Italia di nuovo in armi


img_606X341_1401-france-mali-army-490x275Il Mali della guerra

D’un tratto, quasi all’improvviso, leggiamo strani titoli: Mali: Italia pronta a intervenire – Mali crimini di guerra – La Francia in guerra contro il Mali – Mali, la Francia ingaggia combattimenti terrestri. Cosa sta succedendo? Nel Paese centrafricano le regioni desertiche del nord da un anno (dopo il golpe militare del 22 marzo 2012) sono passate sotto il controllo dei Tuareg (una delle 7 etnie) che ora chiamano le proprie forze al-Qaida nel Maghreb islamico. Ma basta questo per avviare una guerra francese che sta per estendersi a Gran Bretagna, Stati Uniti, Danimarca, Belgio, con l’appoggio dell’Italia? Sì, per noi che prendiamo per oro colato quel che ci dicono i nostri governi, basta: il terrorismo usato come passepartout per intraprendere qualsiasi nuova colonizzazione (Iraq, Afghanistan, forse prossimamente Iran e Siria) è stata l’intuizione più straordinaria (marchio di fabbrica Bush, scadenza illimitata) per giustificare “legalmente” le prossime guerre. E’ sufficiente sbandierare all’assemblea dell’Onu un’innocua fialetta dichiarandola la prova che in Iraq possiedono terribili armi chimiche – ossia armi di distruzione di massa- per scatenare l’inferno e usare noi le nostre armi di distruzione di massa!

In un Carosello italiano c’era la frase: Basta la parola! Si riferiva a un innocuo purgante; qui la supposta ha la forma più allungata del missile e l’effetto è di dare al paziente il riposo eterno.

Perché in Mali? Per il terrorismo, diconocartina

La prima cosa da fare in questi casi, per capire, è andare a vedere quali sono le risorse del Paese in questione. Sì, certo, il 46% del PIL del Mali viene dall’agricoltura che dà lavoro a quasi tutti grazie alle coltivazioni di miglio, riso e sorgo. Ma sarà per il sorgo o per il miglio che l’Occidente sta scaldando i motori dei suoi panzer e dei suoi cacciabombardieri? Ah ecco: estesi giacimenti di oro, fosfati, uranio oltre a ferro, bauxite e manganese. C’era da aspettarselo. Eccoli i famosi interessi vitali che muovono le coscienze delle cosiddette società civili. Se lo sfruttamento delle risorse dei Paesi del terzomondo avvenissero in modo etico e con equità, non ci sarebbe nulla di male: il guaio è che stranamente i popoli africani vengono depredati da sempre del loro “oro” e non arricchiscono mai: anzi, restano poverissimi e vengono pure armati perché si decimino tra di loro. Da noi per sedare i giovani ribelli introdussero la droga, lì soprattutto le armi.

mali-bigGiacimenti di uranio, oro, petrolio, diamanti

14 milioni di abitanti stra milionari?

No, che strano…

Il Mali quindi. Spende 5 dollari per la salute di ognuno dei 14.500.000 abitanti che muoiono tranquillamente di malaria, febbre gialla, ma anche di dissenteria, tifo ed epatite, e ha la sventura di possedere queste pregiate risorse che, evidentemente non sa sfruttare da solo altrimenti il PIL pro capite non sarebbe di soli 1.252 dollari all’anno. E’ in particolare l’uranio ad aver spinto il presidente socialista francese Hollande a prendere l’iniziativa militare per non perdere i vantaggi economici sulla sua ex colonia perduta nel 1960. Le 19 centrali nucleari francesi (più una in costruzione) sono affamate di “carburante” ed è troppo ghiotto quello che si trova nell’area tra Niger, Libia e Mali, passato parzialmente (quest’ultimo) sotto il controllo di meno compiacenti proprietari: i Tuareg islamici.

mali-un-golpe-militare-annunciato-ma-che-potr-L-wYkMnfIl Paese è ricchissimo,

quindi è poverissimo

Partito quindi l’esercito francese, con l’obiettivo dichiarato di fermare il narcoterrorismo qaedista, la tratta di esseri umani e la possibile vendita diretta a prezzi stracciati di uranio per la bomba atomica iraniana: quindi ok di Stati Uniti e Israele in primis. Poi, dato che si è lì, visto che il Mali è il maggior produttore di uranio dell’intera Africa…  Ma in Mali ci sono anche petrolio, diamanti e oro (terzi produttori africani del metallo prezioso). Insomma quello è un Paese così ricco da essere, in mano agli Occidentali, ovviamente poverissimo. Siamo così abituati allo status quo da non considerare mai strano questo paradosso a cui noi tutti contribuiamo col nostro silenzio e senza che ci sia un economista etico che si metta al servizio di un Paese così per risollevarlo dalla “nostra” schiavitù.

L’Italia? Noi no, forse, quasi, un poco

In tutto questo che c’entra l’Italia? L’Italia non parteciperà alla guerra. Almeno non formalmente. Costituzione alla mano il Belpaese ripudia la guerra, tranne quando viene invitato dagli amici ad entrarci: sarebbe poco educato dire di no e allora ci si fionda volentieri senza se e senza ma; anzi convincendo con grande ipocrisia l’opinione pubblica che non si tratta (come potrebbe sembrare) di una guerra, ma che andiamo solo per garantire la pace e la ricostruzione, per semplici operazioni di polizia. Basta mostrare in tv i nostri soldati accanto ai bambini sorridenti, mentre distribuiscono viveri, e gli italiani sono contenti. I nostri bombardamenti – perché mandiamo cacciabombardieri con compiti di polizia, esattamente come si fa da noi per combattere la mafia o la corruzione – a volte sbagliano mira provocando morti civili: ma si tratta sempre degli inevitabili effetti collaterali o del fuoco amico o di un terribile errore perché i cattivi si nascondono tra donne e bambini. La nostra coscienza nazionale resta immacolata. Noi siamo sempre i buoni e andiamo sempre a stanare i cattivi: guardie contro ladri, un gioco da bambini. Solo che questa volta usiamo proiettili veri e anche se a volte è vero che gli altri sono i cattivi, abbiamo il diritto di usare il solito barbaro strumento della guerra?

terzir400Il ministro degli Esteri uscente Giulio Terzi (nella foto) dice che siamo pronti a un supporto logistico all’operazione francese in Mali. Cioè forniremo ai soldati di Parigi sigarette e cioccolata? Qualcosa di più. Motivo ufficiale: Guardare a una rapida soluzione di questa crisi ed evitare una presenza endemica di forze terroristiche sul territorio. Il che nella logica egemonica di sempre significa una sola cosa: guerra. E come sempre non per gli sbandierati principi umani, che interessano apparentemente solo quelle che gli interventisti chiamano col disprezzo con cui si trattano gli stupidi, le anime belle, ossia chi al sangue preferisce la pace e la diplomazia.

L’uscente ministro della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola assicura che non ci saranno soldati italiani sul terreno, ma solo appoggio logistico ai francesi assieme a Usa, Gran Bretagna, Belgio e Danimarca mediante la fornitura di basi e aerei da trasporto e di 24 addestratori alla guerra. Aerei che non porteranno (si suppone) cibo e medicine alla popolazione, ma armi sofisticate a chi è stato inviato per uccidere in nome dell’energia nucleare che alla fine usiamo anche noi italiani per la corrente elettrica comprata dai francesi.

bambinoditoiu4Dove sono le coscienze…

E mentre la Francia piange i suoi primi caduti e l’Occidente, dopo il blitz dell’esercito algerino, 35 dei 41 sequestrati in Algeria per chiedere il ritiro delle truppe francesi dal Mali e in Somalia per lo stesso motivo è stato ucciso l’agente segreto francese Denis Allex, sembra di rivedere una storia già vista, con i proclami degli armati col turbante che minacciano di spalancare nel deserto tombe per i francesi che vi si avventureranno. A supporto di questi interventi, la Corte penale internazionale dell’Aja è stata molto rapida ad avviare un’inchiesta sui presunti crimini di guerra commessi in Mali dal gennaio 2012. Crimini che certo sono veri, ma non meno reali di quelli compiuti per molti più anni nei genocidi del Darfur e del Ruanda, in Sierra Leone e oggi in Siria: tutti Paesi che non hanno avuto la fortuna o sfortuna di vedere interventi militari internazionali per arginare i massacri. Ci sarà un perché… C’è sempre un perché. Non si tratta di parteggiare per i cattivi (o presunti tali), ma di chiedersi se non sia il caso di smetterla di regalare la morte in giro per il mondo per portare a casa energia a prezzo scontato. Se l’italiano medio si rendesse conto che si va ad uccidere lontano per fargli ipoteticamente spendere di meno, ma in realtà per arricchire le solite multinazionali dell’energia e delle armi e i poteri finanziari, sono certo che si opporrebbe agli interventi armati. Spesso mi chiedo dove viviamo e dove sono le coscienze. Video della partenza dell’Armée francaise https://www.youtube.com/watch?v=ep3SEOWBEic

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Una risposta a “Italia di nuovo in armi

  1. Condivido, e devo dire che il caro Bersani è già impegnato a pianificare la nostra partecipazione all’intervento armato. Avrà pensato che possiamo arraffare qualcosa pure noi.

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