Italiani in Libano


737222_10200444349418227_587597734_oHezbollah restituiscono tutto agli italiani

Lieto fine nella vicenda del sequestro blitz di 4 giornalisti italiani e 7 soldati italiani del contingente Onu in Libano da parte di alcuni Hezbollah il giorno dell’Epifania. Ecco il racconto di Mario Rebeschini, il giornalista fotoreporter bolognese che guidava il gruppo. Le macchine fotografiche e i cellulari sottratti ai quattro giornalisti in un agguato di Hezbollah il 6 gennaio in un centro a pochi chilometri dal confine con Israele sono stati in gran parte restituiti, compreso il denaro conservato negli zainetti. Alle 23 di ieri notte il comandante della base di Shama il generale Bettelli, ci ha invitato nel suo ufficio per consegnarci il materiale restituito. Il gesto ha confermato quello che già immaginavamo. Un segnale di insofferenza che un gruppo di Hezbollah di Aita Ech Chaab, il paese che abbiamo attraversato, perché ritiene che i passaggi servano solo per documentare con telecamere nascoste la loro vita, le loro attività e schedarli. Hezbollah è un partito politico sciita del Libano, considerato un movimento di resistenza da gran parte del mondo arabo e musulmano. Sembra però che il gruppo che ci ha bloccato l’abbia fatto senza il consenso dei dirigenti del “Partito di Dio”. Sicuramente per questo il materiale ci è stato reso ovviamente senza le card delle macchine fotografiche, le registrazioni, alle carte geografiche e alle radio sottratte ai militari. Materiale che sarà valutato dai dirigenti Hezbollah per avere la conferma dei loro sospetti. Sembra abbiano anche voluto confermare che non si fidano di un governo che, per voce del presidente Berlusconi, tre anni fa dichiarò che l’Italia era amica di Israele e degli americani. In quella che viene chiamata la terza guerra israelo-libanese durata 34 giorni, iniziata nel luglio del 2006, quando razzi dagli Hezbollah vennero lanciati contro Israele facendo scattare la risposta degli israeliani, quando i soldati israeliani arrivarono nel territorio dove siamo stati bloccati, trovarono una resistenza talmente dura e impenetrabile che li obbligò a by passarli. “I nostri militari non perdendo la calma, hanno dato di nuovo prova di una grande preparazione – spiega il generale Bettelli – confermando ancora una volta che Unifil non è in Libano per reagire ma permettere ai libanesi di continuare il periodo di pace iniziato sei anni fa”. Foto di Mario Rebeschini

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