Chi ha paura di 5 stelle?


beppe-grilloIl farmaco della politica e il corpo esterno

Il movimento di Beppe Grillo ha sbaragliato nelle elezioni politiche 2013 gli altri partiti italiani, deflagrando in Parlamento come una bomba. Del resto le coordinate di Palazzo Montecitorio e di Palazzo Madama, le aveva simbolicamente offerte ad Al Quaida lo stesso Grillo sia in un’intervista sia nei suoi comizi nelle piazze italiane. E quelle coordinate sono state raccolte da 8.688.545 italiani che alla Camera ora ci vogliono il Movimento 5 stelle e da 7.285.648 italiani che ce lo vogliono anche al Senato, a cui si sommano altri 184.665 connazionali residenti all’estero che hanno votato il movimento nato 3 anni fa su internet (il 4 ottobre 2009), come libera associazione di cittadini fondata da Giuseppe Piero Grillo, oggi  64 anni e Gianroberto Casaleggio di 59.

Ovvio quindi lo smarrimento dei partiti tradizionali, chiamati a fare i conti con un contro-partito che da sempre ha dichiarato l’intenzione, una volta entrato in Parlamento, di non allearsi e di battersi contro gli inciuci. Curioso, ma forse neanche tanto, constatare come fin da subito nelle trasmissioni televisive quasi tutti i politici e con loro i commentatori, abbiano fatto massa comune mostrando la propensione a considerare il fenomeno Grillo come un nemico da combattere anziché un possibile alleato, magari su qualcuna delle proposte etiche che stanno alla base dello scontento generalizzato che i cittadini hanno voluto dimostrare nei confronti delle abitudini di certa politica. Levata di scudi quindi contro. Prima ancora di verificare ipotesi di praticabili discussioni, come dovrebbe essere nella politica, ed evidenziando così ancora una volta quanto sia forte la distanza tra il potere tradizionale e i cittadini. Si sono subito avanzate ipotesi di collaborazioni destra- sinistra per battere l’intruso e impedirgli di nuocere, dando così la sensazione che la preoccupazione principale della politica sia davvero proteggere se stessa dal pericolo della trasparenza e quindi riaffermando esplicitamente di non aver capito la lezione uscita dalle urne. Con poche eccezioni. Ecco quindi i tg evidenziare enfaticamente la preoccupazione dei governi esteri e della finanza per il possibile scompaginamento delle regole, per l’ingresso di controlli dal basso. Uno scomposto movimento che riporta tanto al clima post rivoluzione francese, quando le monarchie di tutta Europa sentivano il terreno franare sotto i piedi per il propagare delle idee egualitaristiche e libertarie.

Insomma i parlamentari della vecchia guardia sembrano non voler prendere la politica, ovvero quella che Platone considerava un phfarmacon, nelle due accezioni apparentemente contrastanti che la parola medicina aveva nella lingua di Atene: tanto medicamento quanto veleno.

Bersani apre a tuttibersani

 In una conferenza stampa molto seriosa, Pierluigi Bersani oggi alle 17 ha detto: Non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi. Questa la sostanza e anche l’oggetto della nostra delusione… In queste elezioni c’è un’enorme novità che ha investito tutto il sistema politico e anche noi stessi. Dovremo fare con calma un’analisi… Questa campana suona anche per l’Europa…

Dobbiamo prendere atto con semplicità consapevolezza e umiltà ciò che esce dal voto…Non siamo noi il problema, noi siamo stati un punto di tenuta. La parola necessariamente tocca a noi, che senza aver vinto siamo arrivati primi… Sentiamo come primo dovere verso il Paese essere portatori del cambiamento, come e anche più di quanto promesso in campagna elettorale. Non disporremo diplomazie con questo o con quello perché non corrisponderebbe alla fase. La nostra intenzione è proporre alcuni punti fondamentali di cambiamento su riforma delle istituzioni, della politica (costi politica e legge sui partiti), moralità pubblica e privata, difesa dei ceti più esposti alla crisi, impegno per una nuova politica europea al lavoro… La logica è ribaltare uno schema: no a discorsi a tavolino sulle alleanze, vediamo quel che si può fare per cambiare e ciascuno prenda le sue responsabilità… Siamo e saremo per una responsabilità comune per le istituzioni… Queste elezioni all’Europa deve dire qualcosa. Questa politica non va bene. Come chiamare questo governo? Per il cambiamento, che si faccia capire, che si metta davanti al Parlamento in una posizione chiara. 

A domanda risponde su possibili alleanze con Berlusconi o con Grillo: Mi rivolgo al Parlamento, ma a partire dai temi della legalità, moralità e sobrietà della politica e dai grandi temi sociali. Chi può rispondere a questo non lo so… Ciascuno si prende le sue responsabilità. Il Movimento 5 stelle fin qui han detto Tutti a casa; ora ci sono anche loro. O dicono cosa vogliono fare o vanno a casa anche loro. Adesso dicono cosa bisogna fare per l’Italia e per i loro figli… Non sono uno che abbandona la nave, posso starci da capitano o da mozzo… Per la prima volta in 60 anni c’è un meccanismo di impoverimento che la politica non riesce a gestire… Un’Italia che si staccasse dall’Europa andrebbe incontro a un disastro. Se invece si dice che bisogna chiedere una rivisitazione delle politiche economiche, queste sono proposte, questo sì dentro una fedeltà con la prospettiva europea… Sarà il presidente della Repubblica a dire quali forze politiche possono portare avanti l’iniziativa parlamentare. Se toccasse pronunciare a noi la prima parola ci rivolgeremo al Parlamento…  Il Movimento 5 stelle, seppur di non molto, è il primo partito alla Camera e allora bisogna che si prenda le sue responsabilità… Con Berlusconi non so confronto cosa voglia dire, in Parlamento ci confronteremo. Non credo che fare adesso questi accorgimenti corrisponde alla novità di cui parlo. Ribaltiamo lo schema, adesso si discute cosa fare per questo Paese che ha problemi serissimi. Non credo che tolleri balletti di diplomazia politica: si riposassero… Anche il movimento 5 stelle propone vie di fuga. Questo è un tema che si riproporrà… Mi propongo ti tenere la barra nei prossimi mesi, io e il mio partito.

Stralcio di dichiarazione odierna di Beppe Grillo: Noi entriamo e apriamo i cassetti. Usciranno i documenti: hanno spolpato questo Paese, ci sono conflitti di interesse paurose, porteremo fuori le porcate delle municipalizzate. Sono finiti. Il modello siciliano è meraviglioso, si sono diminuiti del 70% lo stipendio con cui fanno microcredito alla piccolissima impresa… Non si fanno le grandi opere, in Sicilia non ci sono le linee normali… Chi perderà il lavoro sarà riconvertito… Una scilipotizzazione ci potrebbe essere anche tra i nostri… Come presidente della Repubblica? Vedrei bene Dario Fo, premio Nobel, ha la lucidità di un ragazzo… 

 

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