Repressione in Cile


Gli indigeni rivogliono la terra dei loro padri

La stampa boliviana attraverso il periodico plurinazionale Cambio e il sito cileno mapuexpress.net, portano a conoscenza la denuncia dei rappresentanti indigeni della comunità Mapuche di Temucuicui, regione dell’Araucanía al centro del Cile, per la violenza scaturita dal tentativo degli indigeni di riprendersi le loro terre native.

Secondo il portavoce Mijael Carbone, i carabineros li hanno allontanati a decine in forma violenta dopo che i nativi erano pacificamente entrati nelle loro terre che gli erano state usurpate.  Molti gli arrestati e i feriti. Si è parlato di una violente brutalità nei loro confronti, senza considerare che c’erano donne, bambini e anziani.

L’intervento è avvenuto mentre gli indigeni lavoravano per la preparazione della coltivazione nelle proprietà che oggi costituiscono i fondi di La Romana e Montenegro e nei terreni adiacenti sfruttati dalle imprese forestali Mininco e Araucoellos.
I  Mapuches del Cile hanno ripreso a rioccupare le loro terre, mentre il governo ha convocato per il 25 settembre un vertice di sicurezza per discutere la situazione: incontro molto importante, secondo il portavoce presidenziale Andrés Chadwick, data la recrudescenza dello scontro locale. E l’obiettivo, ha sottolineato, è potenziare l’azione del governo, della polizia e del Ministero dell’interno.

Circa i diritti della popolazione locale, i dirigenti degli indigeni avvertono della presenza di formazioni paramilitari nella regione, che attuano azioni subdole per incolpare di atti di violenza i Mapuches; e Jorge Huenchullán, portavoce della Comunidad autónoma de Temucuicui, Comune di Ercilla, denuncia che i paramilitari responsabili di questi atti violenti sono figli di agricoltori ed ex poliziotti.

Ecco il racconto del sito locale. Nella mattina del 24 settembre, le comunità We lof e Reñico alla periferia di Traiguen e Lumaco hanno iniziato il recupero del loro territorio oggi detenuto da Forestal Masisa S.A.: 700 ettari che si trovano nell’area detta Il pantano. Le nostre comunitàdicono gli indigenisono formate soprattutto da giovani e abbiamo deciso di riprenderci la nostra terra per il silenzio dello Stato dopo la nostra richiesta.

Gli indigeni hanno chiamato a raccolta le comunità vicine dicendo che la loro decisione andrà avanti fino alla fine Col recupero del nostro spazio e il suo uso per migliorare la nostra situazione economica sociale e politica e ricostruire il nostro popolo- nazione mapuche.

Così facendo appoggiano i loro prigionieri politici detenuti da 30 giorni nel carcere di Angol. Recuperare la nostra terra è il miglior omaggio ai nostri martiri assassinati dalla polizia cilena.

Pochi giorni prima sullo stesso sito così scriveva un minorenne mapuche arrestato.

Mi chiamo G.V.M, minorenne e prigioniero politico mapuche, detenuto ingiustamente nel carcere minorile CIP CRC Chol-Chol, dal 4 settembre 2012, accusato di aver ucciso un parcelero nel settore di San Ramón, vicino alla comunità alla quale appartengo (Wente Winkul Mapu). Omicidio che mai sarei capace di commettere perché ho un’educazione basata sul rispetto della natura e delle persone, diversamente dallo Stato cileno.

Ciò che sta succedendo a tutti i peñi e lamngen sono persecuzioni politiche, risultato della nostra lotta per i nostri diritti; ma lo Stato risponde incarcerando, violando i diritti dell’infanzia, delle donne e in generale violando i Diritti umani con maltrattamenti fisici e  psicologici e con le tante montature che portano ad allontanarci dalle nostre famiglie e dalle nostre terre. Questo è un territorio nostro da sempre, che ci ha permesso di vivere e crescere come popolo. Non chiediamo nulla che non ci appartenga per diritto e per storia.

Ciò che sto passando non è nuovo. E’ dal 2009 che stanno incarcerando bambini mapuche, non essendo sufficienti i maltrattamenti che hanno segnato molti bambini per tutta la loro vita; come nel caso di Leonardo Quijón, che essendo stato assolto da tutte le accuse, fu incarcerato per quasi un anno subendo le molestie della Gendarmería del Cile, che non ha rispettato le sue condizioni di salute, tenendolo lì dopo più di 200 bastonate sui suoi piedi subite da un attacco dei Carabineros. E il caso dei bambini mapuche Cristián Cayupan e Luis Marileo, che, dopo vari mesi di detenzione, furono assolti. Basta militarizzazione del nostro territorio e basta violentare le nostre famiglie!

 

Chi sono i Mapuches

E’ uno dei popoli millenari che resiste col maggior numero di persone: sono circa mezzo milione di abitanti.

Prima dell’espansione degli Incas questa popolazione già viveva nella valle centrale del Cile, estendendosi poi fino al sud e spaziando fino al centro sud dell’attuale Argentina. Resisterono all’espansione spagnola che li voleva sopprimere. Oggi vivono una condizione di povertà estrema e chiedono di tornare alle loro terre ancestrali, ricordando che perfino la Spagna nel 1641 riconobbe il loro territorio dell’Araucania come territorio autonomo mapuche. Ma ciò dove non riuscirono gli spagnoli poterono i cileni: il 95% di quel territorio autonomo di 10 milioni di ettari fu colonizzato militarmente dal Cile tra il 1818 e il 1883. Gli indigeni vennero assimilati prendendo la nazionalità cilena e persero le loro terre. Sotto il governo socialista di Salvador Allende molti mapuche avevano potuto recuperare quasi 700.000 ettari di terre sottratte ai latifondisti; e nel settembre ’72, una legge garantì ai Mapuche alcuni diritti fondamentali della Costituzione, fra cui la restituzione dei diritti sulla proprietà della terra perduta e l’insegnamento nella lingua madre Mapudungun. Poi però arrivò la dittatura militare del generale Augusto Pinochet (1973- 1990) che usò nei loro confronti una forte repressione torturando e assassinando intere comunità contadine. Il regime militare abolì tutte le organizzazioni che consentivano ai nativi di partecipare alle decisioni sul loro futuro. E spazzando via la legge che li favoriva, Pinochet abolì i loro diritti civili imponendo una nuova Costituzione che dal 2012 è ancora in vigore e che dà carta bianca alle grandi imprese private sui beni comuni del Paese.

Contro le ultime violenze Amnesty International ha lanciato un appello perché vengano punite e perché siano ripristinati i diritti civili di quel popolo. E’ possibile firmare una petizione di change.org per sollecitare l’Unione Europea a far pressioni sul governo cileno:

http://www.change.org/it/petizioni/fine-della-violenza-di-stato-contro-i-bambini-e-le-comunit%C3%A0-mapuche-in-cile?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=11069&alert_id=MCGLcoPxIR_sGiORMBVpM

Video delle violenze nel 2012 contro i Mapuche
 

Si vedono i blindati, gli spari, gli elicotteri, le anziane verite, i genitori arrestati  davanti ai loro figli (dal sito http://www.beppegrillo.it)

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