Uomini di scorta


Scorte-101730870-f78fb3a4-9029-41bd-b2ff-a900624109b8Scorte. Chi troppe e chi niente

Gli organi di stampa hanno ricordato in questi giorni che l’ex ministro della Giustizia, Paola Severino sta passando le vacanze con la famiglia in provincia di Brindisi: e fin qui niente di strano. Curioso invece che le sia stata assegnata una doppia scorta di polizia penitenziaria: 4 uomini per turno più due auto blindate messe a disposizione dall’Amministrazione penitenziaria di Bari. E’ il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Cosp, Domenico Mastrulli, a denunciarlo evidenziando la carenza di organico nelle carceri, i costi di albergo e ristorante per le scorte e l’impiego di fondi per il lavoro straordinario e per il trattamento missione. Per questo il sindacato chiede che sia aperta un’inchiesta parlamentare e ministeriale. Gli risponde l’ex ministro che, anche volendo come di fatto vorrebbe, non può fare a meno della scorta prevista per legge fino a tre mesi dopo la fine del mandato (scaduto il 28 aprile 2013): termine che lei stessa aveva ridotto rispetto ai precedenti 12 mesi.

Scorta revocata ad Angela Napoli

Se da un lato gli ex ministri sono per legge iper protetti per non si sa quale pericolo incombente (quando smettono la loro carica) dall’altro ci sono cittadini realmente minacciati dalla mafia, che non godono più della protezione dello Stato. Ad Angela Napoli, deputata del Gruppo Misto (già ex del direttivo di An, già parlamentare del Popolo della libertà e poi di Futuro e Libertà per l’Italia) la scorta è stata revocata nel momento in cui non è più stata rieletta. Revocata nonostante nel marzo 2010 un pentito avesse rivelato l’esistenza di un piano della ndrangheta per assassinarla. Angela Napoli pochi mesi più tardi chiese lo scioglimento per mafia del Consiglio regionale della Calabria, continuando a battersi per lo scioglimento dei Comuni in odore di mafia e per l’incandidabilità dei politici condannati o indagati per questi reati. Ma forse queste prese di posizione sul territorio sono meno rischiose del fatto di essere un ex ministro…

Scorta revocata a Vincenzo Liarda

Al sindacalista della Cgil siciliana Vincenzo Liarda,minacciato dal 2011 ad oggi 21 volte dalla mafia (l’ultima il 30 maggio 2013), è stata revocata da poco la scorta ed è subito partita una petizione online su Change.org, con cui la Rete 100 Passi  chiede l’intervento immediato del ministro degli Interni Angelino Alfano.

Scorta revocata a Salvatore Vella

Salvatore Vella non è un cittadino qualunque, è un magistrato antimafia, sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento che un anno fa ha ricevuto l’ultima di una serie di minacce di morte per aver inflitto duri colpi alla mafia decapitando i vertici agrigentini di Cosa Nostra con l’inchiesta Scacco Matto, e per aver guidato l’inchiesta Face Off. Eppure l’8 gennaio 2013 gli è stata revocata la scorta. Forse per salvare dalla distruzione l’auto blindata che lo proteggeva, visto che quel rischio è reale: il 4 marzo 2011 sul tavolo di Vella, relatore al convegno Presunzione d’innocenza e diritto di cronaca al liceo classico Pirandello di Bivona (Ag), il giovane pm trovò infatti un foglio che indicava modello e targa di quell’auto, accompagnato dalla scritta Boom.

imagesA proposito di scorte…

I romani lo sanno, per loro andare a lavorare in auto e rientrare a casa è un supplizio: tra cortei, manifestazioni, diplomatici di tutto il mondo residenti o in visita, transito di politici e varie personalità con il codazzo delle auto di scorta di due Stati (Italia e Vaticano), le strade principali vengono spesso chiuse al traffico anche per ore. Ogni giorno la polizia della capitale organizza circa 120 scorte per altrettante personalità di rilievo: molte se si pensa alle 60 di Madrid, alle 43 di Londra, alle 41 di Parigi, alle 13 di Berlino. Lo dice uno studio del sindacato di polizia della Cgil, il Silp. Pericolo effettivo o soltanto ostentazione di potere, a spese del cittadino?

120 scorte (definite tecnicamente dispositivi), precisa il Silp, non significa 120 auto, ma molte di più. I poliziotti spiegano poi che lo spreco di risorse (uomini, veicoli e soprattutto fondi) è esattamente pari a quello impiegato per il controllo della sicurezza della capitale: ognuno dei 3 turni giornalieri di polizia coinvolge infatti circa 40 auto (non le 55-60 delle cifre ufficiali). Quando però le scorte sono composte da più mezzi si evince che quotidianamente a Roma circolano più auto per scortare le personalità che per la sicurezza dei cittadini.

images84Scorte, quanto ci costano!

Il sindacato di polizia Silp parla anche di costi. Una scorta di primo livello (più di 2 auto e 9 uomini impegnati) costa 95.000 euro l’anno per le missioni in trasferta (una media di 10 missioni al mese) e 84.000 euro per gli straordinari corrisposti agli agenti (una media di 60 ore mensili). Una scorta di secondo livello prevede 6 uomini, il terzo livello una sola auto con autista e un agente. Il conto finale supera i due milioni di euro l’anno, e parliamo solo di Roma, città dove a conti fatti, con i soldi per le scorte istituzionali si farebbero funzionare ben 7 commissariati.

Gianni Ciotti segretario generale del Silp, in un’intervista del 2012 spiegava che in realtà le scorte di terzo livello, con un autista e un agente, non garantiscono la sicurezza né al personale né allo scortato: così fatte gli americani non le prevedono nemmeno. Senza dire che pare che solo il 20% degli scortati sia a rischio malavita organizzata. Il restante 80% è forse davvero a rischio terrorismo? O piuttosto dispositivi rappresentano piuttosto uno status symbol? Come dire: chi è senza scorta non è nessuno…

Berlusconi-scorteLa guardia repubblicana dei nostri premier

Nell’aprile 2006, Silvio Berlusconi premier uscente fece approvare la disposizione secondo cui i capi del governo cessati dalle funzioni mantengono il diritto di conservare la scorta su il tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Così 31 uomini già trasferiti dagli organici di Carabinieri e polizia a quelli del Cesis, rimasero a disposizione del Cavaliere deposto. Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, Romano Prodi, li ridusse a soli 25. Quand’era al potere, Berlusconi poteva contare su 40 uomini di scorta e due auto blindate, per una spesa di 200.000 euro mensili; a questi andavano aggiunti gli agenti, pagati dai contribuenti, di sorveglianza a tutte le sue innumerevoli residenze private.

Altri scandali – scorte? 80.000 euro per mantenere la scorta di Gianfranco Fini nei due mesi di ferie estive in 9 stanze dell’albergo più esclusivo di Orbetello; e ben 900.000 euro in due anni per proteggere con 16 agenti l’allora ministro Roberto Calderoli che impegnava quotidianamente, davanti alla sua residenza bergamasca frequentata solo nel fine settimana, 8 uomini 24 ore su 24. In quel caso il ministro della Repubblica si era messo in luce, agli occhi dell’opinione pubblica internazionale (soprattutto islamica), per aver indossato provocatoriamente in tv una maglietta raffigurante Maometto: ma la scorta non la pagò di tasca propria il ministro che aveva messo “in imbarazzo” le istituzioni nazionali:  il conto è finito ai soliti contribuenti.

auto_blu-450x337250 milioni di euro l’anno per proteggere spesso chi non ne ha bisogno

4.000 tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, appartenenti alla polizia penitenziaria e al corpo forestale sono tuttora impiegati ogni giorno per le scorte. Una spesa annua che nel 2012 ha toccato i 250 milioni di euro (secondo il Silp, 300 milioni secondo altre sigle sindacali), per proteggere oggi circa 600 persone. Negli ultimi 3 anni per questi scopi lo Stato ha comperato 2.000 nuove auto (800 sono quelle blindate che costano da 120.000 a 180.000 euro ciascuna) spendendo 120 milioni di euro: alla faccia della crisi.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, nel novembre 2010 spiegava in Parlamento chi sono i protetti: 263 magistrati, 90 tra parlamentari e uomini di governo, 21 tra sindaci e presidenti di Regione, 21 ambasciatori, 8 tra giornalisti e sindacalisti e 7 pentiti. 16 di questi 410 hanno il livello di protezione massimo (2 o 3 auto blindate e oltre 8 agenti); altri 82 hanno 2 auto di scorta e 6 agenti; 312 contano su un’auto con agente autista e agente di scorta mentre a 174 altre personalità spettano un’auto non blindata e uno o due agenti.

In certi casi vige la protezione a vita: per l’ex ministro della Giustizia Oliviero Diliberto (autista più agente), per l’ex deputato Carlo Taormina (4 agenti), per l’ex sottosegretario Mario Baccini (5 agenti), per gli ex presidenti di Camera e Senato Marcello Pera, Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini (solo Irene Pivetti non è più protetta).
 Ma basta un fatto di cronaca per rimettere tutto in discussione. Così dopo la sparatoria del 27 aprile 2013 davanti a Palazzo Chigi, tutti i 21 ministri hanno ottenuto (per almeno tre mesi) una scorta aggiuntiva.

In questa corsa alla protezione c’è anche chi, come i poliziotti del sindacato Consap, dal 2011 chiedono invano che le scorte possano indossare la divisa per non rovinare (con la pistola) gli abiti civili. Ma, si sa, vedere 8 agenti in divisa attorno a un solo politico darebbe più nell’occhio che vedere 8 ragazzi in giacca nera che si confondono tra portaborse e giornalisti. Farebbe gridare allo scandalo: e la disapprovazione pubblica (leggi calo dei consensi) è l’unico spauracchio che ha la nostra classe dirigente.

 

 

Gli_Angeli_di_BorsellinoGli eroi dimenticati di via D’Amelio

21 anni fa, il 19 luglio 1992 in via D’Amelio a Palermo, veniva falcidiata la scorta del giudice Paolo Borsellino. Uno solo dei sei agenti di scorta, Antonio Vullo che al momento dello scoppio della Fiat 126 imbottita con un quintale di tritolo stava parcheggiando, si salvò. Degli altri rimasero solo brandelli di carne sparsi in tutta la via: una mano fu trovata su un balcone dei piani alti del condominio, Emanuela Loi, agente di 24 anni, fu identificata solo per il fatto che si rinvennero resti di un corpo femminile. In quell’attentato mafioso su cui pesa come un macigno il sospetto di connivenze dello Stato, oltre al giudice morirono cinque agenti e ancor oggi, di due di loro, si conoscono le età, ma non le città di origine: Emanuela Loi, 24 anni, nata a Sestu (Ca), si sarebbe sposata pochi giorni dopo quel fatidico giorno; Walter Eddie Cosina (il terzo nella foto) era nato a Norwood in Australia da genitori triestini immigrati, era sposato e avrebbe compiuto 31 anni 6 giorni dopo l’attentato; Claudio Traina (il quarto in foto) 26 anni era di Palermo, aveva moglie e un bambino piccolo; Vincenzo Fabio Li Muli (il secondo in foto) 22 anni, siciliano, era il più giovane e da pochi mesi l’avevano promosso agente effettivo; Agostino Catalano, (primo a sinistra) il capo scorta siciliano, aveva 43 anni, due figlie ed era rimasto vedovo tre anni prima. Antonio Vullo, all’epoca aveva 32 anni, moglie e figlio ed era stato assegnato alla protezione del giudice Borsellino il 31 maggio 2012, quando la scorta al possibile bersaglio della mafia era stata raddoppiata, con 6 uomini per turno, 24 ore su 24.

 

foto_mostra_giovanni_falcone_paolo_borsellino_strage_capaci_via_d_amelio_mafia_01_1Doppio appuntamento con la morte

Claudio Traina si può dire che avesse un doppio appuntamento con la morte. L’aveva schivato per poco due mesi prima, il 23 maggio 1992 a Capaci, quando si era offerto di prendere il posto di un collega che non sarebbe arrivato in tempo all’aeroporto palermitano di Punta Raisi per far da scorta al giudice Giovanni Falcone in arrivo da Roma con la moglie Francesca Morvillo. Mentre si stava preparando arrivò però la telefonata: il collega sarebbe arrivato. Nell’attentato morirono il giudice, la moglie, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani; feriti Paolo Capuzzo, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Giuseppe Costanza. Il 19 luglio 2012 Claudio Traina fu il primo ad arrivare alla caserma Lungaro di Palermo per preparare le auto di scorta al giudice Borsellino: la prima era  guidata da Antonio Vullo e l’altra da Walter Eddie Cosina.

Lo stesso appuntamento con la morte lo aveva anche Walter Eddie Cosina. Sabato 18 luglio 1992 arrivò un amico poliziotto da Trieste per dargli il cambio: l’indomani avrebbe preso il suo posto nella scorta Borsellino perché Walter martedì sarebbe tornato in famiglia a Trieste. Ma Walter disse al collega che lo vedeva stanco per il viaggio e gli propose di prolungare fino a domenica il proprio servizio: Tu cominci lunedì gli disse. Ma lunedì il giudice Borsellino non aveva già più bisogno di essere protetto.

 

strage-via-damelioIl conto del trasporto della bara

La famiglia di Emanuela Loi, ricorda Salvatore Borsellino fratello del giudice assassinato, si è vista recapitare a casa il conto del trasporto, da Palermo a Cagliari, della bara contenente i pochi resti della ragazza saltata in aria in via D’Amelio.

 

scalfarospintonatoIl presidente della Repubblica costretto a fuggire

La vedova del giudice Borsellino non volle politici ai funerali: niente esequie di Stato. Le istituzioni invece andarono ai funerali degli agenti e l’arcivescovo di Palermo Pappalardo tra l’altro disse: Possiamo chiederci se questa istituzione delle scorte non sia ormai da considerare pressoché inutile, se tali sono i mezzi di offesa adoperati dai criminali. Al termine del drammatico rito le telecamere della Rai in diretta hanno mostrato un fatto che mai era accaduto prima: il presidente della Repubblica Scalfaro con accanto il capo della Polizia Parisi, incredibilmente spintonati, stavano lasciando a fatica la cattedrale, scortati da poliziotti che dovevano proteggerli da altri poliziotti infuriati contro uno Stato assente se non connivente, e da una città che stava dando una dimostrazione storica della voglia di non accettare più passivamente la sopraffazione e la violenza. In quella Palermo incandescente, presidiata da 4.000 agenti, la gente stava alzando un grido tanto disperato quanto inascoltato: Fuori la mafia dallo Stato! Video La scorta di Paolo Borsellino (Rai Storia

 

   

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