Vedrà l’alba dell’universo


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Il Telescopio Estremamente Grande

sarà Made in Europe

Dopo il Telescopio molto grande o VLT (Very Large Telescope) che l’Europa ha realizzato in Cile su un’altura a Cerro Paranal, a 2.600 metri di altitudine, l’ESO (European Southern Observatory, l’associazione intergovernativa di scienza e tecnologia che ha compiuto 50 anni) sta realizzando il Telescopio Europeo Estremamente Grande o E-ELT (European Extremely Large Telscopy), sempre sulle alte vette cilene. Sul Cerro Armazones a 3.060 metri di altezza nel centro del deserto di Atacama (a 20 km dal VLT), perché quella è la zona ottimale per l’assenza totale di umidità e di luci umane che consentono una visione ideale del cielo stellato. L’acqua è talmente assente che gli scienziati occupati nel sito vengono costantemente riforniti con i camion.

Getting the VLT Ready for Even Sharper ImagesPer realizzare l’E-ELT il cui progetto ultimato nel 2006 è costato 57 milioni di euro, alla fine si spenderanno 1.100 milioni di euro: ne sono stati finora trovati 615 e l’Italia partecipa con 80. L’intervento dal quale si prevedono ricadute anche industriali, sta coinvolgendo 15 Paesi europei più il Brasile. Il telescopio del futuro avrà uno specchio grande 39,3 metri e sarà formato da 1.000 esagoni da 1,4 metri ciascuno spessi 5 centimetri, capace di raccogliere la luce che viene dalle galassie con una potenza 100 milioni di volte superiore all’occhio umano: sarà il telescopio ottico – infrarosso più grande del mondo. Una volta ultimato il telescopio che per dimensioni è paragonabile al Colosseo e sarà il più grande occhio rivolto sull’universo, avrà il compito di scoprire i pianeti esterni al nostro sistema solare, ma non solo: cercherà pianeti abitabili, vedrà la presenza di acqua o di materiale organico intorno alle stelle, studierà l’evoluzione dell’universo, investigherà sulla materia oscura e sull’energia oscura e permetterà di vedere i buchi neri e com’erano le prime galassie al momento della nascita dell’universo. Consentirà poi di misurare l’espansione dell’universo: insomma aprirà una nuova finestra di conoscenze sul passato sul presente e sul futuro. leob_1307963578_76Oggi, spiega l’astronomo e divulgatore scientifico Leopoldo Benacchio (nella foto) dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Padova, i corpi celesti che vediamo si riferiscono a un universo giovane, di appena un miliardo di anni (ne ha ormai compiuti 13). Una volta in funzione nel 2018, il telescopio grande oltre 4 volte gli attuali, raccoglierà 15 volte la luce degli altri con un dettaglio 15 volte superiore a quello che si trova sul satellite Hubble.

E dopo l’Estremamente Grande, ha annunciato l’astronomo padovano, già si pensa a una miriade di radiotelescopi che saranno posti tra il Sudafrica e l’Australia in modo tale da riunire le forze per vedere tutti assieme quel che vedrebbe una parabola grande un km quadrato.

E’ notizia di questi giorni che le rilevazioni del telescopio del satellite Kepler indicano come possibile l’esistenza nella sola nostra galassia di 17 miliardi di pianeti simili per dimensioni alla Terra: una stella su sei presenta un pianeta compatibile col nostro. D’altra parte la nostra galassia comprende 100 miliardi di stelle ed esistono 100 miliardi di galassie, quindi è impensabile che non esistano altri pianeti su cui è presente la vita come la intendiamo noi. L’astrofisica dell’ESO Anna Wolfer ricorda che un pianeta delle dimensioni della Terra è presente vicino ad Alfa Centauri, la stella più vicina al Sole.

Le frontiere aperte sull’inconoscibile che sta nel cosmo sono tante: una di queste riguarda le onde gravitazionali ipotizzate da Albert Einstein nel principio della relatività. Esse sarebbero formate dalla rapida rotazione delle stelle, dall’esplosione delle Supernove, ma anche dalla prima esplosione avvenuta nel cosiddetto Big Bang. In 3 metri cubi di aria ci sono centinaia di fotoni di quel primitivo scoppio – spiega Leopoldo Benacchio ammettendo implicitamente che del Big Bang ancora oggi noi tutti respiriamo gli effetti – Tuttavia queste onde gravitazionali non siamo ancora mai riusciti a percepirle. A Santo Stefano di Macerata (Pi) dal 2003 esiste Virgo, un centro studi predisposto dall’Istituto di Fisica Nucleare in collaborazione con l’omologo francese CNRS e gestito dall’ESO, per rilevarle attraverso un rilevatore interferometro gravitazionale. In pratica si tratta di un edificio da cui dipartono due tubi lunghi ciascuno 3 km che misurano se queste onde intersecano uno dei due bracci in presenza di Supernove e di sistemi binari facenti parte dell’ammasso della Vergine. Per farlo viene inviato in ciascun tubo un fascio laser per 50 volte (andata e ritorno) rimbalzato da specchi e se ne misurano poi i risultati per rilevare eventuali cambiamenti che indicherebbero la presenza delle onde gravitazionali generate a distanza di centinaia di milioni di anni luce dalla Terra. Black_Hole_MilkywayPer le stesse misurazioni in Italia esistono anche delle antenne gravitazionali a Legnaro (Pd) e a Frascati (Roma). Mentre altri 3 interferometri sono attivi in Germania, Giappone e negli Stati Uniti, la Nasa sta pensando di portarne uno su un satellite. Le ricerche proseguono anche sul fronte dei buchi neri. Grazie ai raggi x e agli infrarossi oggi si sa, ad esempio, che ogni galassia ha al centro un buco nero che ha una massa di 4 miliardi di volte più grande di quella del Sole. Il buco nero ha un nucleo dalla massa talmente elevata da non permettere a nulla che lo compone di allontanarsi da esso; di conseguenza non solo risulta invisibile, ma ha un campo gravitazionale grandissimo. Il buco nero si forma dopo l’esplosione di una stella morente che espelle la massa e rimane con il nucleo dalla straordinaria forza di gravità. Ciò determina una curvatura dello spaziotempo e dentro il buco nero (che emette particelle “vaporizzate” secondo la teoria della radiazione di Hawking) si formerebbero secondo alcune teorie dei canali che consentirebbero di passare da un universo all’altro viaggiando nel tempo. Un osservatorio NASA ha recentemente osservato l’espulsione ad altissima velocità dal centro di una galassia di un buco nero in seguito alla collisione tra due galassie.

Una risposta a “Vedrà l’alba dell’universo

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