Catturato e liberato l’ex capo CIA di Milano


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Lady 007, catturato a Panama e subito liberato

Un agente segreto di cui si conosce il vero nome e pure la fotografia, è un agente bruciato. E Robert Seldon Lady (a sinistra nella foto sgranata), 59 anni nato nella capitale dell’Honduras, Tegucigalpa, bruciato lo è dal 2005 quando i giudici di Milano lo indicarono come capo della CIA nel capoluogo lombardo e principale responsabile del rapimento dell’imam Hassan Mustafa Osama Nasr (detto Abu Omar, nella foto) 1avvenuto nel febbraio 2003. Ma non basta. Il latitante Seldon Lady (sembra un nome d’arte più del suo nomignolo di servizio Mister Bob), unico dei 26 agenti CIA coinvolti nel processo per il quale l’allora ministro della Giustizia Paola Severino chiese agli Stati Uniti l’estradizione, è finito il 16 luglio 2013 nelle mani della polizia del Costa Rica e consegnato a quella di Panama dopo che era stato arrestato a Paso Canoas (cittadina collinare di 9.000 abitanti) dalla polizia del Servizio Emigrazione costaricana mentre tentava di entrare in quel Paese dalla frontiera sud. Lo dice la stampa panamense: Critica.com precisa però che a parlare dell’arresto sono le autorità italiane, smentite da quelle panamensi. Sulla cattura di Lady c’è quindi un piccolo giallo internazionale: il ministro della Sicurezza di Panama, José Raul Molino, smentisce il ministero della Giustizia italiano escludendo che l’ex capo sezione CIA di Milano sia sotto il loro controllo, così come invece afferma un funzionario italiano vicino agli ambienti investigativi, come riferisce PanamaAmerica noticias.

doc-302960Rilasciato dopo 24 ore, Lady è tornato negli Usa

Forse la pubblicità italiana al caso e la reticenza panamense sono dovute a due diversi atteggiamenti tenuti in questi tempi dalle due diplomazie: quella italiana “seccata” per lo spionaggio americano emerso dallo scandalo Snowden, quella panamense condizionata dalle ottime relazioni con Washington. E siccome la decisione se estradare o meno l’agente segreto è condizionata dall’assenza di un trattato di estradizione tra Panama e l’Italia e inoltre, più delle origini italiane (di Lucca) del presidente conservatore di Panama, Ricardo Alberto Martinelli Berrocal, pesano le sue amicizie con gli Stati Uniti e i suoi studi in Virginia, 24 ore dopo l’arresto lo 007 americano (secondo fonti americane) è già stato rimpatriato negli Usa e ora vive in qualche località protetta.

Su Seldon Lady pende tuttora un ordine di cattura internazionale per la condanna a 9 anni di carcere per sequestro di persona: la prima condanna al mondo per gli 007 americani partecipanti ai sequestri antiterrorismo nell’ambito dei cosiddetti voli della CIA , operazione Rendition. Il tribunale di Milano aveva stabilito che Seldon Lady aveva aiutato una squadra della CIA a rapire il religioso egiziano mentre stava raggiungendo la moschea milanese per la preghiera di mezzogiorno. In seguito a quel rapimento, l’imam ha affermato di essere stato portato segretamente in Egitto dove ha subito interrogatori e torture.

index214 cittadini italiani condannati negli Stati Uniti

I rapporti tra Italia e Stati Uniti sono basati su un comune patrimonio di civiltà, valori, interessi e legami sviluppatisi nel corso degli ultimi decenni. Il dialogo bilaterale è di forte intensità: Italia e Stati Uniti condividono principi di libertà, progresso, rispetto dei diritti umani e comune impegno nella difesa e promozione della democrazia. Il rapporto di amicizia e collaborazione è alimentato da stima e fiducia reciproca. Questo si legge sul sito della Farnesina, il nostro Ministero degli Esteri. Eppure ancora una volta, quando si tratta di lasciar giudicare un cittadino americano dalla giustizia italiana, gli Stati Uniti lo impediscono in tutti i modi; ma non avviene il contrario. Basta ricordare due casi eclatanti: strage del Cermis (Tn) e omicidio Calipari. Nel primo caso, anno 1998, un aereo dei Marines americani volando a bassissima quota tranciò le funi di una funivia facendola precipitare e provocando 20 morti: i 4 marines responsabili dell’episodio vennero sottratti alla giustizia italiana e reimpatriati in base alla Convenzione di Londra del 1951 relativa allo statuto dei militari NATO. Nel secondo le autorità americane hanno impedito che i tribunali italiani processassero i militari per l’omicidio dell’agente segreto italiano Nicola Calipari, ucciso nel 2005 all’aeroporto di Baghdad.

Al contrario gli italiani arrestati negli Stati Uniti vengono tranquillamente condannati com’è giusto che sia se riconosciuti colpevoli dai tribunali locali. Sono finora 426 i cittadini italiani arrestati negli Usa e di questi 214 sono stati condannati. Il caso più recente riguarda Enrico Forti nato a Trento nel 1959, surfista e produttore video, condannato all’ergastolo nel 2006 a Miami per l’omicidio di Dale Pike. Un altro caso si è invece risolto dopo 9 anni di carcere: quello del manager informatico Carlo Parlanti di Montecatini di 49 anni, condannato a 9 anni di reclusione per l’accusa di violenza e sequestro della fidanzata americana nel 2004. Parlanti è stato espulso nel 2012 e rispedito in Italia.

AFG-060810-010L’eroe americano graziato da Napolitano

Il 5 aprile 2013, ricorda oggi la stampa panamense, il presidente Napolitano concesse la grazia al colonnello USAF Joseph L. Romano III, già decorato per la guerra in Iraq, che nel processo di Milano era uno dei condannati in appello assieme ad altri 22, tutti contumaci. Lo stesso tribunale ha condannato rispettivamente a 10 e 9 anni anche Nicolò Pollari generale della GdF ed ex direttore del SISMI e l’ex capo del controspionaggio militare Marco Mancini (implicato anche nello scandalo delle intercettazioni Telecom), assieme a due altri agenti italiani. Romano all’epoca dei fatti, come tenente colonnello comandava il 31° Security Forces Squadron di stanza all’aeroporto americano di Aviano (Pn) e dal 2005 lavora al Pentagono.

casale Penango

Il vicino di casa a Penango? E’ solo il capo della CIA

Anche Seldon Lady aveva rivendicato l’immunità diplomatica. Un anno dopo i fatti, nel 2004, assieme alla mogliecome lui onduregna Martha e a due figlie, si era trasferito in provincia di Asti, a Penango, paesino di 500 anime, dove due anni prima del sequestro di Abu Omar aveva acquistato da un panettiere di Milano per circa 350.000 euro una cascina a due piani dell’800 con allegati due ettari a pascolo.  Quando nel giugno 2005 in casa sua in via San Giovanni Bosco 40 (nella foto) arrivò nel 2005 la polizia italiana, l’agente segreto aveva già fatto perdere le sue tracce. Fino ad oggi. Prima di rifugiarsi nella profonda campagna piemontese, il capo della CIA di Milano aveva vissuto nel capoluogo in un appartamento di via Cimarosa 22 come console in pensione, e come tale aveva passaporto diplomatico.

Così fan tutti

In un’intervista rilasciata nel giugno 2009 a Il Giornale, Robert Seldon Lady si era detto non colpevole, ma solo esecutore materiale di ordini superiori. Aveva ammesso che lavorare per i servizi segreti comporta svolgere mansioni illegali. Cosa che fanno tutti gli 007 del mondo.

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