Il racconto del sequestro


66480_10200440237715437_1750781741_nSiamo ancora in Libano


Quattro giornalisti italiani sono stati tenuti sequestrati per un’ora in Libano, assieme a 7 caschi blu dell’Onu, nella giornata del 6 gennaio, da un nutrito gruppo di militanti Hezbollah dopo essere caduti in un’imboscata. Ecco quanto ha fatto pervenire agli amici il capo delegazione, Mario Rebeschini, presidente dell’Associazione Italiana Reporter Fotografi.

19910_10200440237355428_1895436790_nShama 7 gennaio. La giornata è passata tranquilla ma non per chi ci ha bloccato e derubato di tutte le attrezzature fotografiche, cellulari e registratori dove erano state registrate interviste anche molto importanti. Stamattina tutti i giornali libanesi hanno condannato senza se e senza ma l’attacco ai nostri soldati e a noi giornalisti. Il sindaco di prima mattina si è presentato nella base di Shama assicurando al generale Bettelli che farà di tutto per capire cosa e perché è successo e tentare di ritrovare il materiale e restituirlo. Anche i sette soldati di scorta perquisiti e derubati dei loro cellulari hanno passato una giornata relativamente tranquilla circondati dall’amicizia dei loro commilitoni. E’ stato solo grazie alla loro calma che non è scattato nulla di peggio. Tutti sanno che le forze Unifil sono qui per portare la pace e si spara solo per estrema difesa.
Purtroppo le strade non sono segnate come dovrebbero essere e nel reticolo di stradine per errore noi siamo entrati in un villaggio a maggioranza Hezbollah. I veicoli con un trucco sono stati spinti in un vicolo, circondati e bloccati da auto che impedivano ogni movimento ai nostri mezzi. Poi un giovane ha dato il segnale di attacco appoggiando con forza sul cofano del Vm900 una grossa pietra. Non potevamo più muoverci. Eravamo bloccati. Senza urlare ma con gesti e una determinazione che non lasciavano spazio a nessuna trattativa, hanno aperto le porte dei mezzi e ordinato di scendere mentre altri salivano portando via tutto quello che potevano essere oggetti di comunicazione radio compresi quelli dei mezzi.

543984_10200440237075421_1581913276_nNon hanno toccato le armi e non erano interessati neppure ai soldi. Ma non bastava. Sotto una pioggia e un freddo cane ci hanno tutti schedati con una piccola compatta. Un anziano del paese che osservava tutto scuotendo la testa mi ha preso la mano con un gesto di amicizia che mi ha molto tranquillizzato. Nel frattempo nella base di Shama non vedendoci rientrare, dopo che avevamo comunicato il ritorno dalle messe nelle chiese cristiane, hanno dato l’allarme. Dopo le 14 è intervenuto l’esercito libanese che ha trattato con i manifestanti la liberazione. Rientrati nella base sede del comando del settore ovest della missione Unifil, il comandante, generale Antonio Bettelli, dopo aver accertato che nessuno era ferito si è dispiaciuto molto per questo episodio che “offende il popolo libanese, oltre che i soldati e i giornalisti qui per Unifil. Un fatto brutto e inaccettabile. Qui tutti sanno che la presenza dell’Onu è un’occasione di crescita sociale ed economica per i libanesi”.

I giornalisti coinvolti sono: Mario Rebeschini, bolognese, presidente Associazione italiana Reporter Fotografi; Elisa Murgese, milanese, cronista di Radio Popolare e Left; la fotoreporter bolognese, Rossella Santosuosso e Gianfranco Salvatori, cronista di ilpiacenza.it del gruppo Citynews e di Radio Sound Piacenza.

Testo e foto di Mario Rebeschini

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