Diritti umani, Israele


bambini-palestinesi-prigionieriQuattordicenne in isolamento

24 giorni nella terribile cella 36

Verso le 2,30 di notte stavo dormendo… quando mi hanno svegliato soldati urlanti che con gli altoparlanti dicevano: “Aprite subito!”. Ho guardato dalla finestra e ho visto molte jeep militari e soldati con le loro luci che illuminavano casa mia… Quando i militari mi hanno visto, hanno puntato le loro armi contro di me.

Testimonianza di Hamza K, 15 anni arrestato il 5 gennaio 2011

Uno dei soldati mi ha legato le mani dietro la schiena con cavi di plastica e ha stretto. Poi mi ha anche bendato gli occhi. Mi hanno portato fuori e mi hanno costretto a stare vicino a un camion militare vicino alla mia casa … Uno di loro mi ha colpito così forte i testicoli che sentivo molto dolore.

Testimonianza di Malek S, 16 anni, arrestato il 9 gennaio 2011

I due che mi interrogavano mi hanno tenuto in piedi senza permettermi di sedermi. Continuavano a darmi schiaffi, ma non ho mai confessato. L’interrogatorio è durato circa due ore. Dopo di che, hanno stampato alcuni documenti in lingua ebraica costringendomi a firmarli. Poi si è saputo che avevo firmato una confessione dicendo che avevo lanciato pietre. Questo è ciò che il mio avvocato mi ha detto più tardi in tribunale.

Testimonianza di Husam S, 15 anni,  arrestato il 12 settembre 2011

Sono stato detenuto nella cella n 36, una piccola cella, che aveva solo un materasso sul pavimento, una toilette con un odore terribile e due sedie in calcestruzzo. Le luci del soffitto erano fioche e gialle, accese 24 ore al giorno, tanto che mi facevano male agli occhi. I muri grigi avevano una superficie ruvida. La cella era senza finestre, solo due fessure per far entrare aria. Il cibo me lo servivano da uno sportello nella porta … Alla fine ho deciso di confessare a causa della pressione che mi avevano imposto: ero in uno stato psicologico pessimo.

Testimonianza di Rami J, 17 anni, arrestato il 24 ottobre 2011 e tenuto così in isolamento per 24 giorni nella prigione di Al Jalame in Israele.

È meglio confessare, mi gridava chi conduceva l’interrogatorio, ma non ho mai confessato. Lui scriveva a computer quel che dicevo; poi ha stampato qualcosa in ebraico e mi ha ordinato di firmarlo, ma ho rifiutato, così mi ha schiaffeggiato forte in faccia urlando. Si è alzato, mi ha spinto verso il muro e mi ha sbattuto contro il muro. Ero così spaventato che ho subito firmato le carte.

Testimonianza di Malek Z, 15 anni, arrestato il 4 luglio 2011

24446371_236-bimbi-palestinesi-detenuti-in-israele-0Violati i diritti ONU del fanciullo

Sono alcune delle testimonianze raccolte dagli ispettori inglesi di una commissione finanziata dal Foreign Office (ministero degli Esteri inglese) e dal Consolato britannico a Gerusalemme, che il settembre 2011 si è recata in Israele e in Cisgiordania per raccogliere prove sui maltrattamenti dei bambini palestinesi arrestati dai soldati israeliani. Ne è scaturito un rapporto molto negativo sulla condotta delle autorità israeliane.
La delegazione di nove persone, guidata dall’ex giudice dell’Alta Corte Sir Stephen Sedley con la presenza dell’ex procuratore generale del Regno Unito Lady Scotland, ha scoperto almeno sei violazioni della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, di cui Israele è firmatario. E sempre in violazione della Convenzione di Ginevra ha avuto luogo il quarto trasferimento di bambini dalla Cisgiordania a carceri israeliane; si sono inoltre raccolte testimonianze sulla famigerata Cella 36 in cui i soldati israeliani rinchiudono in isolamento i bambini palestinesi.

La relazione degli avvocati dice che in base al diritto internazionale, nessuno Stato ha il diritto di attuare discriminazioni sulla base di razza o nazionalità. Dice inoltre che Ci sono grandi differenze tra la legge che disciplina il trattamento dei bambini palestinesi e quella che disciplina il trattamento dei bambini israeliani.

bambini palestinesiLe disparità più eclatanti riguardano 1) la lunghezza della detenzione dei bambini palestinesi prima di essere portati davanti a un giudice: fino a 24 ore per i bambini israeliani e 8 giorni per i bambini palestinesi; 2) l’impedimento della visita dell’avvocato difensore 48 ore per i bambini israeliani, 90 giorni per i palestinesi; 3) l’età minima per finire in prigione è di 14 anni per i bambini israeliani e di 12 per i bambini palestinesi.

Oltre ad aver sentito funzionari governativi, avvocati, ONG e agenzie delle Nazioni Unite, il team inglese ha intervistato ragazzi palestinesi imprigionati quand’erano bambini ed ex militari israeliani; ha anche visitato il tribunale militare nella prigione di Ofer, nei pressi di Gerusalemme, dove vengono detenuti i bambini palestinesi e ha direttamente assistito ad alcuni processi di bambini portati in tribunale in manette.

Il rapporto include testimonianze che fanno luce sui dettagli degli arresti e della prigionia dei minori. Vi si parla di arresti nel cuore della notte, uso di bende e di dolorose manette in plastica, abusi fisici e / o verbali, assenza di informazione sui propri diritti come quello di essere informati del diritto di tacere e di vedere un avvocato, isolamento, auto-incriminazione, obbligo per i bambini arabi di firmare dichiarazioni in lingua ebraica che non potevano comprendere, visite dei familiari estremamente limitate.

Il rapporto parla di Centinaia di bambini palestinesi traumatizzati ogni anno, a volte irreversibilmente, a cui viene negato il diritto alla scolarizzazione e che risultano a rischio continuo di punizioni ancora maggiori nel caso di un secondo arresto.

La relazione si chiude con 40 raccomandazioni, le principali delle quali sono queste: 1) stop agli arresti notturni, tranne in circostanze estreme; 2) obbligo di informare i minori, nella loro lingua, di quali sono i loro diritti; 3) divieto di bendare e incappucciare i bambini arrestati; 4) divieto di uso di fascette di plastica per assicurargli i polsi; 5) divieto di usare comportamenti violenti, intimidatori o coercitivi nei confronti dei bambini; 6) divieto di sospendere i bambini a ganci; 7) obbligo di non accettare come prova confessioni raccolte in lingue diverse da quella dei bambini; escludere l’isolamento come modalità standard di detenzione o imprigionamento; 8) invito a trattenere i bambini palestinesi soltanto in strutture che si trovano nei territori occupati, e di non trasferirli in Israele, (violazione dell’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra).

Marianna Hildyard QC, componente della delegazione, ha detto a The Guardian: Israele afferma di seguire lo stato di diritto e le norme internazionali, ma perché tale affermazione sia veritiera deve formulare una struttura giuridica per tutti i bambini palestinesi nel rispetto della Convenzione dei diritti del bambino e il diritto internazionale.
palestinian-terrorism-kids-focus-on-israelCommentando i risultati della delegazione, l’ambasciata israeliana a Londra ha fatto sapere di aver apprezzato gli sforzi, ma che Purtroppo, le violenze continuano ad essere incoraggiate da libri di testo palestinesi e programmi televisivi che glorificare il terrorismo e i terroristi suicidi. Come conseguenza minori di 18 anni sono spesso coinvolti in atti letali … con l’Autorità palestinese che non è in grado o non ha voglia di adempiere al proprio obbligo di indagare e perseguire i reati. Quindi Israele non ha altra scelta.

tratto da The Guardian 26 giugno 2012

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Una risposta a “Diritti umani, Israele

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