La via di fuga


IMG_8700Sul cartellone della politica, un dramma

 

 

 

Quando c’è una violenta manifestazione di piazza e la polizia carica, esistono precise regole per evitare il rischio che ci scappi il morto: va lasciata aperta una via di fuga perché si possa sciogliere la tensione e l’avversario riesca ad abbandonare il campo senza morti e feriti da ambo le parti. Anche il topo, quando si trova all’angolo, si alza su due zampe e contrattacca, come qualsiasi animale messo con le spalle al muro, che nella reazione vede l’unico modo per sopravvivere. Tranne lo scorpione: quand’è circondato dal fuoco si suicida iniettandosi il proprio veleno.

 

In questi giorni la politica italiana ci ha mostrato esattamente questo. I vecchi partiti, macchiatisi dei peggiori crimini agli occhi degli italiani, sono stati messi alle corde: prima di tutto dagli elettori che hanno aperto una breccia nel Palazzo inserendovi una forza dirompente, poi con il nonvoto. Ma anche da parte del nuovo attore protagonista di un terzo della non -vittoria elettorale, che in nome della purezza universale (fedeltà totale e incondizionata alla promessa elettorale) non ha voluto cogliere questa saggia regola di sopravvivenza, preferendo il muro contro muro fino a stringere all’angolo il direttore della compagnia teatrale che gli offriva una parte da comprimario, accusandolo di essere il solito imbroglione e quindi impedendogli di lavorare. Mai con gli altri è di per sé un principio che onora la promessa fatta agli elettori, ma va contro la volontà di quel pubblico che aveva scelto di tornare in sala dopo anni di assenza, proprio perché in cartellone c’era questo nuovo attore che dopo stagioni e stagioni di pantomime e tragedie, prometteva uno spettacolo moderno.

 

Politica è mescolamento e confronto. Nessuno può pensare di sedere in Parlamento senza dialogare con gli avversari, tantomeno con gli alleati, senza scendere ai compromessi – leciti – della dialettica politica. Nessuno può credere davvero di ottenere il 100% dei consensi e di poter fare a meno degli altri, perché la democrazia non funziona così.

 

theatre-mask1-3Si metteranno assieme destra e sinistra per fare un governo tra loro, perché in realtà sono sempre stati d’accordo, è stato gridato dalle piazze e sul web. E forse è vero, ma è esattamente l’unica via d’uscita che il direttore della compagnia ha trovato libera: indebitato fino al collo, con la minaccia di chiudere bottega per sempre e stretto contro l’angolo, ha potuto solo arrampicarsi sugli specchi e fidanzarsi con la vecchissima attrice figlia del direttore della banca, che con la promessa di una parte nella prossima commedia ha messo a disposizione la protezione di papà. Immorale? Certamente, ma umanamente comprensibile, per sopravvivere. L’attor giovane, rimasto in disparte, continua ad accusare tutti, ma sarebbe più corretto se si assumesse le proprie responsabilità ammettendo che è stato lui ad obbligare questo risultato; né può dire Visto, si sapeva che andava a finire così, perché lui aveva in mano la soluzione (anche se parziale) e non l’ha voluta usare. Con gli amici che la vecchia attrice ha preteso di portare in compagnia e con l’aiuto di papà, lo spettacolo non solo tornerà in scena, ma promette di fare il pienone. E il pubblico non vedrà mai recitare la giovane promessa rimasta fuori dal teatro a strillare. Così la gente se ne tornerà di nuovo a casa disillusa dalle tante parole ascoltate e conscia che, in effetti nulla cambia, anche quando a promettere novità arriva chi poi si tira indietro rendendole di fatto impossibili. Il pubblico crederà ancora alle prossime promesse? Forse che sì forse che no, scriveva D’Annunzio. Ecco, la commedia resta sempre la stessa. Anzi, pare mettano in cartellone un vecchio dramma.

 

 

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Una risposta a “La via di fuga

  1. Penso che, se le forze politiche di sinistra riusciranno a rinnovarsi veramente, il M5S comincerà a dialogare veramente con chi ha voglia di appoggiare le idee espresse nel programma.

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