Il mese nero delle big farma


 

bambini-villaggio-indiaEtica: India batte Europa 

 Vale più garantire il brevetto internazionale o la vita della gente? Questo devono essersi chiesti i giudici indiani al momento di decidere se due colossi europei del farmaco avessero ragione o meno nell’opporsi all’industria indiana. E non ha avuto dubbi.

I casi sono due, entrambi legati a farmaci generici anti tumorali. Il primo, portato a sentenza dalla Corte Suprema il 5 marzo scorso, dà ragione all’indiana Natco Pharma che produce e vende a 134 euro un farmaco con principio attivo simile a quello della tedesca Bayer. Si tratta di una medicina indubbiamente cara per lo standard della popolazione locale, ma enormemente più a buon mercato se paragonata a quella che Bayer propone con le stesse caratteristiche: 4.200 euro per 120 compresse, ossia la bellezza di 35 euro a pastiglia. Per la corte il farmaco indiano non è un prodotto innovativo, dal momento che usa una molecola già conosciuta e quindi non lede il diritto al riconoscimento della proprietà intellettuale: la Bayer quindi dovrà cedere all’industria farmaceutica indiana la licenza per il Nexavar, nome commerciale del Sorafenib, usato contro il cancro al fegato e ai reni, perché secondo i giudici non è un bene di lusso, ma un salva-vita che deve quindi essere alla portata della maggior parte delle persone. Per quel farmaco Bayer riceverà quindi solo il 6% delle royalty sulle vendite. Soddisfazione a Ginevra da parte dell’associazione Medici senza frontiere che parlano dell’India come di un modello anche per altri Paesi.

Il secondo più recente caso portato a sentenza in India in questi giorni, coinvolge il governo indiano e la multinazionale svizzera Novartis. Sul caso del brevetto del Glivec, un medicinale anti cancro prodotto dalla società elvetica, la Corte Suprema indiana ha dato ragione all’industria locale che produce Imantib, sostenendo che il farmaco svizzero rispetto a questo non rappresenta una vera innovazione e non presenta un’efficacia maggiore. Anche in questo caso le associazioni indiane di difesa dei diritti umani parlano della sconfitta di big pharma e della conferma dell’India come farmacia dei poveri mondiale.

dna2-770x512Il 41% dei nostri geni è già coperto da brevetto

E mentre in Asia vince il concetto di democrazia del farmaco, negli Stati Uniti il 15 aprile la Corte Suprema si pronuncerà su un caso più generico, ma altrettanto scottante: qualcuno nel mondo ha il diritto di brevettare i geni contenuti nel Dna umano? La domanda potrebbe sembrare retorica e la risposta ovviamente no, ma in realtà si basa sull’ultimo di innumerevoli casi concreti. Protagonista questa volta è la Myriad Genetics, compagnia biotecnologica dello Stato dell’Utah che, studiando i tumori, ha individuato e brevettato due lunghe sequenze di Dna. I suoi laboratori hanno isolato due importanti geni la cui mutazione espone le donne a un più elevato rischio di cancro al seno: i geni Brca1 e Brca2. Il fatto è che le società che hanno studiato il genoma umano, hanno già coperto i loro risultati con brevetti: e sono già più di 40.000 e coprono praticamente il 41% del genoma umano. Lo sostiene uno studio pubblicato da Genome Medicine. Christopher Mason, uno dei suoi autori dice: Se si concede che questi diritti di proprietà siano esercitati si mette a rischio la nostra libertà genomica. Ai giudici l’ardua sentenza.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...