I dubbi su questa politica non sono un lusso


5stelleI dubbi su questa politica non sono un lusso

E’ men male l’agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore, scriveva Alessandro Manzoni. E di dubbi, la vicenda politica italiana degli ultimi giorni, ne regala parecchi. Anche rispetto al Movimento 5 Stelle che rappresenta la forte voglia di cambiamento espressa da quasi un quarto degli italiani che hanno votato alle elezioni politiche di febbraio (quasi altrettanti non si sono nemmeno presentati ai seggi). Dubbi che possono venire a chi ha messo la croce sul Grillopensiero, senza essere iscritto al movimento, ma come semplice simpatizzante o essendo solo profondamente disilluso (o peggio) da tutti gli altri partiti e con la voglia di spazzarli via, con la voglia di arieggiare quello stanzone in affitto a 54 milioni di euro l’anno, che dal 1918 è la sede definitiva del Parlamento italiano.

roulette-giocoDubbio n.1 E’ meglio seguire il principio del Niente governo con chi ha sfasciato l’Italia negli ultimi 20 anni, o dare la fiducia oggi per poter cominciare a cambiare le cose e poi, eventualmente, toglierla domani in assenza di comportamenti consoni ai propri principi?

Dubbio n.2 Chi ha i numeri per cominciare un’opera di cambiamento ma poi, di fatto la impedisce trincerandosi dietro una mera questione di principio, sta facendo realmente il bene del Paese come dice o segue il proprio programma senza confrontarsi con la realtà?

Dubbio n.3 Il movimento crede davvero che il presidente Napolitano gli affiderà mai le chiavi di Palazzo Chigi non essendo neanche il primo partito per consenso elettorale?

Dubbio n.4 Dire No grazie, i tuoi voti non li uso, ma li tengo buoni per la prossima volta quando avrò un governo tutto mio, è quello che vogliono davvero tutti gli oltre 8 milioni di italiani che hanno votato M5S sperando in un cambiamento ora? Il consenso elettorale non è eterno, ma oscilla anche imprevedibilmente.

Dubbio n.5 Se si dovesse determinare per mesi una situazione di stallo (anche con un eventuale accordo destra-sinistra) e se ne nascesse la paralisi nelle leggi e nelle riforme attese, i molti cittadini che per la prima volta hanno cambiato il loro voto fidandosi del M5S, voterebbero di nuovo per lo stesso movimento?

Dubbio n.6 Non è forse la politica, arte del dialogo e dell’agire per il bene comune, il luogo in cui si costruisce la democrazia e la società volute dalla nostra Costituzione? E questa politica (ovviamente imperfetta) non deve quindi potersi esprimere?

Dubbio n.7 E’ giusto usare i voti degli elettori per stare all’opposizione lasciando governare gli altri che si considerano i nemici giurati?

Dubbio n.8 E’ giusto fare i duri e puri rispetto al non dare la fiducia a chicchessia? E’ giusto considerare, solo in fase di voto di fiducia, tutti i partiti come espressione del marcio e del corrotto che ha rovinato l’Italia, salvo poi approvare eventuali loro leggi ritenute buone? Oppure, per star coerenti col principio e non volendosi sporcare le mani, si dovrebbe a quel punto evitare anche solo di sedersi di fronte agli altri partiti (o sopra, o a sinistra) in Parlamento?

Dubbio n.9 E’ proprio necessario usare le stesse armi dialettiche di chi si intende scalzare dalla poltrona, sparando a zero sugli avversari e mostrandosi sprezzanti e superiori a tutti solo in quanto nuovi e quindi per questo ancora puri?

Ci manca tanto Gandhi…forside_990x520_GANDHI_GandhiServe

Diventare parlamentari significa accettare di dialogare e scontrarsi con chi la pensa diversamente; con chi magari si disprezza anche profondamente. Si accetta di pagare questo prezzo per il bene comune dei cittadini, senza ulteriori calcoli. Dovrebbe essere così, credo. Quanto lontana appare questa nuova battaglia contro le sopraffazioni del potere dal modello dell’umile Gandhi che riuscì a scacciare gli invasori inglesi con la nonviolenza e parlando sottovoce…

Qualcuno descrive la politica grillina come rivoluzionaria, qualcuno come reazionaria, altri come anarchica, come espressione della CIA che vuol destabilizzare l’Italia per far cadere l’euro, o in linea col tanto peggio tanto meglio o col Muoia Sansone con tutti i Filistei. Molti la tirano da un lato o dall’altro per opportunismo o per spaventare chi dovrà presto tornare alle urne. Di certo è una politica rivoluzionaria, i cui risultati del voto hanno stupito per primi gli stessi 5Stelle ed è una politica generalmente poco capita in questa fase attuale dai cittadini italiani, anche forse, come sostengono i grillini, per colpa dell’informazione settaria che travisa il loro pensiero. Difficile sapere chi, tra le Cassandre di destra-sinistra-centro e oltre, ha ragione nel presagire un disastro imminente; difficile sapere se è buona cosa procedere (come in Belgio, come suggerisce Beppe Grillo) senza un governo o con un governo tecnico prorogato. Di certo la responsabilità del non averci provato a salvare il salvabile, qualcuno se l’è già assunta (da un lato e dall’altro delle barricate) e sarà ricordata al momento di rivotare tra breve. Non siamo di fronte a un colpo di Stato o a una guerra, abbiamo appena avuto un governo non nominato dal popolo (cosa abbastanza grave, a pensarci); quindi usciremo anche da questo empasse. E allora, come si dice, Chi vivrà vedrà. Peccato che per sopravvivere, l’Italia debba sentirsi sul collo il fiato di troppi soggetti: Europa, finanza, mercato, imprese, ma soprattutto persone che faticano a sbarcare il lunario e che cercano certezze e aiuto. Le cercano come il pane. E le cercano adesso.

IMG_7550Quando la nave cola a picco…

La situazione attuale riporta alla mente la famosa drammatica telefonata tra il comandante De Falco e il comandante Schettino che aveva abbandonato la Costa Concordia. Cosa direbbe oggi l’Italia rivolgendosi a un ufficiale della nave che si inabissa, scoprendolo sceso a terra invece che intento nei soccorsi pur di non stare accanto ai colleghi che disprezza?

 

Si va verso il governo del Presidente

Il presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili del quadro politico istituzionale. Lo ha detto stasera il segretario generale del Quirinale, Donato Marra, parlando a nome del presidente Giorgio Napolitano, dopo aver conferito col presidente del Consiglio incaricato, Pierluigi Bersani. Quindi Bersani non ha più l’incarico esplorativo e si va verso un governo del Presidente.

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2 risposte a “I dubbi su questa politica non sono un lusso

  1. Cara Silvana, ti ringrazio profondamente per la risposta rapida, sensibile e pacata. Non posso che essere d’accordo con quello che dici e con le brutture di anni e anni di politica usata sopra le teste dei cittadini. Basta pensare a quanto ci tengano avvocati, ingegneri, professori, industriali, a mollare il loro lavoro per guadagnare (apparentemente molto meno) pur di entrare in politica. E non sembrano quasi mai spinti da altruismo e passione per la gente… Quindi ovviamente nascondono interessi personali e quindi del marcio. Ma le mie obiezioni si riassumono nell’assunto: se consideri A la peste bubbonica, ti ci tieni così lontano da non volerla vedere neanche in fotografia; quindi non ci parli neanche, non entri nella stanza dove potresti contagiarti. Se invece lo fai, se scegli di disinfettare la casa dell’appestato, allora ti rimbocchi le maniche, usi precauzioni e fai pulizia. Ma se dici: “Io lì non ci entro, ma se volessi potrei guarirlo…” qualcosa non mi torna. Non sono un economista, non so se è vero che siamo sull’orlo della catastrofe, ma certo vedo imprese e negozi chiudere e gente che alla cassa del supermercato lascia giù qualcosa perché i soldi non bastano… Mi pare che ci siano delle priorità e che sia colpevole non tenerne conto tirandosi fuori. E’ questo che intendo dire e so che non ti sembrerà un discorso assurdo. Chi ha avuto i voti li usi bene come sta dimostrando di saper fare in Sicilia e nelle prime azioni in Parlamnento; ma non eviti di “sporcarsi le mani” se questo serve al Paese. Tirar su le macerie dopo un allagamento implica insozzarsi parecchio. E ti parlo in perfetta buona fede e con altrettanta stima e simpatia, credimi.

  2. Ciao Roberto,

    il vero cambiamento non è quasi mai rapido, quasi mai non utopico, quasi mai facile e indolore. I giornalisti continuano a chiederci, e chiedersi, perché non rinunciamo alla nostra essenza, perché non ci prendiamo “la responsabilità” per “salvare il Paese”. Io invece mi chiedo, ti chiedo: scendere a compromessi non lo vedi già come una sconfitta, un tradimento nei confronti di chi ha votato questo cambiamento (pur lento, pur lontano, pur apparentemente utopico)? Chi è che deve prendersi la propria responsabilità – del punto in cui siamo arrivati (e magari avere le palle di dimettersi, lasciare spazio a chi almeno una marcia in più l’ha: l’innocenza politica, scollarsi da poltrone occupate da decenni, ammettere la propria sconfitta nel non aver saputo nemmeno prefigurare lo scenario che ci attendeva dopo anni di immobilismo a dir poco, malapolitica e malaffare a dire il vero)? La nave la salva chi l’ha resa ingovernabile (giocando con le vite delle persone e la responsabilità connessa al ruolo di governanti)? La casa la facciamo ricostruire all’architetto che l’ha (volontariamente e per proprio tornaconto) mal progettata, quindi fatta crollare?

    Caro Roberto, non importa quanto tempo ci vorrà. Se non sarà vero cambiamento non dovrebbe neanche interessarci. E di certo un finto cambiamento non interesserebbe il Bene Comune, entità ora più un ectoplasma che altro, che, finché non ce ne occuperemo veramente, non si volterà verso di noi col volto buono della giustizia sociale e della solidarietà. E non ci aiuterà a riscattarci. Questi politici (sì non parlo di queste parti politiche, perché ci sono nomi e cognomi) insieme alle loro emanazioni dirette in alcune pubbliche amministrazioni, società partecipate, enti pubblici, hanno fallito. Riconosciamo almeno questo. E quello che dobbiamo credere e auspicare è che ognuno di noi si impegni davvero in prima persona per agevolare un pezzettino di quel famoso cambiamento.

    Ma loro, i folgorati sulla via di Damasco, quelli che fino ad un anno fa sentendo parlare di partecipazione e trasparenza pensavano “è il vaneggiamento di un Grillo urlante, un folle”, salvo poi inserire queste due paroline, assieme a “riduzione dei privilegi della casta, tagli agli sprechi”, e ancora “etica, moralità, governo dei cittadini, ecc ecc” nei loro programmi elettorali. Che tristezza, permettimi di dirlo!

    Senza la storia non siamo niente. E la storia di questi ultimi 20 anni, che si unisce a quella dei decenni precedenti, io me la ricordo bene, e mi batterò anche perché sia scritta nei libri di scuola.

    Ti saluto con stima e simpatia.

    Silvana Denicolò
    (portavoce Consigliere M5S – Regione Lazio)

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