Datagate


Catherine-Zeta-Jones-and-Tom-Hanks-in-Steven-Spielbergs-The-Terminal-2004-10Terminal, un fatto vero, oggi

Chi ancora crede che le fiction non rappresentino la realtà, deve ricredersi: basta pensare al film Terminal dove Tom Hanks, il cui passaporto improvvisamente perde validità mentre sta entrando negli Usa, è costretto a restare per un lungo periodo prigioniero di un aeroporto americano. Sono ormai giorni infatti che un cittadino statunitense vive, privato del suo passaporto (annullato dai suoi connazionali) nel terminal E del principale aeroporto moscovita Sheremetevo. Non può uscire, cioè non può entrare in Russia, ma nemmeno andarsene. Il caso internazionale conosciuto come Snowden (dal nome del protagonista, il tecnico dei servizi segreti Nsa – National Security Agency), è diventato ora Datagate. Dopo che ha spifferato ai quattro venti che “i suoi” intercettano abitualmente telefonate, sms, mail, messaggi su Facebook, Skype e quant’altro, e pure spiano gli amici degli Stati Uniti come i Paesi europei (Francia, Germania, Italia in testa), nessuno lo vuole: nemmeno l’Ecuador che tanto magnanimo è stato con Assange; solo il Venezuela del presidente Maduro si è detto disponibile. Troppo pericolosa la spia che parla? E quale merce di scambio sta contrattando Putin per consegnare ad Obama (magari rilasciandolo) il giovane analista che ha messo in serissimo imbarazzo l’amministrazione di Washington con i propri alleati?

Rispetto a Tom Hanks, al ventinovenne Snowden sta andando meglio: non è costretto a lavarsi nelle toilettes dell’aeroporto e alloggia nell’hotel dello scalo. Questo almeno dicono le autorità, ma quasi certamente si trova ben custodito altrove, dal momento che possiede rivelazioni di non poco conto che farebbero gola a chiunque. La Nsa si è affrettata a dire che la sua mansione era soltanto quella di controllare che i computer spia restassero operativi; ma lui, Edward Snowden, sostiene che negli ultimi tempi era incaricato di trovare nuovi sistemi per spiare telefoni e comunicazioni su Internet.

E’ probabile quindi che l’ingombrante americano non lascerà Mosca tanto presto, se non magari solo ufficialmente, facendo poi perdere a lungo le sue tracce: anche nella nuova Russia il KGB è sempre il KGB.

hi-snowden-hong-kong-046452Un film su Snowden

E a proposito di fiction, il regista di Hong Kong Edwin Lee, con un gruppo di amici, ha girato un corto di 5,23 minuti su questa storia, usando degli attori. Si intitola Verax e si trova dal 25 giugno su Youtube. Immagina come tutti i servizi segreti di stanza nella città cinese si siano mossi per mettere le mani su questa talpa quando aveva cercato rifugio nell’ex colonia britannica; e ricorda la frenesia dei media locali e internazionali attorno al caso. Eccolo.

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3 risposte a “Datagate

    • Certo che fa strano vedere, prima con Assange, ora con Snowden, interi Stati accanirsi contro chi racconta quello che i loro governi hanno detto, scritto e fatto. La verità contro l’inconfessabile. Questi governi ci insegnano che la verità va severamente punita. E’ la loro morale. D’altra parte sono governi che parlano di pace, ma armano il mondo ed esportano le guerre… Anche io spero che Snowden possa vivere tranquillo da qualche parte in questo pianeta.

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