Rai Storia


Dachau Enrico Vanzini CopertinaDachau Baracca 8 NUMERO 123343

L’ultimo Sonderkommando italiano

Su Rai Storia questa settimana

il documentario veneto

Enrico Vanzini, 90 anni, vive in provincia di Padova a Santa Croce Bigolina. E’ l’ultimo sopravvissuto italiano dei Sonderkommando, le squadre speciali di prigionieri dei lager che i nazisti costringevano a buttare nei forni crematori i cadaveri dei propri compagni. La sua vita nel campo di concentramento di Dachau è durata 7 mesi, lì ha lasciato 56 kg e l’innocenza di ragazzo.

Nel documentario DACHAU Baracca 8 NUMERO 123343, prodotto dall’Associazione Marca Trevigiana per la regia di Roberto Brumat, Enrico Vanzini lucidamente rivive le fasi più crudeli di quella prigionia iniziata per colpa di una ragazza milanese, spia dei tedeschi. Ricorda il morto con cui dormì abbracciato tutta la notte, le bastonate sulle piaghe inferte dagli stessi infermieri che dovevano curarlo, il congelamento dei piedi, le cavie umane per gli esperimenti, i carri di morti che trasportò, i compagni che uscivano per sempre da quell’inferno lanciandosi contro i fili spinati elettrificati. Ma ripercorre anche passaggi molto più dolorosi e personali, raccontati nel documentario di un’ora che Rai Storia manderà in onda giovedì 24 gennaio alle ore 23, venerdì 25 gennaio alle ore 7,30 e sabato 26 gennaio alle ore 9.

Per sessant’anni i figli e la moglie di Enrico Vanzini hanno ignorato la sua storia, taciuta per il troppo dolore che gli procurava. Enrico nel 2005 ha iniziato a parlare nelle scuole: vuole che i giovani sappiano quanto fragile è la distanza che separa l’umanità dalla ferocia.

Il video è una realizzazione veneta, prodotto ad Asolo, con il patrocinio della Provincia di Treviso, commento e regia del giornalista Roberto Brumat di Padova. Il progetto voluto dall’Associazione Marca Trevigiana è nato per diffondere nelle scuole questa preziosa testimonianza. Sito: www.dachau.it

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4 risposte a “Rai Storia

  1. Hai ragione, caro Giorgio, non uscivano lacrime forse perchè si erano tutte prosciugate dalle troppe sofferenze viste e patite. E hai ragiorno quando lasci intendere che dolore e atrocità non hanno confini nè ideologie. Un abbraccio

  2. Ho visto il documentario. Complimenti, bellissimo. Forte ed emozionante!

    Ti avevo mandato un sms, ma vedo che non l’hai ancora visto.

    Un cordiale saluto

    Leopoldo Marcolongo

  3. Bravo! Complimenti!

    E’ stato un documentario toccante, tremendo, drammatico, emozionante.
    Il racconto ha catturato la mia attenzione fin dall’inizio e mi ha tenuto incollato alla tv fino alla fine. Mi ha molto commosso la lucidità e la parlantina del protagonista, le sue parole sembravano come lava che esce da un vulcano impaziente di eruttare, vomitare tutto lo schifo visto e sofferto, quasi a liberarsi completamente e non lasciare che ricordi e immagini potessero minimamente intaccare l’anima. Dal volto del sig. Enrico non uscivano lacrime, ormai esaurite da tempo, sembrava quasi stupito e incredulo nel dover ricordare e raccontare situazioni fuori da ogni comprensione umana; sembrava raccontasse un lungo e inspegabile incubo notturno, invece per lui è stata una realtà straziante e dolorosa. Chissà quante notti insonne avrà avuto e quante ne avrà fino alla fine dei suoi giorni, una bella croce. Un uomo forte sorretto da una fede incrollabile e da una gran voglia di vivere, di andare avanti desideroso di chiudere in fretta quella pagina di storia intrisa di una barbaria diabolica. Una resistenza sovraumana alle fatiche, alle umiliazioni, un senso di impotenza e di incredulità nel vedere suoi simili comportarsi in modo così cinico, spietato, drogati da un’ideologia del male.

    In futuro caro Roberto sarebbe interessante e utile per tutti poter parlare delle sofferenze patite dall’essere umano anche nei lager sovietici e negli attuali laogai cinesi.

    Con affetto

    Giorgio

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