Mussolini e Berlusconi


img006Per chi Mussolini è stato un grande statista

 L’Italia fu salvata da Benito Mussolini. Egli era stato tra i più fervidi sostenitori della guerra contro l’Austria dalle colonne del suo giornale Il Popolo d’Italia… Il 23 marzo 1919 Benito Mussolini fondò a Milano i Fasci Italiani di Combattimento, raccogliendo intorno a sé gli uomini pronti, sotto la sua guida, a scendere in campo contro i sovversivi ed a salvare l’Italia dal disfacimento. Ad essi chiedeva lavoro assiduo e partecipazione ad una lotta piena di pericoli, da affrontare e da superare virilmente. … I fasci si diffusero in tutta l’Italia. Da per tutto si formarono squadre di azione, composte di uomini animosi e disposti a sacrificare anche la vita. Vestiti della camicia nera, essi rintuzzavano validamente le violenze sovversive, conciliandosi il più ampio favore della Nazione… Il 28 ottobre 1922 un esercito di camicie nere, per ordine del Duce insonne e magnifico, si ammassava rapidamente, e muoveva in tre colonne verso la Città Eterna.

Così scriveva il professor Alfonso Gallo ne Il libro della V classe elementare di religione, storia, geografia, stampato da Mondadori nel 1939. Lo stesso libro che si apriva, dopo l’approvazione ecclesiastica, con l’Orazione per il Capo del Governo (O Signore che doni a ogni uomo aiuti proporzionali al suo compito, noi Ti preghiamo: assisti con la forza della Tua destra l’Uomo che, chiamato dalla Tua Provvidenza al governo del nostro Paese, vuole restaurarne le sorti, affinché il Paese cerchi e trovi in Te il compimento de’ suoi destini. Così sia.), così elogiava il regime: Dopo l’avvento del Governo fascista l’Italia, salvata dalla rovina e dallo sfacelo, trasformata radicalmente nelle sue leggi e nei suoi ordinamenti, risorse a novella vita di lavoro disciplinato e concorde. Il nuovo Governo ha dato vigoroso impulso all’agricoltura, bonificando immense estensioni di terreni paludosi e malarici, costruendo strade e case, stimolando la produzione del grano, incoraggiando il dissodamento di campagne abbandonate. Non v’è in Italia regione che non sia stata risanata ed abbellita, non v’è regione che non sia stata risanata ed abbellita, non v’è regione in cui non siano stati condotti a termine  o stiano per compiersi importanti lavori pubblici: ferrovie, strade, porti, acquedotti, canali di irrigazione. Dovunque furono aperte nuove scuole; furono promosse le opere di cultura…

A questi valori probabilmente si riferiva l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, al giornalista che a Milano alle celebrazioni della Giornata della Memoria che gli chiedeva Cosa possiamo dire ai giovani oggi delle responsabilità italiane durante il fascismo e durante la guerra, ha così risposto: E’ difficile adesso mettersi nei panni di chi decise allora. Certamente il governo di allora, per il timore che la potenza tedesca si concretizzasse in una vittoria generale, preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che contrapporvisi; e dentro quest’alleanza vi fu l’imposizione della lotta e dello sterminio contro gli ebrei. Quindi il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece avrebbe fatto bene… Non abbiamo la stessa responsabilità della Germania, ci sono responsabilità assolutamente diverse. Da parte nostra ci fu una connivenza non perfettamente consapevole.

Come dire che gli ebrei italiani consegnati dai fascisti ai nazisti per la deportazione nei lager, furono regalati all’alleato in buona fede e senza sapere che fine avrebbero fatto: come dire che i fascisti ignoravano i rastrellamenti che in Germania duravano da anni, come dire che i fascisti erano all’oscuro delle denunce fatte dai vescovi tedeschi nel 1933 quando il regime nazista iniziò a far sparire testimoni di Geova, omosessuali, vagabondi, deformi, prima di rivolgere le sue attenzioni agli ebrei. E come dire che l’Italia fu costretta ad appoggiare la Shoah diversamente da quanto fece l’altro alleato, il Giappone, che non provvide ad alcun rastrellamento di ebrei. E come dire che Mussolini, al di là dell’errore della Shoah, ha avuto tanti meriti. Se ci mettiamo dalla parte dei fascisti, dimenticando la mancanza di libertà della popolazione, le violenze contro gli oppositori, la barbarie contro i popoli occupati e l’entrata in guerra a fianco del sanguinario Hitler, il ragionamento fila: Mussolini ha bonificato le Paludi Pontine e la Maremma, ha inventato la tredicesima e introdotto il welfare e gli assegni familiari; inoltre nel Ventennio i treni viaggiavano in orario. Ma bastano queste cose per dire che un dittatore ha fatto bene? Usando lo stesso metro anche il feroce Stalin andrebbe elevato agli altari per aver fatto convivere tra loro etnie diverse, per aver costituito il primo Stato socialista abbattendo l’impero zarista che aveva ancora i servi della gleba e per aver introdotto la panificazione economica quinquennale?

Storia-dItalia-da-Mussolini-a-Berlusconi-586x396Anche questa volta Berlusconi non è stato affatto frainteso dai giornalisti, ha detto proprio queste parole che si possono sentire, senza tagli, nel video. A dargli manforte è venuto poi l’ex ministro Renato Brunetta il quale ha detto testualmente: Il pensiero comune italiano è quello che ha espresso Berlusconi. L’unica cosa da dire è che forse le parole di buon senso di Berlusconi erano collocate in un momento sbagliato. Come dire che è sacrosanto parlar bene di Mussolini, ma non è prudente farlo quando si ricordano le 51.000 vittime della persecuzione razziale da lui lanciata nel 1938 a fianco di Hitler.

Paradossalmente una critica è venuta dall’estrema destra, con Francesco Storace che ha giudicato inopportune le frasi di Berlusconi nella Giornata della Memoria. Gianfranco Mascia candidato di Rivoluzione Civile, ha intanto presentato un esposto in Procura contro le dichiarazioni dell’ex premier che hanno fatto il giro del mondo. Viene da stupirsi di quante volte Berlusconi abbia agitato lo spauracchio del comunismo senza che nessuno mai abbia osato leggere nelle sue frasi per lo meno una certa nostalgia per un fascismo che non è mai morto e che alza la testa anche nei momenti di più alta sacralità, quando cioè si commemorano quanti, in nome di quell’ideologia, sono stati assassinati.

 Nel video il saluto romano dell’allora ministro Michela Brambilla. Nel 2009 non era ancora reato, ma dal 17 settembre 2012, con sentenza della Cassazione, lo è. 

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