel 2006 ed esibita in tv per supportare il diritto a scherzare su qualunque dio. Tutto era nato dalla caricatura di Maometto pubblicata il 30 settembre 2005 dal quotidiano danese Jyllands- Posten: caricatura che aveva provocato molte proteste nel mondo islamico e anche decine di morti, in quanto per la religione islamica, di dio è sacrilego perfino farne una raffigurazione a scopo religioso, figurarsi caricaturale! Così per quelle vignette si moltiplicarono le proteste in molti Paesi e ci furono 16 morti (8 in Afganistan, 5 in Pakistan, 2 in Somalia, 1 in Turchia – il sacerdote Andrea Santoro) più un numero imprecisato di altri morti tra i 130 degli scontri di religione in Nigeria; e le sedi diplomatiche danesi, austriaca, italiana, norvegese, della UE vennero assaltate e spesso bruciate, tra Indonesia, Somalia, Palestina, Siria, Libano, Iran, Pakistan, Libia. In quella polveriera il ministro italiano della semplificazione Calderoli   decise di prendere posizione pro vignette e due giorni dopo la sua esibizione su Raiuno, quando il 15 febbraio 2006 fece intravedere la t-shirt in questione, in Libia a Bengasi venne assaltato, saccheggiato e dato alle fiamme il consolato italiano, con 11 manifestanti uccisi dalla polizia locale.

A 9 mesi esatti dall’avvio del governo Monti, questa scorta a villa Calderoli è stata rimossa con evidente sollievo dei sindacati di Polizia, ma non dei contribuenti italiani che erano ignari di questo ennesimo spreco. Tra parentesi, il consolato di Bengasi dato alle fiamme, non è più stato ricostruito: almeno non ancora. Ragionando su quel gesto di Calderoli in tv, ognuno può appiccicargli l’aggettivo che sente più consono: di certo è costato caro, e non solo in termini economici.

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