Chi controlla il mondo


Life is nowIl potere incestuoso delle holding

Dipende dai punti di vista: dire che pochi potenti hanno in pugno la vita di 9 miliardi di persone può sembrare un’esagerazione da nemici del capitalismo, oppure un’ovvietà. Se però qualcuno va a spulciare con pazienza nel groviglio delle holding più importanti del mondo, scopre cose interessanti che inquietano non poco. Scopre cioè che siamo dentro una società dominata, come nei più classici dei fumetti, da pochissimi individui: ci sono all’incirca 150 uomini – amministratori di potentissime multinazionali della finanza, più che dell’industria – che hanno le leve del potere mondiale e che dispongono indirettamente delle sorti di 9 miliardi di esseri umani. Come? Reggendo l’economia mondiale attraverso l’intreccio delle loro aziende (dirette e collegate) e dettando quindi ai singoli governi le politiche da adottare: politiche da cui dipendono le guerre, le crisi e giù giù fino alle decisioni in materia di sanità, assistenza, welfare, vita economica e sociale delle grandi come delle piccole comunità.

Quelle 146 holding “imparentate” tutte tra loro in un intrico di economia incestuosa dove l’azienda madre è anche sorella della figlia e cugina della diretta concorrente, generano di fatto un unico cartello in totale assenza di reale concorrenza. Un cartello di aziende (holding, corporation) che possiede praticamente tutto e tutto controlla: dalle industrie al petrolio, delle armi ai farmaci, dai generi alimentari alle telecomunicazioni, all’informazione. Un gigantesco organismo oligarchico di cui noi cittadini del pianeta siamo le mani, alle quali viene ordinato di alimentare la vorace pancia mai sazia.

tavolaIl nostro lavoro è il loro fine ultimo

In questo gioco costantemente fatto al rialzo, dove il solo obiettivo è crescere costantemente senza considerare l’esistenza (ovvia) di limiti, il lavoro che facciamo non è mai finalizzato al nostro reale benessere, ma a incrementare il potere che sta più sopra e che nemmeno ci è dato immaginare per quanto si nasconda nelle pieghe dell’economia e della finanza. Non lavoriamo mai per soddisfare autentici bisogni, ma per far crescere la domanda generale di beni e servizi non indispensabili a noi, ma solo all’arricchimento altrui. Ad ogni crisi ragioniamo sul fatto che arriverà il momento in cui non ci sarà più nulla da depredare. Poi però la crisi passa e tutti si torna felici nell’idea che avremo da comprare di nuovo e di più.

La ricerca italo- svizzera

Nel 2011 in Svizzera si è chiuso uno studio iniziato nel 2007 dal titolo The Network of Global Corporate ControlLa rete del controllo globale corporativo, portato a termine da due italiani e uno svizzero: Stefania Vitali di Macerata (dottorato di ricerca in Scienze Dipartimento di Management, Tecnologia, Economia all’ETH Politecnico Federale di Zurigo), lo svizzero James B. Glattfelder (cattedra di Progettazione di sistemi all’ETH Politecnico Federale di Zurigo) e il veneziano Stefano Battiston (dottorato di ricerca all’Ecole Normale Supérieure di Parigi). Questi studiosi hanno pazientemente analizzato il database della Orbis, società leader nella gestione delle risorse per il marketing, con sedi a San Francisco, Londra, Sydney e Singapore. Lo studio pubblicato sulla rivista New Scientist è riuscito a risalire a oltre 30 milioni tra imprese e investitori di tutto il mondo, e alle rispettive posizioni patrimoniali.

 

global-control-1Il gomitolo delle connessioni

I tre ricercatori hanno esaminato l’architettura della rete internazionale che collega tutte le grandi proprietà, una struttura di controllo in grado di incidere profondamente sulla concorrenza del mercato globale e sulla stabilità finanziaria, proprio grazie alle strette interconnessioni tra i soggetti stessi di tale rete.

I loro risultati indicano che esistono circa 43.000 multinazionali (aziende transnazionali le definisce l’OCSE). 1.318 di esse che costituiscono il nucleo di questa “matassa” sono le più importanti e influenti del mondo, strettamente connesse le une alle altre. Le 1.318 compagnie multinazionali generano da sole il 20% del reddito mondiale, ma soprattutto si possiedono l’un l’altra, ossia la maggior parte delle azioni di queste società è proprietà di altri membri dello stesso gruppo dei 1.318. Questo “gioco” di scatole cinesi fa sì che le imprese più grandi e più influenti del mondo si possiedano scambievolmente, quindi esiste un unico grande cartello finanziario, un autentico monopolio, che genera una competizione solo apparente. Dentro questo sistema il mercato (cioè noi consumatori finali) subisce i prezzi imposti da pochi; prezzi che variano per questo solo marginalmente da un competitore all’altro.

Le principali 1.318 multinazionali possiedono quindi tutte le 43.000 aziende transnazionali, che tutte assieme generano un altro 60% del reddito mondiale. Ma spulciando tra le 1.318 multinazionali si scopre che l’80% del controllo totale di queste è nelle mani di un gruppo ancora più piccolo formato da 737 aziende. Risalendo al vertice di queste ultime si arriva a 146 (lo 0,024% di quelle considerate) che controllano direttamente il 40% della ricchezza mondiale. Se una delle 146 aziende entra in crisi, ciascuno di noi ne subisce indirettamente le conseguenze, così come avviene per ogni decisione che essa prende, dal momento che si ripercuote a caduta sulle altre.

multinazionaliLa top 50 del potere

E’ stata stilata la classifica delle prime 50 multinazionali appartenenti al super gruppo delle 147: si tratta esclusivamente di banche e istituti finanziari. Balza agli occhi come il nocciolo della finanza mondiale sia dominato da 26 società americane, con 7 presenze inglesi, 5 francesi, 4 giapponesi, 2 svizzere, 2 olandesi, 2 tedesche, una cinese, una canadese, una sola presenza italiana. E questo indica quale sia a livello mondiale l’influenza del nostro Paese.

1 BARCLAYS PLC banca Gran Bretagna, 118.000 dipendenti, fatturato 6 miliardi $

2 CAPITAL GROUP COMPANIES INC, gestione investimenti USA, 7.000 dipendenti, 1.300 miliardi $ gestiti

3 FMR CORP USA servizi finanziari USA, 28.000 dipendenti, 765 miliardi $

4 AXA FR, assicurazioni Francia, 102.960 dipendenti, profitto 5 miliardi $

5 STATE STREET CORPORATION, finanziaria USA, 28.940 dipendenti

6 JP MORGAN CHASE & CO., finanziaria USA, 258.965 dipendenti, fatturato 97 miliardi $

7 LEGAL & GENERAL GROUP PLC, finanziaria Gran Bretagna, utile 1.110 miliardi $

8 THE VANGUARD GROUP, INC., gestione investimenti USA, 12.000 dipendenti, 2 miliardi $ gestiti

9 UBS AG, finanziaria Svizzera, 78.140 dipendenti, fatturato 34.600 miliardi $

10 MERRILL LYNCH & CO., INC., banca USA, 50.600 dipendenti, fatturato 48 miliardi $

11 WELLINGTON MANAGEMENT CO. L.L.P., gestioni finanziarie USA, gestisce 748 miliardi $

12 DEUTSCHE BANK AG banca Germania, 100.474 dipendenti, profitto 793 miliardi $

13 FRANKLIN RESOURCES, INC., finanziaria USA, 8.543 dipendenti, utile 2.000 miliardi $

14 CREDIT SUISSE GROUP banca Svizzera, 50.000 dipendenti, 5,2 miliardi $

15 WALTON ENTERPRISES LLC, finanziaria USA, fatturato 400 miliardi $

16 BANK OF NEW YORK MELLON CORP. banca USA, 48.700 dipendenti, utile 2,5 miliardi $

17 NATIXIS, banca Francia, fatturato 4,8 miliardi $

18 THE GOLDMAN SACHS GROUP, INC., banca USA, 33.300 dipendenti, fatturato 29 miliardi $

19 T. ROWE PRICE GROUP, INC., società di investimenti USA, 5265 dipendenti, utile 672 milioni $

20 LEGG MASON, INC., società di investimenti USA, 3.395 dipendenti, patrimonio 662 miliardi $

21 MORGAN STANLEY, banca USA, dipendenti 58.627, fatturato 39 miliardi $

22 MITSUBISHI UFJ FINANCIAL GROUP, INC., finanziaria Giappone, 80.400 dipendenti, attivo 2.140 miliardi $

23 NORTHERN TRUST CORPORATION, finanziaria USA, 14.100 dipendenti, attivo 100 miliardi $

24 SOCIÉTÉ GÉNÉRALE, banca Francia, 120.000 dipendenti, fatturato 5 miliardi $

25 BANK OF AMERICA CORPORATION banca USA, 282.000 dipendenti, fatturato 115 miliardi $

26 LLOYDS TSB GROUP PLC, banca Gran Bretagna, 66.800 dipendenti, fatturato 29 miliardi $

27 INVESCO PLC, società investimenti USA, 6.200 dipendenti, fatturato 994 milioni $

28 ALLIANZ SE assicurazioni Germania, 151.338 dipendenti, fatturato 138 miliardi $

29 TIAA, assicurazioni USA, 7.500 dipendenti, utile 1,5 miliardi $

30 OLD MUTUAL PUBLIC LIMITED COMPANY, assicurazioni Gran Bretagna, 54.368 dipendenti, utile 2 milioni $

31 AVIVA PLC, assicurazioni Gran Bretagna, 40.800 dipendenti, utile 4 miliardi $

32 SCHRODERS PLC, fondi investimento Gran Bretagna, 2.540 dipendenti, patrimonio 240 miliardi $

33 DODGE & COX, fondi investimento USA

34 LEHMAN BROTHERS HOLDINGS, INC., finanziaria USA, 26.200 dipendenti, fatturato 60 miliardi $

35 SUN LIFE FINANCIAL, INC. gruppo finanziario Canada, 15.000 dipendenti, utile 725 milioni $

36 STANDARD LIFE PLC, assicurazioni Gran Bretagna, 10.500 dipendenti, utile 1,1 miliardi $

37 CNCE, banca Francia

38 NOMURA HOLDINGS, INC., finanziaria Giappone, 390 miliardi $

39 THE DEPOSITORY TRUST COMPANY, finanziaria USA, utile 104 milioni $

40 MASSACHUSETTS MUTUAL LIFE INSUR., assicurazioni USA, reddito 25 miliardi $

41 ING GROEP N.V. è il maggior gruppo finanziario al mondo, Olanda, 115.218 dipendenti, fatturato 95 miliardi $

42 BRANDES INVESTMENT PARTNERS, L.P., società investimenti USA, gestisce 27 miliardi $

43 UNICREDITO ITALIANO SPA, banca, Italia, 162.000 dipendenti, utile 1,5 miliardo $

44 DEPOSIT INSURANCE CORPORATION OF JAPAN, assicurazioni, Giappone

45 VERENIGING AEGON, assicurazioni Olanda, 27.500 dipendenti, tra i più grossi gruppi mondiali di assicurazione vita e pensione

46 BNP PARIBAS banca Francia, 205.300 dipendenti, 47 miliardi $ fatturato

47 AFFILIATED MANAGERS GROUP, INC., investimenti finanziari USA, 2.230 dipendenti, 327.000 miliardi $ affidati

48 RESONA HOLDINGS, INC., principale gruppo bancario Giappone, 16.881 dipendenti,

49 CAPITAL GROUP INTERNATIONAL, INC., investimenti USA, 7.000 dipendenti, patrimonio di gestione 1 miliardo $

50 CHINA PETROCHEMICAL GROUP CO., industria petrolifera, Cina, fatturato 160 milioni $. (i fatturati, non essendo aggiornati, sono largamente sottostimati).

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8 risposte a “Chi controlla il mondo

  1. Pingback: Non dobbiamo sapere | ROBERTO BRUMAT·

  2. Pingback: TTIP nessuno ne parla, ma… | ROBERTO BRUMAT·

  3. Ma non abbiamo da poco i 7 miliardi di terrestri?Poco male,anzi peggio,vuol dire che il carico procapite dell’influenza di questi padroni del pianeta è maggiore…peccato che i lor signori debbano lasciare tutto una volta abbandonata la vita terrena e terrestre.Avveduti nel breve termine,lungimiranti nel medio termine,ma periti del tutto nel luogo termine…non ci vogliono lauree,masters per capirlo!Siamo solo di passaggio quaggiù.

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