Svegliare il can che dorme?


9_7_figura_vulcano_sottomarino_marsiliVulcano sottomarino attivo

a due passi dalla Calabria

E’ alto 3.000 metri (metà del monte Bianco), lungo 70 km e largo 30: 2.100 km quadrati di superficie. E la sua punta sale dalle profondità marine per 450 metri. Si tratta di uno dei vulcani più grandi d’Europa ed è in piena attività. Di Marsili, che si trova nel mar Tirreno a 150 km dalle coste calabresi, conosciamo l’esistenza da poco meno di cent’anni, ma non abbiamo piena contezza dei rischi che una sua improvvisa eruzione potrebbe comportare per l’intero Mezzogiorno italiano. Dal 2005 viene monitorato dal CNR in quanto ritenuto potenzialmente pericoloso per la fragilità delle sue pareti, come indicato in un’intervista al Corriere della sera del 29 marzo 2010 da Enzo Boschi all’epoca presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La sua camera magmatica è di notevoli dimensioni e ciò significa che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare in qualsiasi momento. Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, generando un’onda di tsunami di gigantesche proporzioni. Sarebbero investite le coste di Campania, Calabria e Sicilia provocando disastri. E pensando all’esiguità del bacino mediterraneo, è facile immaginare l’effetto rimbalzo dell’onda d’urto sulle coste italiane prima, e spagnole poi.

marsili_1Ma se da un lato qualcuno si preoccupa (tuttavia sul sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia non se ne parla, se non riportando alcuni articoli in rassegna stampa), dall’altro chi pensa al profitto ha in mente di sfruttare l’energia geotermica di quel vulcano. Così si progetta una trivellazione di sondaggio del coperchio della pericolosa pentola a pressione, per provare a estrarre da là sotto calore con una capacità produttiva di 1.300.000 MegaWatt ora di energia elettrica all’anno, visto che vi si sviluppano temperature vicine ai 400 gradi. In questo modo, con un investimento di 2 miliardi di euro, si raddoppierebbe l’apporto geotermico nazionale per l’energia elettrica. Sarebbe un’iniziativa unica al mondo. Non è solo un’idea: nel 2009 il ministero dello Sviluppo Economico ha dato mandato alla società Eurobuilding SpA per studiarne la fattibilità e il Ministero dell’Ambiente ha dato il suo placet.

marsili1Il sito articolotre.com il 10 aprile 2013 riporta: Energia sfruttando il calore generato dal vulcano sottomarino era l’idea del progetto guidato dall’azienda privata Eurobuilding e condotto in collaborazione con Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Centro di Ricerche e Studi Sperimentali per le Geotecnologie dell’Università di Chieti (Cers), Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Cnr e Università Politecnica di Bari. Entro il 2013 sarebbero dovute iniziare le prime indagini sulla fattibilità del progetto… ma le trivellazioni potrebbero essere state anticipate.  Il passo successivo sarà pompare parte di quell’acqua e utilizzarla, sotto forma di vapore, per mettere in movimento delle turbine per produrre energia elettrica.

Eurobuilding che si autodefinisce uno dei principali operatori italiani nell’ambito ella tutela del territorio, per il 2015 intende aver realizzato la prima unità produttiva offshore, realizzando su piattaforme marine (tipo quelle petrolifere) una serie di impianti: turbina a vapore, generatore di corrente, sistema di raffreddamento, condensatore del fluido con acqua marina, trasformatore. (Nell’ultima cartina, il tempo necessario a un eventuale tsunami per raggiungere le coste italiane).

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