Statua evirata… per il suo pene


AP101118038336-copy-jpg_170837Statua evirata… per il suo pene

Non capita spesso che gli archeologi evirino volutamente una statua greca di 800 anni fa, eppure è successo al gruppo marmoreo Marc’Aurelio con la moglie Faustina, detti anche Venere e Marte, quando hanno fatto ritorno alla loro casa naturale, il Museo delle Terme di Diocleziano a Roma (il più grande stabilimento termale mai costruito nell’antica capitale) dopo qualche anno di vacanza nella sede del governo italiano.

Ecco la storia, un tema leggero, ma simbolico. Era il 2010 quando, per lavori di restauro del Museo, le statue dei coniugi realizzata nel 175 d.C. con le “insegne” degli dei Marte e Venere, sarebbero dovute finire a lungo imballate in qualche deposito. A quel punto il premier Berlusconi pensò di dar lustro al cortile d’onore di Palazzo Chigi arricchendolo con quel prezioso originale, così sottratto a un inutile oblio. Fece realizzare dal suo architetto di fiducia un fondale con un cielo di nubi e volle il gruppo in bella mostra sul finire del cortile coperto. Solo che alle statue mancavano tre particolari: le mani di lei nell’atto di abbracciare il marito e il pene di lui; l’imperatore si presentava nudo frontalmente, mostrando un inguine dotato di soli testicoli con un buco sopra. A Berlusconi quella statua sembrò un affronto e ne dispose quindi, con una spesa di circa 70.000 euro, il restauro. Solo che, diversamente dai restauri che dai tempi moderni in Italia si effettuano sempre senza intenti ricostruttori, stavolta su espressa richiesta del presidente del Consiglio, si provvide a rifare le mani e il pene. Quindi Faustina ha riavuto le sue belle mani e Marc’Aurelio il suo bel … marte-e-venere

Ma, si sa, i politici per fortuna passano mentre l’arte resta (se qualcuno la conserva). Così ora, al momento di tornare finalmente a casa, la coppia di coniugi ever green è di nuovo quella di prima: le protesi in resina collegate al gruppo marmoreo con dei magneti per non rovinare le statue, sono state rimosse dagli esperti guidati da Giovanna Bandini, direttore tecnico dei lavori. E i due riposano in pace, senza che nessuno più gli metta le mani addosso. Premier permettendo.

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