Gelli e il suo piano


Dittatura-della-maggioranza1Un progetto di democrazia

Licio Gelli (oggi 94 anni) non è solo un attempato signore benestante che ha sempre giocato a fare il massone. Certo a 18 anni partì volontario per aiutare il dittatore spagnolo Franco a schiacciare la democrazia; certo fu ispettore del Partito Nazionale Fascista incaricato di mettere in salvo in Italia il tesoro che l’Italia aveva rubato al re jugoslavo Pietro II (tra cui 60 tonnellate di lingotti d’oro); certo 20 tonnellate d’oro che Gelli dirottò in Argentina non sono mai più saltate fuori; certo nel 1943 aderì alla Repubblica Sociale come addetto al collegamento tra il governo di Mussolini e quello di Hitler; certo fece anche il doppiogioco a favore dei partigiani; 220px-Licio_Gelli_tessera_fasciocerto nel dopoguerra aiutò i servizi segreti americano e inglese; certo dopo essere stato portaborse di un parlamentare democristiano (Romolo Diecidue) è diventato Maestro Venerabile della loggia massonica segreta P2 (Propaganda 2); certo era amico del regime militare argentino; certo fu arrestato in Svizzera dov’era scappato e dove cercava di rientrare in possesso di decine di migliaia di dollari; certo evase dalle carceri elvetiche riparando in Sudamerica; certo fu anche condannato a 10 anni per depistaggio al processo per la strage di Bologna; certo nel ’94 subì la condanna a 12 anni per la bancarotta del Banco Ambrosiano e a 3 per la P2; certo quand’era in libertà vigilata sparì per finire poi arrestato dai francesi; certo per gli arresti domiciliari non può uscire dalla sua Villa Wanda ad Arezzo, che lo Stato ha messo all’asta, ma che nessuno ha voluto comprare e di cui lui è stato nominato custode giudiziario. Ma al di là di tutto questo… non ha altre colpe, forse per raggiunti limiti di età.

Nella sua carriera caratterizzata anche dall’hobby di collezionare dossier personali (sempre utili al momento giusto) è riuscito a far convergere nella sua loggia segreta molte personalità della politica, della cultura, della magistratura, dell’industria e delle arti: tra i più noti Silvio Berlusconi, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Costanzo… comprese molte cariche istituzionali.

lutto_democrazia_ita1Il Piano di Rinascita democratico

Ma quest’uomo così “scaltro” è stato anche il patron di un progetto che si prefigurava un cambio pilotato del sistema istituzionale italiano: il cosiddetto Piano di Rinascita democratico. Fin dalle premesse vi si precisava che l’aggettivo democratico significava che il sistema non andava rovesciato manu militari, ma convincendo della sua bontà poco a poco tutti i soggetti sociali, ungendo con palate di miliardi di lire le ruote del meccanismo. In pratica proponeva un lento ma inesorabile processo di cambiamento dalla forte capacità di assuefazione delle coscienze, anche le più critiche. Si diceva che, comunque, si sarebbe dovuta ritoccare anche la Costituzione. Prevedeva infatti di attuare un golpe bianco, una deriva oligarchica da attuarsi con molta pazienza seguendo alcuni passi fondamentali, messi nero su bianco in un documento. Gelli, più che il vero padre del progetto, ne fu l’autorevole e convincente portavoce. L’idea fu di un democristiano, il parlamentare, segretario generale della Camera dal 1962 al 1976 ed europarlamentare (nel 1984) Francesco Cosentino (morto nel 1985).

Cosa proponeva il Piano? Trasformare l’Italia in un Paese a democrazia controllata da parte di un manipolo di persone, ridisegnando a tavolino le regole, con la certezza di non trovare opposizioni in un Parlamento esautorato dagli stessi parlamentari comprati o convinti.

potereObiettivi e modalità del Piano

Sei gli obiettivi (oggi diremmo i target) su cui rovolgere lo sforzo di convincimento della bontà del progetto: 1) i partiti, con l’esclusione di comunisti e con la riserva dei missini; 2) i giornalisti delle principali testate, escludendo la Rai; 3) i sindacati, col fine di far nascere un sindacato autonomo; 4) il governo, per ristrutturarlo nell’organizzazione dei ministeri e negli uomini; 5) la magistratura; 6) il Parlamento.

Trovate in queste categorie sociali le persone sensibili, si prevedeva di impiegare dai 30 ai 40 miliardi di lire per farle arrivare alle leve del potere nei diversi ambiti. Una volta posti i propri uomini nelle posizioni chiave, si sarebbe passati alla fase 2: conquista di governo, magistratura e Parlamento. Per far partire l’operazione, si segnalava come indispensabile la creazione di un club di 30- 40 persone omogenee (per disinteresse, rigore morale, modo di sentire e onestà) col compito di verificare l’attuazione del Piano da parte dei politici amici. Gli stessi dovevano anche coordinarsi con le forze straniere amiche e collegarsi con la Massoneria internazionale. In pratica andava creato un network di potenti, spinti dal comune progetto che, oltre a comprendere alcune proposte largamente condivisibili, lasciava trasparire alcune parole d’ordine: democrazia, ordine sociale, giustizia; e che senza citare gli obiettivi finali li lasciava trasparire nelle disposizioni previste.

 

sciopero1Attuazione del Piano

I politici andavano selezionati per capacità e onestà (citati tra gli altri Craxi e Andreotti) in modo che all’opinione pubblica risultassero credibili e positivi. Se non avessero accettato l’invito si sarebbe finanziata la nascita di due nuovi movimenti: uno di sinistra e uno di destra, formati sempre da politici seri e onesti per evitare il rigetto da parte degli elettori. Giornalisti: dovevano essere scelti (non più di 2-3 per testata) perché poi simpatizzassero per i politici del Piano. Poi andava acquistata la proprietà di qualche settimanale, creata un’agenzia centralizzata col compito di coordinare tutta la stampa locale e le tv via cavo e la Rai sarebbe stata sciolta in nome del pluralismo delle reti.

Sindacati: obiettivo primario era lo scioglimento della triplice CGIL CISL UIL per far integrare i sindacati esistenti col sindacato autonomo.

Magistratura: il documento rilevava che la presenza di un’associazione di magistrati moderati avrebbe aiutato; sarebbe stato sufficiente legiferare per limitare la portata di quei giudici considerati elementi di eversione.

scuolaProgrammi urgenti del Piano

Il relatore del progetto criticava il trasferimento del potere dal Parlamento ai sindacati e dal governo ai padronati multinazionali coi relativi strumenti di azione finanziaria. Quindi rilevava l’esigenza di restituire a ciascuno quanto aveva perduto.

Scuola: quella che veniva letta come giusta diffusione dell’istruzione, era però rilevata come causa di disoccupazione intellettuale, di carenza di mano d’opera tecnica, di rifugio dei giovani nella droga e nell’eversione. Quindi si proponeva di smettere l’automatismo titolo di studio- posto di lavoro, di programmare il fabbisogno umano, di preparare adeguatamente i docenti e di restaurare la meritocrazia.

Giustizia: si proponevano urgentemente leggi per la responsabilità civile dei giudici, per il divieto alla stampa di citare i nomi dei magistrati impegnati nei processi, per rivedere le modalità di accesso alla carriera dei giudici, per rendere facoltativo per i giudici condannare alla libertà provvisoria i colpevoli di eversione, violazioni dell’ordine pubblico, rapina a mano armata, sequestri, violenza.

Governo: l’intento era di ridurre o eliminare i sottosegretari; aumentare i poteri del ministero dell’Economia; nell’amministrazione pubblica sostituire il silenzio- rifiuto col silenzio-assenso; limitare i poteri di Regioni e amministrazioni locali.

Parlamento: si voleva dare più forza al rapporto maggioranza- governo e opposizione.

Lavoro: progetto di abolire la legalità dei titoli di studio; orario unico lavorativo di 7,30 ore; eliminazione delle festività infrasettimanali e dei “ponti” (tranne per Natale, Capodanno, 2 giugno e Ferragosto) aggiungendole alle ferie; evitare il vuoto lavorativo in agosto.

Fisco: proposta di inasprire le aliquote per redditi professionali e rendite; alleggerimento aliquote su donazioni; concessione forti sgravi fiscali a investitori stranieri; ecc…

polizia-schierata-alla-manifestazione-no-tavIl rispetto delle regole del Piano

Il progetto parlava di un governo non autoritario, ma autorevole e di forze dell’ordine mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda. In proposito si suggeriva di ridare alla polizia l’autorità di effettuare interrogatori d’urgenza in caso di reati di eversione e di reati violenti.

Tra le urgenze il Piano segnalava quelle di controllare la stampa, di acquisire due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo.

justice_104029cIl Piano nel lungo periodo

Raggiunti questi scopi primari urgenti, il Piano andava oltre… Rendere unitario il ruolo del pubblico ministero ove fosse disgiunto da quello dei giudici; rendere il ministro della Giustizia responsabile verso il Parlamento dell’operato dei pubblici ministeri; abolizione del segreto istruttorio; riforma del Consiglio Superiore della Magistratura per renderlo responsabile verso il Parlamento; separazione delle carriere dei magistrati, loro promozione per merito, limiti di età per il pubblico accusatore, ridurre a giudicante la funzione del pretore; elezione del premier da parte della Camera; perdita del titolo di parlamentare per chi diventa ministro; introduzione per i conti dello Stato del concetto di cassa; obbligo per gli enti locali di spendere (oltre le sovvenzioni statali) solo i proventi delle emissioni di obbligazioni di scopo; abolizione delle Province; nuova legge elettorale per la Camera (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco); riduzione del numero dei deputati a 450 e dei senatori a 250; formazione di un Senato come rappresentanza delle regioni e degli interessi economico- social- culturali; aumento da 5 a 25 dei senatori a vita; attribuzione alla Camera di competenze soprattutto politiche e al Senato di competenze soprattutto economiche; accorpamento delle elezioni di qualsiasi ordine nella stessa data ogni 4 anni; disposizione per rendere inemendabili i decreti legge; divieto a vita per i giudici di venir nominati in cariche pubbliche; riduzione a 5 anni del mandato presidenziale e ineleggibilità del capo dello Stato; riduzione del numero delle Regioni riconfigurandole secondo criteri geoeconomici.

Per la società civile il Piano preconizzava: concedere la residenza nei grandi Comuni solo a chi dimostri di avere un lavoro e un reddito sufficiente; favorire la nascita di città satelliti; obbligo per i giornali di pubblicare annualmente bilanci e compensi dei giornalisti; protezione del cittadino rispetto alla stampa; creazione di un unico ente previdenziale; divieto di pensione prima dei 60 anni (salvo inabilità); ferreo controllo delle pensioni di invalidità; eliminazioni dei cumuli di pensioni; limitare il diritto di sciopero (prevedendone cioè il preavviso ed escludendone i servizi pubblici essenziali); limitare il diritto di sciopero a temi economici e consentendo il lavoro a chi non intenda parteciparvi; legislazione che agevoli l’ingresso dei lavoratori nella proprietà azionaria e nella gestione aziendale; nuova legislazione per l’ecologia e i diritti umani; legislazione anti monopolio (modello Usa), bancaria (modello francese); borse di studio per non abbienti e scuole di Stato (modello francese); riforma sanitaria e ospedaliera (modello tedesco); abolizione del canone Rai e di qualsiasi aiuto statale alla stampa.

Alcune di queste riforme sono condivisibili dalla maggioranza degli italiani; altre (incondivisibili) sono diventate attuali, altre ancora vedono una parte della politica da anni impegnata per realizzarle. E sono curiosamente quelle che si occupano di giustizia e stampa, considerate in questo Piano come due nodi su cui intervenire radicalmente, per impedire che nuocciano al progetto politico oligarchico.

Questo il testo integrale:

http://www.accadeinitalia.it/images/stories/PDF/testo%20integrale%20del%20piano%20di%20rinascita%20democratica%20della%20loggia%20p2.pdf

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3 risposte a “Gelli e il suo piano

  1. ma nel corso di tutto questo parla e riparla di Gelli a nessuno è mai venuto il dubbio che si tratti di un mestatore e millantatore di crediti con idee megalomani? ha mandato migliaia di tessere registrando puntigliosamente i nomi dei destinatari per poi (evidentemente) ricattarli, ha millantato l’appartenenza massonica dopo esserne stato estromesso, e via così. a me sembra più un ladro, truffatore, ricattatore…..ecc che un golpista. Che poi strumentalizzare il tutto sia stato utile a molti che continuano a parlare di P2….P3….P4…..ma cerchiamo di essere seri, lo potremmo paragonare ad altri golpisti? un materassaio? ma per carità!!

  2. Molto interessante, il tuo articolo. L’ho appena inviato ad una mia amica che non ha voluto firmare la petizione on line “giù le mani dalla Costituzione!”, che ho lanciato pochi giorni fa su Avaaz.org
    Ciao!

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