Presidenzialismo, destra, sinistra


400px-Couder_Stati_generaliDestra e sinistra pari sono?

 

Destra e sinistra sono concetti superati. Non è vero. Lo dice chi è per l’omologazione e in genere chi guarda a destra o smuove le acque per pescare voti di qua e di là. Dalla rivoluzione francese (fase Costituente) in poi, per destra si intende la parte della politica favorevole al potere costituito e alla classe sociale più abbiente, per sinistra quella che guarda con maggior benevolenza al popolo. In Italia fin dal 1861 e per 15 anni a governare il primo parlamento nazionale fu la destra moderata e liberale, favorevole all’accentramento amministrativo e all’aumento delle tasse. Le subentrò la sinistra che da subito pose mano alle riforme, istituì la scuola elementare gratuita per 5 anni (obbligatoria per i primi 3), abolì la tassa sul macinato e ampliò il corpo elettorale. Furono i primi segnali di un cambiamento di rotta. Anche per questo si identifica (spesso a torto) la sinistra con il progressismo e la destra con la conservazione. Meglio sarebbe dire, invece, che il gruppo che assume il potere tende sempre a conservarlo, a prescindere dalle ideologie; e dà ai propri elettori qualche “contentino” ogni tanto: così, perché si ricordino di lui alle prossime elezioni.

 

CAMPAGNA ELETTORALE_1200x1200Disposti a tutto pur di farsi eleggere

A quanto ci dicono le cronache giudiziarie, quel che conta ad ogni livello di amministrazione pubblica, è trarre il massimo beneficio per sé e per il proprio gruppo. Se, come dovrebbe essere in una società sana, fare il politico volesse dire dedicarsi con passione alla cosa pubblica (res publica), difficilmente si troverebbero aspiranti sindaci, presidenti di Provincia e di Regione e parlamentari, disposti a spendere per la campagna elettorale di tasca propria e con l’aiuto di amici, conoscenti o gente che poi chiederà in cambio qualcosa, cifre iperboliche (centinaia di migliaia di euro). Questo non può che far nascere sospetti grandi come case sui favori che poi andranno restituiti…

La destra italiana si è sempre posta (e tutt’ora lo fa) in difesa dei redditi forti, di quelli che tutto sommato hanno meno bisogno di sostegno; la sinistra (oggi con scarsissima convinzione) si pone dalla parte dei più deboli. Eppure quand’è il momento di decidere da quale parte schierarsi, i politici abilmente e a seconda delle convenienze del momento, operano i più riusciti trasformismi. Ma nella calma piatta della legislatura avviene anche che quelli di sinistra si mostrino più di destra della destra e viceversa. Amnesia temporanea? Quel che è certo è che i politici tradizionali non dimenticano mai tre cose: 1) il proprio interesse 2) l’interesse dei loro dirigenti 3) l’interesse della classe elettorale di riferimento. Raramente lavorano per il bene comune del Paese nella sua interezza.  (vignetta di Francesco Dotti)

 

 

inciucioPenelope distrugge il telaio

Siamo all’outing

Tra destra e sinistra ci sono in genere anche differenze ben marcate sotto il profilo del reddito dei loro aderenti. E’ più facile trovare grandi capitali a destra, ma vi sono anche elettori nullatenenti pronti a dare tutto per il miliardario di turno che promette di volerli aiutare: perché rappresenta il successo, la soap opera della vita che loro possono vivere solo guardandola in tv. Questo accadeva fino ad oggi. Ora però il giocattolo della politica rischia di rompersi perché tra i due blocchi ideologici si è incastrato il terzo incomodo che non rappresenta il centro moderato (la vera pietra d’angolo della politica italiana, che mai ha conosciuto crisi), messo lì da quegli italiani che si sono stancati di dipendere dai logori meccanismi e promette di voler sfasciare tutto per fare tabula rasa. Destra e sinistra che fanno? Smettono il ruolo di Penelope: farsi la guerra di giorno e dormire nello stesso letto la notte. Fanno outing e palesano (con malcelato orgoglio) il loro reciproco amore. Solo così, pensano, sopravviveremo. Ma aver gettato la maschera in un estremo tentativo di salvarsi dal naufragio non basta più a convincere gli italiani stanchi e senza prospettive. Gli italiani hanno già detto in tutte le lingue che sono stufi di imbrogli, furti, soprusi, leggi ad hoc, mistificazioni e affari con le mafie. La sinistra che non sente questo tornado in arrivo è una casa diroccata destinata a crollare in poche ore: ricorda gli ultimi giorni grigi del muro di Berlino.

 

muro-di-berlino-caduta-picconateDi qua i feticci, di là i mostri

I nostalgici già conservano da qualche parte i feticci: manifesti di Berlinguer, bandiere rosse, chissà che altro… Chi resiste, abbracciato al nemico di sempre, sarà spazzato via dal fiume in piena delle prossime elezioni. Ma la morte della sinistra, agonizzante, non sarà indolore. Perché la destra, storicamente con più risorse e avendo dalla sua il potere, è perfettamente in grado di sopravvivere in qualunque stagione; la sinistra invece, una volta trasformatasi in centro, farà mancare il necessario sostegno ai più deboli animando un fortissimo conflitto sociale. Il segnale più evidente sarà la crescente emorragia di elettori, sempre più sfiduciati; ma altri segnali potrebbero essere meno pacifici: espressioni scomposte di un disagio ideologico che si unisce a quello economico e al senso di abbandono di tutte le certezze. In fondo anche l’esistenza della guerra fredda tra i due blocchi Usa- Urss è servita a mantenere la pace: ma quando uno dei due rivali abbandona il campo, l’altro si prende tutto. Purtroppo è normale e sta per succedere da noi dove, più che gettare la spugna, si intuisce che uno dei due boxeur (quello più “suonato”) si è accordato prima dell’incontro per finire al tappeto alla tale ripresa…

 

padre_padrone_omero_antonutti_paolo_taviani_vittorio_taviani_011_jpg_ygxcPresidenzialismo? Mai a un popolo

afflitto dal complesso del padre

Oltretutto il bisogno di un leader è preponderante in un Paese come il nostro con il complesso del padre, dove un popolo cerca disperatamente qualcuno che gli dia delle regole, gli risolva i problemi e a cui scaricare tutte le responsabilità. Per questo siamo un Paese immaturo, a cui farebbe male il presidenzialismo. In un vuoto ideologico come l’attuale l’ipotesi di un ritorno alla dittatura non è poi così remota: segnali di ascesa di movimenti filo nazisti in Grecia non fanno ben sperare. E qui non si deve pensare ai carri armati che sfilano per il centro della capitale come in Cile o in Portogallo negli anni Settanta: Mussolini e Hitler non presero il potere con colpi di Stato o rivoluzioni, ma furono liberamente eletti dai loro popoli in momenti difficili che ricordano l’attuale, e questo è bene ricordarlo. E non venivano dalla destra: erano il primo socialista e il secondo nazional socialista e promettevano di risolvere con determinazione e populismo i problemi reali della gente, disoccupazione, inflazione, arretratezza. Mussolini, agli albori del suo movimento, dichiarava: Faremo tutto il possibile per impedire la censura e preservare la libertà di pensiero e di parola, la quale costituisce una delle più alte conquiste ed espressioni della civiltà umana. Sante parole, calpestate dagli stivali dei suoi picchiatori in camicia nera, “padri spirituali” di alcuni politici che ancor oggi, appena possono, romanamente salutano.

Bisogna vigilare perché, come scrisse in un suo quadro a fine ‘700 Francisco Goya, il sonno della ragione genera mostri.

 

 

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2 risposte a “Presidenzialismo, destra, sinistra

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