L’industria aveva un’anima


Se l’industria perde l’anima

Ogni industria è un organismo vivente. E come tale ha un corpo fatto di cervello, di braccia, gambe, sistema nervoso, cuore, visceri e polmoni. Soprattutto fa. Ma non potrebbe fare senza pulsare e respirare, camminare e fermarsi, pensare e provare emozioni. E come ogni essere pensante anche l’industria ha un’anima. Può capitare che nel corso della sua vita il cervello decida di vendere quell’anima a chi se la vuol comprare. Se questo disgraziatamente accade, quell’organismo diventerà un corpo sterile, così svuotato che tutti all’esterno si accorgeranno del cambiamento, ne avranno timore e non vorranno esserne contagiati. Perché l’anima nelle persone e nelle cose è molto più di ciò che appare ai sensi, come l’energia è molto più di ciò che si vede. Del resto lo dice lo stesso universo di cui noi siamo soltanto un’infinitesima parte di quel 5% di materia: per il 72% il tutto è fatto di energia. L’energia quindi può non avere effetti su questi 7 miliardi di formichine terrestri?

La pubblicità Fiat nel secondo film di Charlot

Nel video, il secondo film di Charlie Chaplin, Kid’s Auto Race (La gara di auto di bambini) girato il 7 febbraio 1914 a Venice in California durante un’autentica competizione, la  Vanderbilt Cup Junior. In questo film di 6 minuti e 26 (foto di scena) del regista Henry Lehrman, Charlie Chaplin veste per la prima volta i panni di vagabondo che lo resero celebre nel mondo. Gli spettatori che si vedono sono reali ed è anche una delle prime volte in cui la macchina da presa diventa oggetto delle riprese stesse. Ma è anche uno dei primi casi di pubblicità occulta; probabilmente si tratta di sponsorizzazione, dal momento che l’unico marchio che appare è quello di Fiat: marchio che si vede nitidamente campeggiare sul pullover bianco di un ragazzino tra il pubblico e sul cofano di una piccola auto da gara, una Fiat modello Cyclone, tra le prime auto con guida a sinistra (velocità media in competizione 123 km orari) che imperversò per anni negli Stati Uniti. Uno dei più celebri piloti della Fiat Cyclone nelle gare automobilistiche americane di inizio Novecento, fu l’emigrante piemontese Emanuele Cedrino, passato alle dipendenze di Hollander e Tangeman e che proprio alla guida di un Cyclone perse la vita finendo contro un muro a 128 km orari nelle prove per una corsa sulle 100 miglia a Baltimora sulla pista di Pimlico il 29 maggio 1908. All’uscita di una curva la rottura di un pneumatico gli fece perdere il controllo e venne sbalzato dal mezzo che volò in aria, rompendosi l’osso del collo; illeso suo fratello che era con lui e gli faceva da meccanico. 

Emanuele Cedrino, un mito dimenticato

Da autista della regina

a manager Fiat e campione mondiale

Emanuele Cedrino (nella foto alla guida) era nato a Sanfré (Cn) e da giovane era stato l’autista della regina Elena di Savoia (nella foto in auto con re Vittorio Emanuele III) nella tenuta di San Rossore) Nonostante la corporatura massiccia, nel 1903 in sella alla sua Rosselli aveva vinto la sua classe nella Targa Rignano di motociclette che si correva tra Padova e Bovolenta. Nel novembre 1904 aveva gareggiato nella gara in salita Rock Eagle in America; poi nel maggio 1905, di nuovo in Italia, vinse su Fiat 16hp la 4^ classe per veicoli che costavano da 5.000 a 14.000 franchi nella tre giorni organizzata dall’Automobil Club Milano. Lo stesso anno in Francia difese i colori italiani anche al Trofeo Gordon Bennett. E nell’agosto 1905 a Long Branch nel New Jersey vinse un’altra gara, poi vinse sulla spiaggia di Cape May sempre nel New Jersey e collezionò altre due vittore a Hyde Park nel Massachussets e nel Narragansett Park di Rhode Island a settembre, correndo sempre con la sua Fiat. Quello stesso autunno decise di fermarsi a vivere negli Stati Uniti e venne assunto come manager nella sede Fiat di New York.

Negli Usa vinse in Florida a Ormond Beach il 24 gennaio 1906 e finì secondo nella 100 miglia di Daytona. Un brutto incidente in febbraio al primo giro di una competizione a Candelaria sull’isola di Cuba gli procurò lesioni interne che lo convinsero a rientrare in convalescenza in Italia. Ripresosi, in settembre vinse ancora a Ormond Beach, a Ventnor Beach nel New Jersey e due volte a New York in ottobre nel circuito Empire City Speedway.

Su Fiat 35 vinse nel maggio e nel settembre 1907 prima nello stesso circuito di New York e poi (assieme al pilota Edward Parker) nella 24 ore sul circuito sterrato del Morris Park nel Bronx, coprendo 1583 km alla media di 66 km all’ora.

Nel marzo 1908 Cedrino a Daytona si aggiudicò la Coppa di Minneapolis alla guida della Fiat Cyclone che percorse 161 km in 1 ora e 50 alla velocità di 87 km all’ora. Fu un doppio successo, dato che percorse 96 km con 3 soli pneumatici. Il giorno dopo questa gara trionfò nello sprint One Mile a 164 km orari e il giorno seguente vinse le 250 miglia. Tante vittorie prima di quel 29 maggio, quando mentre cercava di abbattere di un secondo il tempo del suo primo giro, la rottura di una ruota pose per sempre fine al suo mito internazionale. Un mito oggi completamente dimenticato in Italia.

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