Ambasciator… porta pena


15_13_are_f1_284_a_resize_526_394Ambasciator… porta pena

La sua foto è stata diramata a tutti gli aeroporti: non deve assolutamente lasciare il Paese. Il pericoloso criminale altri non è che Daniele Mancini, ambasciatore italiano in India da soli tre mesi, dal gennaio 2013. L’accusa rivoltagli dalla Corte Suprema indiana è di oltraggio alla corte in quanto il diplomatico romano di 61 anni aveva personalmente garantito che i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso a fucilate il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani, sarebbero rientrati in India allo scadere del permesso loro accordato per andare a votare in Italia. Quantomeno strana questa licenza per due accusati di omicidio: i due fucilieri di Marina italiani avrebbero potuto votare direttamente in India come hanno fatto i 247 italiani che là risiedono e hanno inviato per posta il loro voto alla sede diplomatica di Mumbai e i 260 che hanno recapitato il loro plico elettorale a quella di Delhi.

Ma già in dicembre si era visto che i due soldati italiani erano dei detenuti molto sui generis (non solo in quanto non ristretti in carcere, ma in ambasciata), ma soprattutto per il fatto che il tribunale del Kerala aveva loro consentito di rientrare a casa per una licenza natalizia. In quella circostanza il volo non era stato nemmeno di linea, ma un volo speciale dell’Aeronautica militare italiana, che rientra quindi nelle famose spese statali non strettamente indispensabili, di cui i cittadini tanto si lamentano da anni. Solo che mentre dalle ferie natalizie i due erano tornati in India rispettando la promessa ufficiale fatta dallo Stato italiano, questa volta l’Italia ha dichiarato che i marines non rientreranno il 22 marzo. Quindi l’Italia non manterrà la parola data, irritando non poco il governo di New Delhi, la stampa indiana e i cittadini che si sentono presi in giro.

L’ambasciatore Mancini, messo in crisi dal governo Monti, aveva consegnato alle autorità indiane una dichiarazione giurata in cui diceva che i due marò sarebbero rientrati entro 4 settimane dal 22 febbraio: ora rischia l’incriminazione in quanto l’articolo 144 della Costituzione indiana stabilisce che il governo è tenuto a far rispettare le disposizioni della Corte Suprema.

La controversia è nata per il fatto che Italia e India non concordano sul punto nautico in cui si trovava la nave da cui partirono i colpi mortali: secondo gli italiani era in acque internazionali e quindi il reato va giudicato in Italia essendo la nave suolo italiano; secondo gli indiani la giurisdizione è della regione del Kerala.

La crisi che mette a dura prova il prestigio internazionale dell’India (così come in passato situazioni analoghe danneggiarono quello italiano nei confronti degli Usa per la strage del Cermis e per l’omicidio dell’agente segreto Nicolò Lipari), rischia di creare contraccolpi anche alle 400 aziende italiane che commerciano col Paese asiatico per un ammontare di 7 miliardi di euro all’anno. D’altra parte Italia e India hanno anche un altro contenzioso che riguarda le mazzette pagate dagli italiani per convincere le autorità indiane a comperare alcuni elicotteri militari. Su questi due filoni sta giocando la diplomazia dei due Paesi, sopra le teste di due soldati tornati a casa, di due pescatori uccisi e dei loro familiari.

_66417228_66417227Chi è Daniele Mancini

Da gennaio 2013 è ambasciatore italiano in India e Nepal. Già consigliere diplomatico, responsabile Relazioni Internazionali del Ministro per lo Sviluppo Economico, Commercio Internazionale, Energia e Comunicazioni, è stato ambasciatore in Romania e Moldavia. Dal 2001 al 2003 ha operato nell’ufficio del Consigliere Diplomatico della Presidenza della Repubblica dopo essere stato ministro plenipotenziario e aver avuto tante altre cariche diplomatiche.

L’accusa di oltraggio alla Corte Suprema deve bruciare parecchio, a lui che dopo la laurea summa cum laude in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, nel 1997 studiò alla Georgetown University di Washington Filosofia Morale e Teoria e Tecniche di Comunicazione; a lui che è anche un poeta (alcuni libri pubblicati) oltre che autore di testi di economia politica e che ha collezionato ben 12 onoreficenze; grand’ufficiale della Repubblica in Italia, ma anche grand’ufficiale in Germania, Ungheria, Norvegia, Portogallo, Austria, Belgio, commendatore dell’Ordine di Adolfo di Nassau in Lussemburgo, dell’Ordine di Malta, commendatore in Perù e Brasile e tra l’altro accademico dell’Accademia Angelica Costantiniana di Lettere Arti e Scienze. Ma va così: per un servitore dello Stato, prima di tutto… la ragion di Stato.

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