Piani Usa di auto-attacchi


In picchiata dentro la società globale

11 settembre 2001. E’ andata proprio come ci è stato raccontato? A credere all’opzione dell’auto- attentato dovrebbero essere prima di tutti gli strateghi americani che, negli anni, hanno ipotizzato attacchi simulati per spingere l’opinione pubblica (americana e/o mondiale) a sostenere l’invasione di altri Paesi. Il più celebre piano in tal senso è l’Operation Northwoods, concepita nel 1962 dal generale Lyman Lemnitzer (nella foto), capo degli Stati Maggiori Riuniti e poi diventato comandante supremo della NATO nonché comandante delle forze Usa in Europa. (immagine del titolo Deesillustration.com)

Operazione Northwoods

Mai attuato perché respinto dal presidente americano Kennedy, il piano prevedeva attacchi terroristici contro obiettivi in territorio americano, compiuti sotto copertura e fatti passare come azioni di uomini del regime di Fidel Castro. Titolo del progetto segreto: Justification for US Military Intervention in Cuba (Giustificazione per un intervento militare statunitense a Cuba). In 1.521 pagine il piano dettagliato presentato a Kennedy il 13 marzo 1962, divenne di pubblico dominio il 30 aprile 2001. Tra i punti cardine c’erano: una serie d’incidenti nella base americana di Guantanamo, apparentemente condotti da forze cubane, con sbarco di finti soldati cubani che avrebbero poi dovuti essere catturati, esplosione di munizioni dentro la base, incendio di un aereo in pista e affondamento di una nave all’ancora; colpi di mortaio contro la base e cattura di finti gruppi di miliziani. Il tutto andava condito con finti funerali di finte vittime (possibilmente una decina). A quel punto gli Stati Uniti avrebbero prima distrutto i loro stessi mortai che avevano colpito la base e poi avrebbero avviato operazioni militari su larga scala contro l’intera isola di Cuba, occupandola.

Il documento top secret proseguiva indicando possibili varianti: Si potrebbe far esplodere una nave americana a Guantanamo e incolpare Cuba; si potrebbe abbattere un velivolo telecomandato (senza equipaggio) sulle acque territoriali cubane. Potremmo causare un simile incidente vicino a l’Avana o a Santiago come spettacolare esito di un attacco cubano dal mare o dal cielo o da entrambi… Gli Stati Uniti potrebbero procedere con una operazione di salvataggio via aerea e navale coperta da caccia per evacuare i sopravvissuti di un equipaggio inesistente. Liste di vittime sui giornali porterebbero un’utile ondata di indignazione nazionale. Potrebbe essere avviata una campagna terroristica di matrice comunista cubana nella zona di Miami, in altre città della Florida o addirittura a Washington… Potremmo affondare una barca di cubani in rotta verso la Florida, nella realtà o con una simulazione. Potremmo realizzare l’esplosione di alcune bombe al plastico in manifestazioni sportive selezionate…

Il piano prevedeva anche di attaccare la Repubblica Domenicana usando munizioni in uso nel blocco sovietico per far ricadere la colpa su Castro. Oppure pensavano di usare caccia di produzione sovietica pilotati da aviatori americani per attaccare navi civetta statunitensi e di far distruggere da un finto Mig un aereo telecomandato americano. Un F-86si legge nel documentoadeguatamente riverniciato potrebbe convincere i passeggeri di aver visto un Mig, a maggior ragione se il pilota dovesse annunciare l’evento. L’inconveniente principale di questa ipotesi è il rischio implicito nel reperimento o nella modifica dell’aereo. Tuttavia, copie credibili di MiG possono essere realizzate negli Stati Uniti in tre mesi. Eccetera eccetera.

Ma ora viene il bello…

Justification for US Military Intervention in Cuba prosegue: È possibile provocare un incidente che dimostri in modo convincente che un aereo cubano abbia attaccato e abbattuto un velivolo charter civile in volo dagli Stati Uniti verso Giamaica, il Guatemala, Panama o il Venezuela. La destinazione potrebbe essere scelta in modo che il piano di volo incroci Cuba. I passeggeri dovrebbero essere un gruppo di studenti universitari in vacanza o qualsiasi gruppo di persone con interessi comuni tali da giustificare un volo charter e non di linea. Un aereo della base aerea di Eglin AFB verrebbe riverniciato e rinumerato come un duplicato esatto di un aereo civile, di proprietà di un’organizzazione facente capo alla CIA nell’area di Miami. Al momento previsto, il duplicato sostituirebbe l’aereo originale e vi sarebbero imbarcati i passeggeri prescelti, tutti con identità opportunamente preparate. L’aereo originale verrebbe sostituito da un velivolo radiocomandato. Gli orari di decollo del velivolo radiocomandato e di quello reale verrebbero sincronizzati per permettere un incontro a sud della Florida. Dal punto d’incontro, l’aereo civile scenderebbe a quote molto basse e si dirigerebbe direttamente a un campo ausiliario della base aerea di Eglin, equipaggiata per l’evacuazione dei passeggeri e per riportare l’aereo alle condizioni originarie. Nel frattempo, il velivolo radiocomandato proseguirebbe lungo il piano di volo previsto. Giunto sopra Cuba, il drone trasmetterebbe sulle frequenze internazionali d’emergenza il segnale di “MAYDAY”, dichiarandosi sotto attacco da parte di un MiG cubano. La trasmissione verrebbe interrotta e la distruzione del velivolo sarebbe innescata da un radiosegnale. Ciò permetterebbe alle stazioni radio ICAO nell’emisfero occidentale di informare dell’accaduto gli Stati Uniti, invece di costringerci a tentare di “rivendere” la storia dell’incidente.

 

Un’altra opzione. 4 o 5 caccia F-101 saranno inviati dalla base aerea di Homestead, in Florida, nelle vicinanze di Cuba. La loro missione sarà quella di invertire la rotta e simulare caccia nemici per una esercitazione nel sud della Florida. Questi aerei potrebbero fare frequenti variazioni di rotta. Gli equipaggi riceverebbero istruzioni di mantenersi oltre le 12 miglia dalle coste cubane. Tuttavia sarebbero equipaggiati con munizionamento reale per fronteggiare eventuali iniziative ostili dei MiG cubani. Durante uno di questi voli, un pilota precedentemente istruito, chiuderebbe la formazione mantenendo una notevole distanza tra i velivoli. Giunto vicino a Cuba, questo pilota trasmetterebbe di essere stato attaccato dai MiG e scenderebbe di quota, senza ulteriori comunicazioni. A quel punto si dovrebbe dirigere direttamente a ovest a bassissima quota e atterrare in una base ausiliaria di Eglin. L’aereo sarebbe subito preso in carico da personale adeguato e gli sarebbe dato un nuovo numero di serie. Il pilota, che avrebbe condotto l’operazione sotto falso nome, tornerebbe alla sua identità e alla sua normale attività. A quel punto aereo e pilota sarebbero scomparsi. Alla stessa ora del presunto abbattimento, un sottomarino o una piccola imbarcazione di superficie spargerebbe parti di F-101, paracadute e altro all’incirca a 15 o 20 miglia dalla costa cubana e si disimpegnerebbe. I piloti di ritorno ad Homestead racconterebbero una storia autentica, per quel che ne sanno. Navi ed aerei da recupero potrebbero essere inviati, trovando parti dell’aereo.

 

Un altro pretesto

Questo 50 anni fa. Ma in tempi a noi vicini (2 febbraio 2007) Zbigniew Brzezinski (in foto) già segretario alla Sicurezza Nazionale col governo del democratico Jimmy Carter, alla Commissione Difesa del Senato degli Stati Uniti considerò possibile organizzare negli Stati Uniti un attentato terroristico per poi attribuirne la colpa al terrorismo straniero e scatenare una guerra. Brzezinski informò il Senato che l’amministrazione Bush cercava un pretesto per attaccare l’Iran. Della sua incredibile informativa i media tacquero, a parte il Financial Times, che trattò la cosa come poco rilevante. L’Associated Press ne parlò senza dire che l’attentato sarebbe potuto avvenire in territorio americano. Ma non sfuggì al diplomatico Sergio Romano che così scrisse in un articolo sul Corriere della sera nel 2007: Recentemente Zbigniew Brzezinski ha rilasciato una dichiarazione al Foreign Relations Committee del Senato Usa, in cui affaccia l’ipotesi di un attentato costruito ad hoc dall’amministrazione Bush, magari sul territorio statunitense, al fine di creare l’occasione per attaccare l’Iran e far esplodere una guerra totale contro l’Islam. L’ipotesi avanzata da una tale personalità in una sede ufficiale impressiona e, d’altra parte, non può essere campata per aria, considerando la necessità del sistema politico-economico che sostiene George W. Bush di non perdere le prossime elezioni. Oggettivamente, l’unica speranza di vittoria sembra essere quella di inventare un nemico terribile per ricompattare l’elettorato americano su posizioni oltranziste e nazionaliste: obiettivo possibile data l’ingenuità dell’elettorato, il sostegno dei media.

PNAC, ovvero Il fine giustifica i mezzi

PNAC, Project for the New American Century (Progetto per il Nuovo Secolo Americano) è un istituto di ricerca di Washington, di stampo conservatore, collegato al Dipartimento Difesa, ai servizi segreti, al Partito Repubblicano e alla prestigiosa Council on Foreign Relations, associazione in cui leader politici, uomini d’affari, banchieri, rettori, direttori di giornali, si incontrano per dare le linee alla politica estera americana.

Dalla nascita nel 1997 il PNAC dichiara l’obiettivo di aiutare gli Stati Uniti a diventare leader del mondo. Evidentemente con qualunque mezzo. Tra i fondatori Dick Cheney (vice presidente Usa sotto George W Bush) e Donald Rumsfeld (segretario alla Difesa dello stesso governo).

Autunno 2000, l’istituto pubblica un “curioso” documento: Rebuilding America’s Defenses (Ricostruendo le difese dell’America) a firma di Thomas Donnelly (in foto) vice direttore del PNAC (autore nel 2010 del libro Lezioni per una lunga guerra: come l’America può vincere su nuovi campi di battaglia), dello storico Donald Kagan e del futuro presidente del Progetto di una Nuova Cittadinanza e già consulente del Dipartimento Difesa, Gary Schmitt. Tra le 27 persone che vi collaborano, oltre a docenti della National Defense University, di Harvard e Yale, militari dell’Accademia di West Point, l’attuale Sottosegretario alla Difesa per l’Intelligence Michael Vikers, esperti di strategie ed esponenti di 4 corporation che si occupano di programmi di sicurezza nazionale, sicurezza globale e simulazioni, ci sono Lewis Libby (capo dello staff di Cheney) e Paul Wolfowitz (vice di Rumsfeld).

Pax Americana, una volta si chiamava imperialismo

Nel documento di 76 pagine si dice che gli Stati Uniti progettano di essere coinvolti simultaneamente in diversi teatri di guerra. Si dice subito di cosa hanno bisogno gli Usa: 1) difendere il territorio americano; 2) combattere e vincere più guerre simultanee nei più importanti scacchieri mondiali; 3) svolgere compiti di “polizia” in regioni critiche; 4) sfruttare la “rivoluzione negli affari militari”….

Dobbiamo quindi: mantenere la superiorità nucleare; ripristinare le forze militari e riposizionarle spostandole nel Sud-EstEuropa e nel Sud-Est asiatico; cambiare i modellidi dispiegamento delle navi in Asia orientale. Segue un elenco di mezzi e tecnologie militari da potenziare, approfittando di un bilancio economico favorevole, portando gradualmente le spese per la Difesa dal 3,5 al 3,8% del PIL, aggiungendo annualmente 20 miliardi di dollari per gli armamenti, come fattore indispensabile per mantenere la leadership mondiale e il più ampio progetto definito Pax Americana. Ma, visto che il documento usa un termine latino, sarebbero stati più coerenti se avessero usato la frase romana: Si vis pacem, para bellum (Se vuoi la pace, prepara la guerra). Per ottenere risultati nelle 4 missioni essenziali: Gli Usa devono riorganizzare le forze armate, che non appaiono adeguate, e non ritirare le forze di “polizia” sparse nel mondo per non lasciar spazio a dittatori locali che potrebbero dar vita a piccole guerre sfidando gli interessi americani.

… Come Pearl Harbor

Ma è a pag. 51 del documento dell’anno 2000, in una frasetta che qualcuno ha colto solo a posteriori, che sta (per i complottisti) la spiegazione dell’11 settembre: Inoltre il processo di trasformazione (delle forze armate, ndr) anche se porta un cambiamento rivoluzionario, sarà probabilmente molto lungo in assenza di qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor. E La Pearl Harbor è puntualmente arrivata l’anno seguente, anche stavolta dall’Oriente, anche stavolta dal cielo.

Forte minaccia esterna uguale facile consenso

E su come ottenere il consenso in politica internazionale (leggi nuove guerre), l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski, nel suo libro The Grand Chessboard (La grande scacchiera) il 17 settembre 1998 a pagina 211 suggeriva una soluzione: In America, in quanto società sempre più multiculturale, può risultare più difficile ottenere il consenso su questioni di politica estera, fatta eccezione nel caso di una percepita grande minaccia esterna diretta.

Volendo aggiungere anche una dichiarazione del 1994 dell’influente finanziere David Rockefeller al Consiglio Economico delle Nazioni Unite, si ha un quadro migliore sui cambiamenti globali che stiamo vivendo e di cui siamo tutti vittime: Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta grande crisi e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale.

Sono strategie che fanno pensare che i grandi burattinai esistano davvero. E se loro muovono i fili, noi, di conseguenza, siamo…

Le basi Usa in Europa e in Asia

Nel Rebuilding America’s Defenses si parla anche di ridispiegamento delle forze militari. Mantenere le basi militari nei punti strategici del mondo è l’espressione della potenza americana. La nostra rete di alleanze fornisce il mezzo più efficace ed efficiente per l’esercizio di una leadership globale americana, i benefici superano di gran lunga gli oneri… Le operazioni delle forze americane e alleate all’estero forniscono la prima linea di difesa di ciò che può essere descritto come il “perimetro di sicurezza americana”… La guerra aerea in Kosovo offre un vivido esempio: durante l’Operazione Allied Force, aerei da guerra degli Stati Uniti e la NATO sono stati sparsi in tutto il continente europeo e anche in Turchia asiatica, costretti in un modello molto diffuso e molto complesso di operazioni – che richiede ampi sforzi di rifornimento e limitando la campagna stessa – dalla mancanza di adeguate basi aeree nel sud-est Europa. La rete di impianti americani all’estero richiede riconfigurazione come la struttura delle forze USA… Spostando il fulcro del conflitto in Europa, la necessità delle basi statunitensi nel nord e centro Europa rimane. La regione è stabile, ma una presenza costante americana aiuta ad rassicurare le maggiori potenze europee, in particolare la Germania, che gli Stati Uniti manterranno il proprio interesse di lunga data per la sicurezza nel continente. Questo è particolarmente importante alla luce dei nascenti movimenti autonomistici europei. Inoltre, molti degli impianti attuali e le strutture forniscono infrastrutture preziose per il supporto delle forze americane in tutta Europa e per il rinforzo in caso di crisi. Con le basi aeree in Inghilterra e in Germania e le unità dell’esercito in Belgio e in Germania, gran parte dell’attuale rete di basi americane nel nord e centro Europa resta attuale come durante la guerra fredda… US Army Europa dovrebbe essere trasformata da un corpo unico di due divisioni pesanti e unità di supporto, in versatili combinati di unità in grado di azioni indipendenti e di spostarsi su distanze operative. USA Air Force in Europa va riorientata. Le infrastrutture attuali in Inghilterra e Germania vanno mantenute. La base aerea della NATO di Aviano, in Italia, base principale per le operazioni aeree sui Balcani, ha bisogno di essere sostanzialmente migliorata. Come per le forze di terra, andrebbe creato in Ungheria un permanente e moderno aeroporto della NATO e degli Stati Uniti per il sostegno centrale e meridionale. In Turchia, la base aerea di Incirlik, sede di Operation Northern Watch, va ampliata e magari integrata con una nuova base nella Turchia orientale.

Il continuo sviluppo di forze nei Balcani riflette un impegno degli USA per la sicurezza della regione…

Iraq e Asia

Nel lungo periodoprosegue il documento del 2000l’Iran potrebbe rivelarsi una grande minaccia per gli interessi degli Stati Uniti nel Golfo…

L’attuale pianificazione delle forze degli Stati Uniti prevede lo stazionamento in Asia di circa 100.000 soldati. La prospettiva è che l’Asia orientale diventi una regione sempre più importante, segnata dal crescente potere cinese…

 

Corea. 37.000 americani sono nella guarnigione in Corea del Sud solo per proteggere dalla possibilità di un’invasione da Nord. E queste sono le sole forze nordamericane permanenti nel continente asiatico. Avranno ancora un ruolo vitale da svolgere nella strategia di sicurezza degli Stati Uniti in caso di unificazione delle due Coree e con l’ascesa del potere militare cinese. Inoltre le forze Usa potrebbero avere un ruolo nelle operazioni di stabilità nella Corea del Nord. Serve rafforzare quelle forze, specialmente per difenderle da attacchi missilistici e per limitare gli effetti della massiccia capacità di artiglieria della Corea del Nord.

 

Giappone. Una logica simile depone a favore del mantenimento di forze consistenti in Giappone. Negli ultimi anni, lo stazionamento di grandi forze a Okinawa è diventato sempre più controverso nella politica giapponese. Se gli Stati Uniti restano nell’area come garante della sicurezza nel Nordest asiatico, di fatto tengono insieme un’alleanza i cui altri pilastri principali sono la Corea e il Giappone.

 

Sud-Est asiatico. Qui le forze americane sono troppo scarse per affrontare in modo adeguato i crescenti requisiti di sicurezza. Dal momento che ci siamo ritirati dalle Filippine nel 1992, la nostra presenza militare permanente nel sud est asiatico è scarsa. Fatta eccezione per il pattugliamento di routine da parte delle forze navali e marine, la sicurezza di questa regione strategicamente importante e sempre più tumultuosa ha sofferto dell’abbandono americano…

America Latina. Attualmente, US Southern Command, il comando regionale del Pentagono per l’America Latina, si sta muovendo per attuare un piano per “avanti sedi operative” per compensare la perdita di Base Howard Air Force a seguito del ritiro degli Stati Uniti da Panama e il ritorno di Zona del Canale. Per raggiungere la piena copertura della regione per Counterdrug operazioni, il comando prevede di utilizzare aeroporti che vanno da Puerto Rico all’Ecuador per assicurare un accesso adeguato alle forze americane operative in 24 ore, per qualsiasi operazione; hanno un adeguato controllo del traffico aereo, hanno piste di almeno 8000 piedi che sono in grado di portare aerei da carico pesanti; hanno moderni rifornimenti e servizi di emergenza, lo spazio per parcheggiare la rampa più AWACS-size aerei ecc…

Dopo il capitolo sullo stato delle forze armate, ecco quello delle spese. E nel finale: La pace americana attuale sarà di breve durata se gli Stati Uniti diventano vulnerabili agli Stati canaglia dotati di piccoli e poco costosi arsenali di missili balistici e testate nucleari o altre armi di distruzione di massa. Non possiamo permettere che la Corea del Nord, l’Iran, l’Iraq o altri Stati simili, minino la leadership americana, intimidiscano gli alleati americani o minaccino la patria americana.

Studi per danneggiare i cervelli di intere popolazioni

Nel suo libro Between two ages: America’s rôle in the technotronic era, uscito nel 1970, il democratico Zbigniew Brzezinski si spingeva anche in avveniristici scenari di guerra totale: Il geofisico Gordon J.F. MacDonald, (morto nel 2002, qui nella foto, ndr) specialista in operazioni militari, sostiene che lampi elettrici artificiali di durata calcolata potrebbero portare a oscillazioni tali da produrre livelli di potenza relativamente alti in certe regioni della Terra. Così si potrebbe sviluppare un sistema per danneggiare gravemente le funzioni cerebrali di intere popolazioni in regioni specifiche in un periodo protratto E aggiunge: Per quanto possa essere preoccupante per alcuni l’idea di impiegare l’ambiente per manipolare il comportamento per il vantaggio nazionale, la tecnologia che consente un tale uso sarà sviluppata entro le prossime decadi.

Il controllo del Grande Fratello

Sempre nel 1970, centralizzando il ruolo della tecnologia per costruire una società più controllata, Brzezinski profetizzò la nascita di un Nuovo ordine Mondiale gestito da pochi plutocrati: Non intralciata dalle limitazioni dei valori tradizionali del liberalismo, quest’élite non esiterà a conseguire i propri fini politici, adoperando le più avanzate tecnologie per influire sul comportamento pubblico e per tenere la società sotto stretta sorveglianza e controllo. Lo slancio tecnico e scientifico sarà alimentato dalle situazioni che, di volta in volta, saranno sfruttate.

Non è un caso che in America si caldeggi l’inserimento di microchip sottopelle: lo stesso Obama ha dichiarato che se sarà di nuovo presidente, nel 2013 renderà obbligatorio per ogni americano avere un microchip sottopelle perchè all’occorrenza i medici possano interrogare il corpo del paziente così come già avviene per le automobili dotate di centralina elettronica. Il sistema si chiama Verichip ed è già partito in Messico: si tratta di inserire sottopelle un microchip grande quanto un granello di sabbia. E’ in arrivo anche in Europa. Ciò ha stimolato la fantasia xenofoba del candidto repubblicano al Congresso, Pat Bertroche: Se il mio cane ha un microchip sottopelle, perchè non possiamo metterlo anche ai messicani così da controllarne i flussi?

Ma anche in Italia, ogni nostro passo è ormai tracciato: dal cellulare al satellitare, dai bancomat alle carte di credito, dai telepass alle telecamere… (disegno Deesillustration.com)

Malgrado i suggerimenti forniti a strateghi e politici che dimostrano il grado della sua umanità, il politologo di origine polacca nel 2008 è stato pubblicamente ringraziato da Barack Obama per i servigi resi alla nazione americana.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...